LOTTE e SOREN HAMMER.
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IL POSTINO.
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Parte 3.
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Titolo originale: ENSOMME HJERTERS KLUB. 2011.
Traduzione di: Anna Grazia Calabrese.
2013. Giangiacomo Feltrinelli Editore, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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CAPITOLO 9.

Lo scenario del concerto era il pi bello che si potesse
immaginare. La Gjenthuset di Frederiksvaerk spiccava nel
freddo sole autunnale, quel sabato pomeriggio. In origine, la
costruzione a tre ali era una fonderia di cannoni e la sala dei
concerti appariva come un interessante incrocio fra un capannone
industriale del diciottesimo secolo e un moderno
palco teatrale dall'acustica eccellente.
Konrad Simonsen e Klavs Arnold erano andati insieme a
Frederiksvaerk in macchina. Al termine del concerto sarebbero
partiti per Esbjerg, in modo da avere a disposizione tutto il
luned per esplorare il campo attorno a Vesterhavsgrden. Si
fermarono nel parcheggio davanti alla casa della cultura a
osservare la gente che affluiva. Per la terza volta almeno il
commissario domand: Sei sicuro che non vuoi entrare anche
tu?.
Con cinque figli, di cui tre in et di scuola dell'obbligo,
Klavs Arnold aveva da tempo sviluppato una viscerale avversione
nei confronti delle esibizioni infantili, che si trattasse di
spettacoli teatrali, presepi viventi, giochi circensi o musica
e canti. Il fatto era che Konrad Simonsen si sentiva responsabile
della lunga attesa che sarebbe toccata al collega. Che
cosa farai nel frattempo?
Lo jutlandese scoppi a ridere. Bye bye Simon. Ci vediamo
fra un paio d'ore.
Il pubblico era accorso numeroso e la sala dei concerti
era affollata, per lo pi di genitori venuti ad assistere alle
prodezze musicali dei loro rampolli. Fin dal momento in cui
mise piede nella sala, Konrad Simonsen si rese conto che
solo per un colpo di fortuna sarebbe riuscito a intravedere
Rita in quella marea di gente. Ammesso che lei ci fosse e che
lui la riconoscesse a prima vista. In ogni caso non aveva intenzione
di mettersi a cercarla. Un passo alla volta, e prima o
poi avrebbe avuto un'altra chance di incontrarla.
Si accomod al suo posto in sala, in fondo a sinistra del
palco, sentendosi piacevolmente anonimo.
Il programma fu presentato dal sindaco del comune di
Halsnaes, Helge Friis: un uomo semicalvo sulla cinquantina,
con la spigliatezza tipica di chi  abituato a calcare le scene e
una particolare intensit nella voce che colp Konrad Simonsen,
nonostante in un primo momento avesse pensato che
l'introduzione poteva benissimo essere evitata. Il sindaco inizi
parlando brevemente dell'edificio, un'ex fabbrica dove
generazioni di operai avevano lavorato sodo forgiando cannoni,
diventata ora un luogo di cultura, condivisione e musica:
un linguaggio che tutti capivano.
Il discorso fu breve e alla fine la sala si riemp di applausi
entusiasti e spontanei, ai quali si un anche Konrad Simonsen.
L'uomo se li era davvero meritati.
A quel punto il concerto poteva iniziare.
Teresa Metz Andersen era la seconda artista a esibirsi,
con le sue Canzoni per mia nonna. Non appena la ragazza
avanz sul palco, Konrad Simonsen si sent catapultato indietro
nel tempo. La sua reazione fu cos violenta che per la
prima volta da mesi ebbe paura sul serio per il suo cuore, e
durante i primi momenti dell'esibizione dovette allontanare
lo sguardo. Se fossero le immagini che aveva impresse nella
memoria a sovrapporsi alla ragazza sul palco, o se quest'ultima
assomigliasse davvero a sua nonna come una goccia d'acqua,
Konrad Simonsen non era in grado di stabilirlo. Ma la
corrispondenza fra la Rita dei primi anni settanta e quella
ragazza era impressionante.
Fu solo dopo l'inizio della prima canzone che il commissario
riprese l'autocontrollo necessario per poter ascoltare.
Teresa cantava con una limpida voce da soprano,
accompagnandosi con una chitarra acustica a dodici corde che suonava
con grande abilit tecnica. Sweet Sir Galahad, il dolce
signor Galahad, arriv di nuovo nella notte attraverso la finestra,
questa volta in una magnifica, seppure un po' scarna,
interpretazione, che alla fine fu accolta dalla sala con una
meritata ovazione. Il programma descriveva anche gli altri
due pezzi della ragazza come canzoni di Joan Baez, il che
non era del tutto esatto. Ciononostante, il brano successivo
risped il commissario in viaggio nel passato. Teresa Metz
Andersen sognava Joe Hill, Konrad Simonsen sognava Rita.
L'interpretazione che la nipote di quest'ultima proponeva
della storia dell'operaio svedese giustiziato in America era
bella, pulita e gradevole. Ma anche innocua, anemica e dunque
lontana anni luce da quella della nonna. All'improvviso
i ricordi tornarono a sommergerlo, come tante altre volte era
successo negli ultimi mesi.
Una sera del 1972 lui e Rita avevano deciso, in barba al
gelido clima di febbraio, di raggiungere in bici il Reprise
Teateret di Holte per andare al cinema. Proiettavano due
pellicole di Bo Widerberg nella stessa serata. Prima videro
Rivolta a delen, un film sulla sollevazione dei lavoratori
svedesi a Sandviken e Utansj nella zona di delen nel 1931,
che fin in tragedia con l'uccisione di cinque operai quando i
militari aprirono il fuoco contro i manifestanti. Si erano trovati
in disaccordo fin dall'intervallo fra un film e l'altro. Rita
aveva fatto piazza pulita degli ultimi quarant'anni di storia
sostenendo con granitica sicurezza che incidenti del genere
sarebbero potuti facilmente accadere nella Danimarca dei
loro giorni. Un assalto militare ai sindacati danesi rappresentava
uno scenario tutt'altro che remoto. Ora, anche secondo
lui il film era eccellente, ma attuale proprio no. Aveva fatto
presente alla sua ragazza lo scomodo dettaglio che i rappresentanti
delle associazioni di categoria danesi si confrontavano
regolarmente con il governo, e l'ipotesi che potessero essere
presi a fucilate non era plausibile, neppure nel caso di
un cambio di maggioranza. Pagando ciascuno la sua parte
comprarono poi quattro salsicce bollite, tre delle quali se le
papp Rita. Perch lui era troppo stupido. Konrad protest.
Sarebbe forse diventato pi intelligente morendo di fame? Lei
fin di masticare e gli diede un bacio a mo' di risposta. Il loro
rapporto era ancora bello vivace, valeva molto pi di una
salsiccia, dunque.
Ma dopo la proiezione successiva le cose precipitarono.
Il secondo film era Joe Hill. Il ritratto che il regista Bo
Widerberg aveva fatto dell'agitatore svedese-americano era
coinvolgente. Joe Hill, sindacalista, critico della societ e autore
di canzoni satiriche, era stato giustiziato nel 1915 nello
Utah al termine di un processo farsa di stampo politico. A
quel punto Rita sprizzava indignazione da tutti i pori. Era
come se volesse con tutte le sue forze litigare con lui, usandolo
quasi come bersaglio. Konrad Simonsen si arrabbi.
Lei e la sua sinistra del cavolo non avevano il brevetto del
giusto processo, e poi non gli era mai passato per la testa di
difendere l'assassinio giudiziario. Infine, non si sentiva affatto
responsabile dell'esecuzione di Joe Bill, sbirro o non sbirro
che fosse.
Sulla via di casa avevano litigato con foga. Arrivati a
Sorgenfri, Rita aveva approfittato - vigliaccamente - del momento
in cui Konrad era andato a pisciare per sgonfiargli le
ruote della bicicletta. Per i seguenti chilometri lei pedal lentamente
nel senso di marcia opposto cantando per lui la ballata
di Joe Hill.
I dreamed I saw Joe Hill last night
Alive as you and me.
Says I But Joe, you re ten years dead.
I never dieci said he,
I never dieci said he.
La sua bella voce potente fendeva la notte invernale e lui
l'avrebbe volentieri arrestata per schiamazzi notturni e disturbo
dell'ordine pubblico, se avesse potuto prenderla. Da
una finestra, una voce irosa url di fare silenzio, ma Rita cant
a voce ancora pi alta. Cominci a nevicare. Lei prosegu
per la sua strada, lui fu costretto a trascinarsi a casa da solo,
furioso per l'atto vandalico ai danni della bici e dispiaciuto
che la sua ragazza se ne fosse andata. Allo stesso tempo era
geloso del suo impegno sociale, anche se non l'avrebbe mai
ammesso. Di colpo per Rita riapparve. A Lyngby Konrad si
becc una palla di neve dietro la nuca. Rita si era nascosta
dietro un cespuglio e si era messa in testa che doveva avercela
con lui. Era uno sbirro ignorante che non riusciva a gestire
neanche la sua rabbia. Poteva benissimo tornare a casa con
lei, visto il freddo che faceva. Allora avevano spinto la bicicletta
insieme, tenendosi stretti, soffiando nuvole di fumo
gelido contro i lampioni, dimenticandosi del freddo. Per
scendere lungo il pendio di Klampenborg Bakke si erano
messi in sella e avevano pedalato; o meglio, lui aveva pedalato
con Rita sul portapacchi, cercando allo stesso tempo di
spingere anche la sua bici e sperando che nessuno dei suoi
colleghi fosse di pattuglia in zona in quel momento. Le cose
erano destinate a precipitare, e precipitarono. A una curva
quasi in fondo alla discesa, la bicicletta sband e loro scivolarono
sulla carreggiata finendo in un cumulo di neve. Nessuno
di loro riusciva a rialzarsi, cos rimasero a lungo sdraiati
a terra a sbellicarsi dalle risate. Poi Rita gli prese la testa fra
le mani e ricominci a cantare. Stavolta sottovoce e con dolcezza,
solo per lui.
From San Diego up to Maine,
in every mine and mill,
Where working men defend their rights,
it's where you'll find Joe Hill,
it's where you'll find Joe Hill!
E ora sua nipote cantava la stessa ballata, in modo impeccabile,
tanto che nessun maestro di musica al mondo avrebbe
avuto niente da ridire, mentre le associazioni mentali di
Konrad Simonsen procedevano mescolandosi in uno sgradevole
cocktail di sentimenti logorati dal tempo e di squallore
presente. I bei paesaggi americani e svedesi del film di Bo
Widerberg si aprirono un breve varco nella sua anima, solo
per trasformarsi nell'immagine - di pochi giorni prima - di
un campo nei pressi del Mare del Nord che Klavs Arnold gli
aveva spedito dopo aver trovato la colonia degli scout. Una
rabbia di cui non capiva la provenienza si impossess di lui.
Forse ce l'aveva con la ragazza sul palcoscenico, cos brava a
cantare, forse con sua nonna, che gli aveva bucato le ruote
della bicicletta, forse con Lucy Davison, che si nascondeva
sotto la sabbia. Forse con tutti.
Teresa Metz Andersen cant l'ultimo pezzo. La sua interpretazione
di We shall overcome dimostr in modo inequivocabile
e definitivo che la canzone di protesta non era per lei.
Con la sua aria da ragazza perbene, Teresa rivel a tutti che
l'unico legame che aveva con i campi di cotone era l'abitino
di Patrizia Pepe che le calzava a pennello. Alla fine dell'esibizione
accenn un timido inchino. Gli applausi furono
scroscianti e subito dopo un altro genio entr in scena.
Durante la pausa Konrad Simonsen pens di filarsela.
Poi decise di restare e si rincantucci in un angolo con una
tazza di caff in mano. Da quella postazione gli era facile tenere
d'occhio gli altri spettatori. Di tanto in tanto dava una
sbirciata in giro, altrimenti pensava ai fatti suoi.
Tornato al suo posto, vide che qualcuno aveva spiegato il
suo programma mettendolo poi sullo schienale della sedia.
Lo prese e not un indirizzo e un orario, scarabocchiati in
fretta ma leggibili, nell'angolo destro. Cambi di nuovo idea
e se ne and, portandosi dietro il programma.
Il luned mattina Konrad Simonsen e Klavs Arnold cominciarono
le ricerche del cadavere di Lucy Davison dal municipio
di Esbjerg, dove un vicesegretario comunale gentile,
ma di poche parole, forn loro una mappa ambientale creata
per l'occasione dal dipartimento tecnico che consentiva di
ispezionare l'area della colonia intorno a Vesterhavsgrden,
per rilevare eventuali tracce di elementi inquinanti nel sottosuolo.
Un pretesto che secondo Klavs Arnold era del tutto
superfluo ma di cui Konrad Simonsen fu grato. Al momento
l'ultima cosa che desiderava era avere la stampa fra i piedi:
sapeva infatti per esperienza quanto poco ci volesse prima
che si materializzassero un giornalista o due, pronti a dare
l'assalto con le loro fastidiose domande.
Per tre ore percorsero lentamente il terreno della colonia,
attraversato in orizzontale e in verticale da piccoli e grandi
sentieri che innumerevoli bambini avevano calpestato, generazione
dopo generazione. La colonia aveva degli ospiti, sicch
di tanto in tanto spuntava una testolina curiosa dagli
angoli pi inattesi, finch i ragazzini si stancarono di giocare
alle spie e li lasciarono in pace.
In rari momenti, quando faceva comodo a Klavs Arnold,
scambiavano due chiacchiere, che si risolvevano quasi sempre
in una manciata di frasi.
Konrad Simonsen era concentrato al massimo, come se
potesse indovinare il punto in cui giaceva la ragazza solo studiando
con sufficiente attenzione il terreno. Il suo compagno
di avventura era evidentemente pi abituato a stare in mezzo
alla natura e aveva un costante controllo sulla loro posizione
rispetto alla colonia e alle strade circostanti ricoperte di ghiaia.
A mano a mano che il tempo passava, e dopo aver ripercorso
i propri passi per la terza o quarta volta, Konrad Simonsen
cominci finalmente a riconoscere le diverse zone del campo.
Lo jutlandese decret: Credo che intanto possiamo
escludere le aree dove c' una grossa concentrazione di pini.
I lavori di scavo sarebbero ostacolati dalle radici,  una fatica
inutile.
Hai idea di quanto cresca un pino in quarant'anni?
In parte dipende dalla specie, ma in linea di massima
direi circa dieci centimetri all'anno.
Come fai a saperlo?
Ho fatto un giro in rete stamattina, mentre tu te la russavi
alla grande. 
Il commissario aveva dormito nella stanza degli ospiti a
casa dello jutlandese e si era svegliato con la colazione in tavola
e gli occhi curiosi di due maschietti di sette, otto anni
che una volta vinto l'imbarazzo - e mentre il padre era in
cucina a preparare il loro pranzo al sacco - avevano preso a
fargli domande a catena. E vero che sei stato in televisione?
Sei tu a decidere cosa deve fare pap? Non hai una
macchina tua? Tornato dalla cucina, Klavs Arnold era partito
alla ricerca delle cartelle e poi era andato a prendere le
biciclette. Solo a quel punto Konrad Simonsen pot gustarsi
la colazione.
Pi tardi, dopo un'altra mezz'ora di vagabondaggi, Klavs
Arnold fece di nuovo sentire la sua voce: Aree sabbiose
aperte a meno di cinquanta metri dalla colonia, questa  la
mia ipotesi.
Ce ne sono molte.
Purtroppo s. Troppe.
Konrad Simonsen propose: Che ne dici di scavare sotto
una delle case? In fondo poggiano su piattaforme sollevate.
Si potrebbe fare senza problemi, a meno che non si renda
necessario addentrarsi troppo in profondit.
No, lo scavo si vedrebbe per troppo tempo. Il terreno
sabbioso aperto  meglio, molto meglio.
Si sedettero ai piedi di un maestoso pino e mangiarono di
gusto i panini che Klavs Arnold aveva preparato. C'era il sole,
ma appena una nuvola lo copriva l'aria si rinfrescava.
Konrad Simonsen sollev lo sguardo al di sopra degli alberi
in cerca del prossimo squarcio nella coltre di nuvole. In alto
nel cielo uno stormo di uccelli volava verso sud in una lunga
fila che a tratti, e in modo imprevedibile, cambiava forma,
sempre per in perfetta sincronia, come se l'operazione fosse
diretta da un'unica mente.
Konrad Simonsen si alz. Ripresero a lavorare.
E all'improvviso, dopo che ebbero girovagato pi o meno
a caso per altre tre ore, intravidero l'ombra di un risultato.
Il primo a notare quel dettaglio fu Klavs Arnold. Arrivato
quasi all'estremit del terreno, vicino al fosso ricoperto da
pietre nei pressi del sentiero che portava alla strada provinciale,
si era fermato di colpo, come un animale feroce che
avverta la presenza della preda. Subito dopo l'aveva visto
anche Konrad Simonsen, fra gli arbusti sempreverdi, il muschio
e la torba che ricopriva i piccoli ciuffi di erica da cui
spuntava qua e l qualche fiorellino: su una pietra, che sporgeva
irregolarmente rispetto alle altre, la luce si rifletteva
opaca. I due uomini si chinarono e Klavs Arnold gratt la
superficie della pietra. Stearina, decret.
Trascorse del tempo prima che trovassero la borsa. Era
impacchettata in un robusto sacchetto di plastica e cacciata in
una crepa nel fosso a pochi metri dal sasso rivestito di stearina.
Infilarono i guanti e Klavs Arnold si mise all'opera con la
macchina fotografica. Chiamiamo un paio di tecnici?
Konrad Simonsen scosse la testa. No, ma cerca di stare
attento.
Sto sempre attento con questo genere di cose.
E lo fu davvero. Dopo un po' la borsa venne aperta e il
suo contenuto archiviato pezzo dopo pezzo nelle buste degli
elementi probatori che i due agenti avevano portato con s:
una scatola di lumini, tre cilindri paravento di vetro, un rotolo
di sacchetti di plastica, una bibbia e un piccolo cuscino.
A meno di venti metri pi in l, in un cespuglio di lamponi,
trovarono un mazzo di fiori appassiti legati da un elastico
rosso. Klavs Arnold comment con aria da esperto: Risale a
pi di un anno fa, se non due o tre. Se cerchiamo nel cespuglio
scommetto che ne troveremo altri, portati qui dal vento
che soffia da occidente.
Konrad Simonsen indic la pietra con la stearina: Credi
che Lucy sia sepolta qui?.
No, credo che lui l'abbia sepolta pi lontano possibile
da qui. Questo posto lo usava solo per inginocchiarsi e pregare
senza essere visto dalla casa e dal sentiero. Ma abbiamo
scelta?
No, direi di no.
L'escavatore era lento in maniera snervante. Palata dopo
palata, la sabbia si accumulava dietro di loro contro il cespuglio
di lamponi. Ogni volta che la lama del badile sprofondava
di dieci centimetri, i due agenti puntavano lo sguardo sul
terreno sabbioso, trattenendo il fiato per un istante. Stavano
con la testa china sulla fossa, sperando e al tempo stesso temendo
che i resti di Lucy Davison venissero alla luce. Un'esperienza
devastante, che si prolung per quasi due ore con
l'unico risultato di aver logorato il sistema nervoso dei due
poliziotti. Alla fine fermarono l'operazione, lasciando il manovratore
da solo a riempire di nuovo la fossa.
Konrad Simonsen era abbastanza realista da riconoscere
che le sue possibilit erano ormai ridotte al lumicino. La scoperta
del luogo di preghiera di Jorgen Kramer Nielsen non
poteva certo considerarsi epocale. Neanche il libro degli
ospiti della colonia scout, in giacenza nel suo ufficio dal suo
arrivo in Questura il marted mattina, senza che lui avesse
idea di chi glielo aveva procurato, rappresentava un passo
avanti significativo. Era assodato che i componenti della Banda
dei Sei si erano registrati, ciascuno con la propria firma,
domenica 15 giugno 1969, ed era altrettanto certo che nessun
altro aveva utilizzato la colonia nella stessa settimana. Ma tutto
questo non lo avvicinava di una virgola al luogo di sepoltura
di Lucy Davison. Di conseguenza nessuna delle due circostanze
poteva costituire un buon motivo per rimandare ancora
l'interrogatorio dei quattro sospettati. Fra l'altro c'erano
tre ottimi argomenti a sostegno di un passo del genere, che si
chiamavano la Contessa, Arne Pedersen e Pauline Berg. Al
secondo aveva promesso solennemente di dare il via agli interrogatori,
ed era giunto il momento di onorare il patto.
L'appoggio all'ipotesi di posticipare di una settimana o
due lo smascheramento della banda arriv da dove non se
l'aspettava. Konrad Simonsen aveva insistito per un altro incontro,
stavolta saltando a pi pari un riepilogo dei fatti che
non avrebbe aggiunto nulla a quanto tutti gi sapevano. A
malincuore annunci la tanto attesa decisione: Li interrogheremo
subito. Toccher per prima ad Hanne Brummersted,
poi procederemo con Jesper e Pia Mikkelsen, se possibile
separatamente. Infine sar il turno di Helena Brage
Hansen, se riusciremo a portarla in Danimarca. Ieri ho parlato
con suo fratello, al quale ho chiesto di contattarla per
telefono.
Arne Pedersen interpret alla perfezione il pensiero generale:
Era ora, meglio tardi che mai.
La Contessa e Pauline Berg erano d'accordo al cento per
cento. Lo stesso per non valeva per Klavs Arnold: E un
errore. Ce l'abbiamo un piano B nel caso che si rifiutino di
farsi interrogare?.
Lo jutlandese aveva l'aria di uno al quale avrebbe fatto
bene una settimana di ferie. In quel periodo aveva girato la
Danimarca in lungo e in largo, oltre al fatto che si era sobbarcato
l'organizzazione del trasloco e la cura della sua nutrita
prole.
La Contessa rispose: Chi ti dice che lo faranno?.
Chi vi dice che non lo faranno? Ingaggiare un buon avvocato
della difesa significherebbe gettare soldi al vento,
perch anche uno appena decente ci farebbe a pezzi. Non
abbiamo niente contro di loro.
A Konrad Simonsen piaceva molto l'approccio diretto di
Klavs Arnold. Nonostante fosse appena entrato a far parte
del gruppo, le sue opinioni trovavano sempre ascolto.
La Contessa per non trov affatto convincente quell'argomento:
Se ogni volta dovessimo posticipare gli interrogatori
al momento in cui abbiamo in mano prove incontrovertibili,
non risolveremmo molti casi. A ogni modo, che facciamo?
Anzi, che volete fare? E dico volete' perch conosciamo
tutti la tua posizione, Simonsen. Questo significa tornare
al punto di partenza, mi pare.
Pauline Berg sibil: Ma perch cazzo non la piantate?.
Konrad Simonsen le lanci un'occhiata stanca. I suoi
sbalzi d'umore erano una piaga, tuttavia a poco a poco aveva
imparato a decifrarli. Se diceva troppe parolacce, si poteva essere
certi al novantanove per cento che fosse nel pieno di uno
dei suoi... periodi neri, per cos dire, o che fosse sul punto di
entrarci. Poche ore prima, aveva proposto a lei e all'altra donna
del suo antipatico gruppo - non ne ricordava il nome - di
incontrare Arthur Elvang il giorno seguente, presso l'istituto
di medicina legale. Proprio come le aveva promesso a Melby
Overdrev. In realt aveva sperato che la giovane collaboratrice
vi avrebbe rinunciato, visto che la cosa ormai non aveva
pi importanza, ma rest deluso. E ora se ne stava l tutta
ingrugnita a dire parolacce a tutto spiano. Arriv persino a
ipotizzare che le due circostanze, ovvero il cattivo umore di
Pauline e l'imminente incontro con il professor Elvang, fossero
collegate. Non che avesse molto senso, ma con lei molte
cose non l'avevano. Allora si guard intorno e disse:
Convochiamoli.
Klavs Arnold capitol. Non era tipo da mugugnare pi
del necessario. La decisione era stata presa: giusta o sbagliata
che fosse, si sarebbe visto con il tempo.
A Konrad Simonsen spettava il privilegio di indicare chi
avrebbe condotto ciascun interrogatorio. Arne Pedersen poteva
escluderlo, vista la mole di lavoro che aveva sulle spalle.
Restavano la Contessa, Pauline Berg e Klavs Arnold, a meno
che non volesse prendere in considerazione un ufficiale non
facente parte della sua cerchia di collaboratori stretti. Ma
una soluzione del genere l'aveva adottata ben poche volte.
Avesse dovuto scegliere uno di loro il mese addietro, non
avrebbe avuto difficolt. Ora invece in Questura cominciavano
a circolare voci che il commissario convalescente della
Sezione Omicidi aveva per le mani un duplice assassinio.
Quello che era iniziato come un caso di second'ordine sul
capitombolo di un postino, era a poco a poco salito di rango
fino a trasformarsi in un'indagine che solleticava le ambizioni
di ogni poliziotto in carriera. Contribuire alla soluzione di
un omicidio avvenuto quasi quarant'anni prima non era un'esperienza
di tutti i giorni. La Contessa gli aveva fatto pi
volte capire, in privato, che avrebbe partecipato volentieri
agli interrogatori. Con leggerezza, en passant, e senza pretendere
una risposta, ma in modo inequivocabile. E anche Arne
Pedersen aveva provato a incastrare i vari impegni che aveva
in modo da ricavarsi un buco per poter essere della partita,
ma non ce l'aveva fatta.
Gli ascoltatori di Konrad Simonsen aspettavano perci,
non senza una certa ansia, di conoscere la sua decisione finale.
Lui ci aveva riflettuto a lungo, sforzandosi di seguire criteri
strettamente professionali. Il verdetto finale fu inappellabile.
Io e la Contessa interrogheremo sia Hanne Brummersted,
sia Helena Brage Hansen, sempre che torni dalla
Norvegia. Dopodomani Klavs verr con me ad Aalborg ad
approfondire la conoscenza di Pia e Jesper Mikkelsen. Se
avremo la possibilit di interrogarli separatamente, mi occuper
del marito da solo - a meno che Arne non trovi un po'
di tempo - e della moglie insieme alla Contessa.
La protesta di Pauline Berg fu vibrante: Ma non ci posso
credere, porca miseria,  un'ingiustizia pazzesca. Ho partecipato
a quest'indagine fin dall'inizio e adesso che la cosa
si fa interessante, vengo esclusa da tutto. Fra l'altro, a casa ho
sgobbato su tutti i libri possibili e immaginabili che parlavano
di anni sessanta e stronzate del genere.
Konrad Simonsen cerc di farla ragionare: Ma, Pauline,
non  cos che funziona. E importante che tu ti tenga aggiornata,
in primis per subentrare a uno di noi in caso di imprevisti,
e in secondo luogo perch se sar necessario un secondo
giro, potresti sostituire la Contessa. O persino me.
Con un gesto eloquente, Pauline gli fece capire cosa ne
pensasse delle sue belle parole. A metterla fuori gioco ci pens
Klavs Arnold. Vedi di darti una calmata, Pauline. La
proposta di Simonsen  ragionevole e penso che possiamo
discuterne da persone adulte. 
La Contessa fece un largo sorriso, mentre il commissario
guard lo jutlandese con aria interrogativa. Proposta? Discutere?
Non c'era un bel niente da discutere, lui aveva
esposto il suo piano, punto. Ascolta Klavs, non  mai stata
mia intenzione valutare la tua partecipazione agli interrogatori.
Non so niente delle tue tecniche e questa non  un'indagine
dove io mi possa permettere di sperimentare nuovi metodi.
Inoltre non hai alle spalle un'esperienza di collaborazione
n con me, n con il resto della squadra.
Ancora una volta Klavs Arnold si mostr un uomo capace
di adattarsi rapidamente alle situazioni.
Non c' problema, avrei fatto anch'io la stessa scelta. La
mia domanda per : non possiamo, io e Pauline, provare a
scavare pi a fondo nella vita di Hanne Brummersted? E poi
hai dimenticato di dire che Pauline deve venire con noi ad
Aalborg.
Ah s?
L'argomentazione di Klavs Arnold non faceva una piega.
I coniugi di Aalborg, soprattutto il marito, Jesper Mikkelsen,
avevano numerosi interessi nel giro delle discoteche e dei
locali notturni nel quartiere di Jomfru Ane Gade, in pieno
centro. Interessi di ordine economico, visto che erano proprietari
al cinquanta per cento del night club Rainbow Six,
un locale molto noto fra i giovani del nord dello Jutland, ma
anche di carattere criminale e/o sessuale... ed era questo il
settore che andava approfondito. Ora, sarebbe stato da stupidi
escludere dalla ricerca Pauline Berg, che si adattava perfettamente
e con estrema naturalezza all'ambiente della discoteca,
cosa che certo non si poteva dire n di lui stesso, n
di Konrad Simonsen.
Hai capito, lo jutlandese.
Il commissario capitol. In effetti, s, era vero... aveva
dimenticato di dire che sarebbe andata anche Pauline ad
Aalborg.
L'umore di lei cambi da cos a cos in un batter d'occhio.
A volte Simonsen sospettava che la ragazza sfruttasse la
sua malattia, se tale era, per comportarsi come una scolaretta
capricciosa. Prima o poi glielo avrebbe detto, bastava aspettare
l'occasione giusta.
La Contessa si rivolse a Klavs Arnold: In che senso bisogna
scavare pi a fondo nella vita di Hanne Brummersted? E
perch non in quella degli altri?.
Perch era in Svezia insieme a Jorgen Kramer Nielsen e
perch dei quattro  quella che ha pi da perdere.
La Contessa gli salt addosso all'istante: Ma che dici? E
allora la coppia di Aalborg, che porta avanti un business da
milioni di corone?.
Quei due possono vendere i loro dischi anche dal salotto
di casa, senza avere contatti diretti con la gente, sembrerebbe.
Invece la Brummersted  un noto primario, in gioco
ci sono la sua immagine, il rispetto delle figlie e forse persino
il posto di lavoro. Dubito perci che abbia voglia di vedersi
sbattuta sulle prime pagine dei giornali. Avrebbe un notevole
danno gi soltanto per la sua posizione in due consigli di
amministrazione. 
D'accordo, avrebbe molto da perdere. Per stai sottovalutando quel che la famiglia Mikkelsen avrebbe da guadagnare,
se consideri il fatto che non sono coinvolti n nell'uccisione
della ragazza, n in quella del loro ex compagno di
classe.
Che vuol dire guadagnare'? Che guadagno ci sarebbe?
Tutto quello che ho saputo sui due coniugi fa pensare a
una relazione tormentata, esaurita gi da decenni. Che cosa
ci stanno a fare ancora insieme?
Klavs Arnold si pieg all'evidenza. Tu vuoi dire che parleranno
quando ne avranno la possibilit, per fare pulizia nel
passato e nel presente. Be', non  un punto di vista banale.
Konrad Simonsen intervenne: Forse Jorgen Kramer
Nielsen ha violato un qualche patto, al quale gli altri sono
invece fedeli. E pu anche darsi che i quattro siano rimasti
comunque in contatto.
Forse ci sono troppi forse.
Il commento era di Klavs Arnold.
Pauline Berg scosse la testa rassegnata. Se, finch, nel
caso in cui, forse, e ancora forse, forse... Io proprio non vi
capisco: ma perch non mandiamo a Kurt Melsing la cartolina
che ci hanno spedito dall'Inghilterra? Potrebbe eseguire
un'analisi del DNA e vedere se corrisponde a quello della dottoressa
Brummersted. Esiste pur sempre il cinquanta per
cento di possibilit che sia stata lei a leccare il francobollo.
Tutti ammutolirono, guardandola come se si fosse messa
a volare per la stanza. La sua vecchia insicurezza riemerse
immediatamente: Perch mi guardate cos? Ho detto una
sciocchezza? Forse non si pu fare un'analisi del DNA dopo
tanti anni? Oppure l'abbiamo gi fatta? In effetti, non  che
abbia letto tutti i rapporti ultimamente. No, no, scusate,
adesso mi rendo conto dell'assurdit della mia idea... non
abbiamo niente con cui effettuare un confronto ed  ovvio
che Hanne Brummersted pu benissimo rifiutarsi di fornire
una prova alla polizia. Scusate, andate pure avanti.
Il muro di silenzio fu rotto dalla Contessa, che rivolgendosi
a Klavs Arnold disse: Ecco il tuo piano B.
Konrad Simonsen sorrise da un orecchio all'altro: Sei
un genio, Pauline, un vero genio.
Tocc ancora una volta alla Contessa dare voce a quel
che nessuno voleva sentire: Siamo sicuri che sia possibile
rilevare il DNA dopo quarant'anni?.
Il sorriso di Konrad Simonsen si allarg, se possibile, ancora
di pi: Non lo so.
Che cosa ci trovi da ridere?
Che se non lo so io, figurati se lo sa Hanne Brummersted.
Questo  vero. Forse potrebbe funzionare come mezzo
di persuasione. In un processo sarebbe inutilizzabile, a meno
che lei non fornisca di sua spontanea volont un elemento da
mettere a confronto.
Ti sbagli, Contessa. Ci procureremo del materiale corporeo
che proviene da lei, preferibilmente senza che se ne
accorga, e su quello eseguiremo l'analisi del DNA e baseremo
le nostre prossime mosse.
Ma state scherzando? Qualsiasi giudice rigetterebbe
una prova ottenuta in questo modo.
Qualsiasi giudice danese, s. Ma un giudice svedese o
inglese? L'inammissibilit di un documento di prova dipende
dalla giurisdizione, non dalla prova in s.
D'accordo,  un espediente furbo, forse un po' troppo.
Forse, ma se il noto e stimato primario Brummersted ha
leccato il francobollo, credo che andr incontro a grossi problemi;
se non  cos c' sempre un'alta probabilit che abbia
dimenticato di averlo fatto.
La sera la Contessa sottoline i positivi sviluppi della discussione.
Sul piano personale, s'intende, perch su quello
professionale a casa non aveva ancora portato niente. Certe
volte aveva di queste paturnie, che Konrad Simonsen rispettava.
Cos come accettava che la fidanzata violasse a suo piacimento
le regole che si era data, se cos le garbava. Erano in
cucina. Konrad Simonsen era intento ad affettare con cura
un cavolo cappuccio, una disciplina nella quale era diventato
sempre pi esperto; la Contessa tagliava le barbabietole e
Anna Mia stava comodamente seduta su una sedia. Sprizzava
sostegno morale da tutti i pori. La Contessa sorrise: Che
bravo sei stato a fare tutti quei complimenti a Pauline oggi.
Era strafelice, te lo assicuro, e ne aveva un grande bisogno.
Se li  meritati. Fra l'altro  strano che nessuno abbia
pensato al DNA sul francobollo.
E un'ottima cosa che l'illuminazione l'abbia avuta Pauline.
Non  stata facile la sua vita in ufficio dopo l'arrivo di
Klavs Arnold. Ci mancava solo questo, dopo tutti i problemi
che gi deve affrontare.
Klavs non le fa proprio niente.
No, anzi si  ambientato benissimo con tutti. Solo che
Pauline, credo io, si sente un po' come se fosse la carta peggiore,
la ruota di scorta, nonostante non sia pi l'ultima arrivata.
In un certo senso lo .
Siamo d'accordo, ma ha bisogno di un po' di incoraggiamento.
Perch non gliene avete dato un po' anche voi? Una
pacca sulla spalla non costa niente.
Konrad Simonsen, ma ti ascolti quando dici queste
sciocchezze?
Anna Mia si un alla compagnia. Sgranocchi parte della
sua seconda carota, poi con un gesto accusatore punt ci
che restava del vegetale contro il padre: Se i collaboratori
sono felici, lavorano meglio. Ci sono fior di studi a dimostrarlo.
No, i fior di studi' dimostrano che i collaboratori sono
felici quando lavorano bene. Ma questa conclusione non si
adegua all'onnipresente mistica femminile del posto di lavoro
e cos si  preferito scambiare la causa per l'effetto, e creare
migliaia di impieghi superflui nella pubblica amministrazione
per misurare, soppesare e coltivare questa assurdit.
La Contessa gli appoggi la testa sulla spalla: Parla, parla,
tanto non ci crediamo. Queste cose non le pensi davvero,
ti conosciamo troppo bene. Dimmi un po', quanti metri cubi
di cavolo pensi che possiamo mangiare?.
Mi piace affettarlo, mi rilassa.
Pauline non se la passa benissimo negli ultimi tempi.
Dopo che l'hai spodestata dalla rubrica della posta ha iniziato
a leggere di tutto e di pi sugli anni sessanta, sui libri, su
Internet, dovunque. La sera, nel suo tempo libero.
Capisco la sua reazione, ma il fatto che io l'abbia sollevata
dall'incarico di leggere la posta di Helena Brage Hansen
non ha niente a che vedere con la sua scarsa conoscenza degli
anni sessanta, bens con la sua incapacit di immedesimarsi
nella personalit di un altro essere umano.
La Contessa lo ignor, continuando imperterrita: Se l'
presa anche perch ha dovuto chiederti di condividere con
Madame l'onore di visitare la tua galleria di collage, che fra
l'altro andranno presto restituiti all'esecutore testamentario.
Tutti gli altri sono stati invitati, lei invece no. Oltretutto si sta
rimettendo in sesto. Il suo psichiatra ha detto che dovrebbe
farcela.
Mi fa piacere. Comunque avresti potuto portarcela tu a
vedere i miei... i collage, e gi da un pezzo.
Non sarebbe stata la stessa cosa, testone. A volte proprio
non ti rendi conto dell'effetto che hai sugli altri.
Anna Mia sgraffign un'altra carota e comment: A volte,
per non dire sempre. Voci di corridoio sussurrano che tu
abbia dato una pacca sulla spalla a un addestratore di cani,
un collega di Glostrup. Lo sapevi che va ancora in giro a
vantarsene?.
La Contessa rincar la dose: Persino ai piani alti della
polizia vanno pazzi per i tuoi complimenti, e non parliamo poi
di Arne. Si illumina come un sole quelle rare volte che ti
degni di lodarlo per la sua bravura.
Konrad Simonsen reag con un'indifferente alzata di
spalle. La Contessa ebbe un gesto di rassegnazione d'intesa
con Anna Mia, che scosse la testa: Non imparer mai. Vi
dispiace pelare qualche altra carota? Stanno per finire.
Puoi sempre prendere un po' di cavolo.
Konrad Simonsen si gir verso la Contessa: Hai parlato
solo degli altri, ma tu? Cio, anche tu... quando ti faccio un
complimento....
Per tutta risposta la sua donna lo abbracci stretto. Anna
Mia fece un fischio. Sbaglio, o c' profumo di fiori d'arancio
nell'aria?
Mi stai chiedendo se tuo padre vuol fare di me una donna
rispettabile? Cosa devo dirti, non si  ancora dichiarato.
La sua voce era allegra e leggera. Le due donne avevano
comunque drizzato le antenne, pronte a captare la minima
reazione da parte di Konrad Simonsen. Ma non fu necessario.
La sua risposta fu chiara e diretta. Che mi succeder
quando andr in pensione? Avrai ancora bisogno di me? Ti
far piacere sapermi a casa mentre tu andrai al lavoro?
Lei lo abbracci di nuovo. Mi piacer da morire. Potrai
restaurare la cantina, tagliare l'erba e curare le aiuole. Forse
riuscirai persino a sistemare la presa di corrente nel capanno,
quella che mi avevi promesso di aggiustare due settimane fa.
E poi non devi dimenticare che diventer vecchia anch'io.
Mi piazzer sulla sedia a dondolo accanto al camino a sferruzzare.
Ti far un bel cappello di lana, caldissimo, che ti
arriver fin sotto le orecchie e ti coprir la pelata.
Anna Mia esult. Pap, devi solo pronunciare la frase
magica, e potrai restare qui per sempre.
La Contessa gir la testa, pur tenendola sempre premuta
contro la schiena di Konrad. Lanci un sorriso malizioso ad
Anna Mia: No, aspetta un attimo, ho sbagliato. Far un maglioncino
al tuo terzo nipote.
Konrad Simonsen si volt di scatto e guard la figlia: o meglio,
la pancia di lei. La Contessa lo lasci andare, seguendolo
con lo sguardo. Anna Mia si alz, per nulla contenta della piega
che aveva preso la conversazione. Non avete alcun diritto
di immischiarvi nella mia vita privata. Apparecchio la tavola.
Finn B. Hansen, fratello maggiore di Helena Brage Hansen,
era arrivato a Copenaghen, precisamente all'ufficio di
Konrad Simonsen. Aveva portato con s un mangianastri, che
ora stava sul tavolo fra di loro. Uno strumento rozzo, preistorico,
ma funzionante. Se mai le capiter di parlare con Helena,
spero che non andr a raccontarle che l'ho registrata.
Non glielo dir. Rester tra noi.
Quando avremo finito, terr io il nastro. E lo distrugger.
S, lo so. Volevo solo informarla.
Come mai l'ha registrata?
Perch pensavo che se in un modo o nell'altro avesse
detto dov' sepolta quella povera ragazza... se mi fosse sfuggito
di mente...
Capisco.
Partiamo con la telefonata. L'inizio  privato, non ha
nessuna importanza per lei.
D'accordo.
L'uomo ripet, con una punta di aggressivit: Lei deve
ascoltare soltanto ci che  pertinente. Punto e basta.
Naturale.
Finn B. Hansen premette un pulsante, e Konrad Simonsen
sent la voce di lui dal mangiacassette.
Helena, c' una cosa che devo dirti. La polizia di Copenaghen
sta indagando su una gita che tu hai fatto con alcuni tuoi
compagni di classe a Esbjerg, un sacco di tempo fa. 
Ci fu una lunga pausa, prima che lei rispondesse. Ah,
s? Erano soltanto due parole, ma si sent benissimo che le
tremava la voce.
Tu ti ricordi di aver fatto una gita a Esbjerg, Helena?
Un'altra pausa.
Helena, ci sei?
No.
No che cosa?
No, Esbjerg non mi dice niente. 
Hanno delle tue foto. Fotografie vecchie, dove ci sei anche
tu. Stavate in una colonia scout, ve l'eravate fatta prestare da
pap, e studiavate per l'esame. Tu facevi parte di un gruppo.
Non facevo parte di nessun gruppo, non sono stata in una
colonia scout, non ho mai messo piede a Esbjerg, non ci sono
in nessuna fotografia e non ho ucciso nessuno!
Perch dici cos? Che non hai ucciso nessuno?
Perch  vero.
Helena, non sarebbe il caso che tu venissi a Copenaghen?
Non voglio andare a Copenaghen. Sono cittadina norvegese,
non potete obbligarmi. 
C'era una ragazza che  morta. Aveva la vostra et, diciassette
anni. 
Non voglio ascoltarti.
Helena, non  una cosa che tu possa ignorare.
Certo che posso. Non c'entro pi niente con la Danimarca.
C'entri eccome. Sarai costretta a...
Finn B. Hansen ferm il nastro. Questo  il punto in cui
ha riattaccato.
Konrad Simonsen abbass gli occhi sul registratore. Il
giudice segu il suo sguardo.
Non glielo consegner.
Certo, capisco.
Non vi sarebbe nemmeno d'aiuto.
Perch?
Be', intanto perch non  valido come prova, e poi se la
metterete sotto pressione avr un crollo nervoso e non riuscirete
pi a cavarle una parola di bocca. Credetemi, so di
che cosa parlo, ho assistito a diversi episodi del genere, da
giovane. Non ve lo consiglio proprio.
 chiaro, non ci guadagneremmo niente. Quindi, secondo
lei, dovrei lasciarla perdere?
Credo di s.
Helena ha detto di non avere ucciso nessuno, prima che
lei nominasse Lucy... cio Lucy Davison, la ragazza inglese.
E... be', capir anche lei che...
Il giudice annu e assunse un tono quasi supplichevole.
Non potrebbe cominciare dai compagni di classe?
Certo.
Vuole farla estradare?
Preferirei di no. Solo se sar costretto.
Mi auguro che non sar necessario. Ha gi abbastanza
problemi.
Konrad Simonsen si scus, dicendo che non poteva farci
niente se Helena continuava a reagire in quel modo. Era ovvio.
Devo requisirle il nastro, lo sa?
S, lo so. Speravo solo che non fosse necessario.
Konrad Simonsen avrebbe preferito evitare la visita all'istituto
di medicina legale, cos ne aveva rimosso il pensiero
fino a quel momento.
Irritato, apr il cassetto pi basso della scrivania e tir
fuori le carte che conteneva, dopodich, visibilmente a disagio,
ne scorse alcune in tutta fretta. Come si era aspettato, la
tragica morte di Juli Denissen a Melby Overdrev era stata
manipolata in modo tale da apparire come una cospirazione
fra la polizia di Frederikssund, i vigili del fuoco e il generale
buonsenso. Un documento redatto in maniera pietosa dava
adito a dieci - ma proprio dieci, non nove n undici - domande
volte a mettere in dubbio il fatto che la donna fosse
deceduta per cause naturali. Le lesse tutte e gli sembrarono
ridicole, trovando all'istante una risposta sensata a quasi tutte.
Per quale motivo non  mai stato appurato in che modo la
donna e sua figlia fossero arrivate a Melby Overdrev? Eccome,
se lo era stato: Juli Denissen si era fatta prestare l'auto da
un'amica e per giunta, lungo la strada, almeno due conducenti
l'avevano notata per la sua guida lenta e incerta, imputabile
al fatto che avesse preso la patente da pochi giorni.
Come ha fatto l'uomo che l'ha trovata a chiamare il numero
per le emergenze, dato che a Melby Overdrev i cellulari non
prendono? Semplice: era abbonato con una compagnia telefonica
che in quell'area aveva un'ottima copertura, a differenza
degli altri provider pi diffusi.
C'era soltanto una domanda che sconcertava Konrad Simonsen,
e riguardava il fatto che Juli Denissen avesse camminato
per circa due chilometri, allontanandosi dal parcheggio.
Pareva strano, considerando che aveva con s una bambina
di due anni. Nulla di pi che una bizzarria, si poteva soltanto
constatare che le cose erano andate proprio cos. E che la
domanda era fuori luogo, soprattutto se si teneva presente il
fatto che la donna era morta di emorragia cerebrale. Guard
l'orologio da polso. Era ancora infastidito. Anzi, perfino pi
di prima. In un primo momento aveva pensato di andare a
piedi fino all'istituto di medicina legale, ma le ore erano volate,
cos adesso gli toccava prendere la macchina. Gett le carte
nel cassetto, lo chiuse con un piede e se ne and.
Ebbe la fortuna di riuscire a parcheggiare in Trepkasgade,
arrivando all'istituto dieci minuti prima dell'ora dell'appuntamento
con Arthur Elvang. Sui gradini dell'ingresso c'erano
tre persone ad attenderlo. Accenn un saluto a Pauline Berg,
che sorrise, contenta di vederlo. Poi, con aria formale e un
tantino gelida, tese una mano alla donna che aveva conosciuto
a Melby Overdrev, e della quale soltanto ora, tutt'a un
tratto, ricordava il nome: Linette Krontoft. Aveva l'aspetto
di una che avrebbe fatto meglio a non alzarsi dal letto: un
malsano rossore intorno alle narici e sulle guance, e occhi
lucidi, come dopo una nottata di bagordi. La stretta di mano
era molle. Konrad Simonsen si asciug il palmo contro la
manica, sperando di non essere stato contagiato, dopodich
si volt verso la terza persona: un uomo sulla trentina, snello,
statura media, dall'aspetto ordinario, quasi insignificante,
che gli tese una mano con un gesto ostentatamente giovanile.
Lei dev'essere Simonsen. Io sono August, faccio parte della
squadra che deve appurare com' morta Juli.
Il saluto di Konrad Simonsen fu pi che circospetto:
squadr l'uomo da capo a piedi senza aprire bocca.
August prosegu con leggera impazienza, come se avesse
intuito la domanda inespressa. S, in realt abito a Helsinge,
ma ho una formaggeria a Frederiksvaerk. Vicinissima alla stazione,
a sinistra. Se arriva con il treno da Hillerod la trova fra
il fioraio e la paninoteca, non pu non vederla. 
Konrad Simonsen pens che finora era andato tutto molto
bene, e che si sarebbe impegnato affinch continuasse cos
anche in futuro, ma non disse niente. Il suo silenzio spinse
l'uomo a dare ulteriori delucidazioni.
Juli lavorava per me un paio di giorni alla settimana, in
fin dei conti abitava a non pi di trecento metri dal negozio,
quindi era molto pratico... Con fare cospiratorio, si pos un
dito sulla bocca e continu: S, in nero,  ovvio, quindi la
pregherei di non dirlo a nessuno. Per un certo periodo siamo
stati in confidenza... molta, molta confidenza, non so se mi
spiego. Ammicc in modo un po' volgare.
Konrad Simonsen pens che molto raramente gli era capitato
di imbattersi in una persona che fin dall'inizio gli era
risultata cos antipatica. Lanci un'occhiata all'anello nuziale
del formaggiaio e disse: Juli e August, che spasso. Chiss
che risate vi siete fatti, quando vi siete conosciuti. Juli e August,
fanno proprio pendant... chiss poi se anche sua moglie
trovava che i vostri nomi fossero una bella accoppiata. Oh,
be', magari glielo chieder io, se - contro ogni mia aspettativa
- si dovesse aprire un'inchiesta.
L'uomo arross e arretr di un passo, dietro Linette Krontoft,
come per nascondersi. E ci riusc benissimo, dato che
c'era posto in abbondanza. Poi, tutt'a un tratto, Konrad Simonsen
s'irrigid. Il formaggiaio aveva la cerniera della giacca
a vento abbassata e i primi due bottoni della camicia aperti,
forse per dimostrare al mondo che lui era tanto maschio
da non soffrire il freddo. Al collo portava una catenina d'argento
con un pesciolino. I tre simboli della cristianit: la croce,
il pesce e il chi-rho; e all'orecchio gli risuonavano le parole
di Madame, che alla galleria gli aveva detto di prestare
ascolto al cristiano che gli sarebbe stato antipatico. Chiss,
magari non stava sprecando il suo tempo. Sorrise fra s e s,
punt un dito verso Linette Krontoft e in tono cupo disse:
L'accordo era che veniste in due, ed  questo che io ho detto
al professore. Adesso vi presentate in tre, e se lui ha obiezioni
sar lei ad andarsene, e senza proteste. Che ne dice?.
La donna parve confusa, ma accett.
La stanza in cui il professor Arthur Elvang li ricevette era
quasi vuota. Le pareti erano fresche d'imbiancatura e il pavimento
aveva tutta l'aria di essere stato levigato e laccato di
recente. C'era ancora odore di pittura, vernice e legno di pino.
L'arredamento era quanto di pi spartano si potesse immaginare,
in netto contrasto con il locale stesso: cinque banchi di
scuola vecchi e brutti - di quelli con la panchetta incorporata,
sui quali anche Konrad Simonsen si era seduto in giovent -
disposti a semicerchio intorno a una cattedra di fattura pi
moderna. Su quest'ultima c'era una pila di carte, ben ordinata
e posizionata parallelamente ai bordi del piano di scrittura.
Accanto, un oggetto cilindrico alto una trentina di centimetri
e ricoperto da un panno nero che ne impediva un'osservazione
pi attenta. Seduto alla cattedra c'era Arthur Elvang.
Il professore rivolse loro un saluto collettivo e li invit ad
accomodarsi. Con difficolt, tutti e quattro si sedettero ai
banchi. Quelli a cui la manovra cost pi fatica furono
Konrad Simonsen e Linette Krontoft. Elvang non disse dove
si era procurato quei mobili antidiluviani, ma si poteva immaginare
che li avesse trovati nella stanza pi remota dei sotterranei
dell'istituto. Quando tutti ebbero preso posto, il
professore cominci a parlare.
Konrad Simonsen non dubit nemmeno per un istante
che Arthur Elvang avesse tirato fuori quei banchi per umiliarlo;
fu appunto questo l'ironico esordio del professore.
Aveva temuto che Elvang non intendesse fare il minimo sforzo
per sembrare convincente di fronte al suo sparuto pubblico,
ma era chiaro che si era sbagliato. Il professore si present
snocciolando una sfilza di titoli e cariche che Konrad Simonsen
non aveva mai sentito: di quell'anziano uomo, tutto
si poteva dire, tranne che avesse un complesso di superiorit.
Ma la strategia della lezioncina funzion, perch Linette
Krontoft, deferente, sollev un dito e attese con pazienza
che Arthur Elvang la autorizzasse a parlare.
Le dispiace se facciamo una registrazione audio del suo
rapporto? Conosciamo alcune persone a cui farebbe piacere
sentirlo.
Konrad Simonsen cerc di liquidare la questione, ma
inutilmente, perch il professore lo interruppe dichiarando
che potevano registrare tutto quello che volevano. Ottenuto
il permesso, Linette Krontoft si sfil dal banco e pos un
registratore sulla cattedra, e a questo punto la lettura del referto
autoptico su Juli Denissen poteva cominciare.
La voce sottile del professore sciorin: Juli Denissen,
ventiquattro anni, deceduta nel pomeriggio del 10 luglio
2008 a Melby Overdrev nel comune di Halsnaes; autopsia
condotta l'11 e il 12 luglio presso il dipartimento di Medicina
legale dell'ospedale di Hillerod dal dottor Hans Arne
Tholstrup. Strinse le palpebre per leggere meglio e, con
gioia di Konrad Simonsen, spieg che normalmente le autopsie
della Danimarca Orientale venivano eseguite presso il
Rigshospitalet, ma in caso di esubero si sfruttavano anche
altri ospedali, fra i quali quello di Hillerod. E questo era uno
dei dieci punti che quella famosa lista definiva inspiegabili.
Arthur Elvang alz lo sguardo e, attraverso le spesse lenti
degli occhiali, tent invano di concentrarsi su ognuno dei suoi
ascoltatori. Poi, con sicurezza professionale, aggiunse: La validit
di questo referto autoptico  al di sopra di ogni dubbio.
Annu un paio di volte, come per dare una conferma a se stesso,
e sfogliando le carte prosegu la sua relazione. Sono stati
prelevati campioni vaginali, anali, orali - sia faringei, sia della
cavit boccale - nonch di sangue e di capelli, inoltre sono
state compiute varie biopsie: cutanea, epatica, renale, tiroidea.
Se si sono condotte tutte queste analisi,  perch erano
presenti due studenti: assistere a un'autopsia rientra nel loro
percorso formativo. Si pu dunque concludere che la donna 
stata esaminata in modo assai meticoloso, pi del normale.
Tuttavia, gli esiti non mostrano alcun segno di avvelenamento,
n di alcunch di... insolito. Lanci un'occhiata dubbiosa
a un paragrafo del referto che Konrad Simonsen non riusciva
a vedere, poi scosse la testa con irritazione.
Konrad Simonsen sapeva per esperienza che quel gesto
era un chiaro segno del fatto che qualcuno aveva combinato
qualche pasticcio, ma fu l'unico a notare il disappunto di
Arthur Elvang.
Il professore, dal canto suo, non ebbe alcuna esitazione
nel concludere: Pertanto la donna non  stata avvelenata.
Inoltre non si  riscontrata nessuna sostanza chimica che
possa aver provocato la forte emorragia subaracnoidea che
l'ha portata alla morte. In altre parole, un ictus. Spieg in
dettaglio che l'emorragia aveva compresso l'area del cervello
che regolava l'attivit respiratoria, facendola cessare; dopodich
impieg un po' di tempo a raccontare che circa l'uno
per cento della popolazione ha un aneurisma congenito, un
rigonfiamento a sacco alle arterie del cervello, che pu scoppiare
durante uno sforzo fisico o psichico, per esempio durante
una prestazione sportiva o un rapporto sessuale. I
sintomi sono un'intensa cefalea, rigidit cervicale, vomito,
cui spesso seguono perdita di conoscenza e morte. In questo
caso, il decesso  stato molto rapido,  incorso nel giro di un
minuto, massimo due. Questo perch l'emorragia  stata insolitamente
massiccia; non  comune, ma capita. Guard
nuovamente i suoi spettatori, poi continu: Ho richiesto le
fotografie dell'autopsia dall'ospedale di Hillerod. Una volta
aperto il cranio e rimosso l'encefalo, l'emorragia  visibilissima.
Non credo che abbiate voglia di guardare quelle immagini,
cos ho portato un esempio simile, pi anonimo. Indic
il cilindro coperto dal panno nero. Preferite vedere le
fotografie di Juli Denissen o quest'altro campione?
Konrad Simonsen sorrise fra s e s. Il professore aveva
proprio deciso di ripagargli il lavoro in giardino.
Dal momento che nessuno rispondeva alla domanda, Arthur
Elvang prese l'iniziativa e sollev il panno.
Il cilindro di vetro conteneva una testa spaccata a met,
in modo da esporre l'interno del cervello. Konrad Simonsen
non riusc a non deliziarsi nel vedere August il formaggiaio
che diventava pallido come un brie. Anche le due donne dovettero
deglutire.
Il professore prese una biro dalla tasca del camice e,
usandola come bacchetta per indicare, spieg: Quest'uomo
 morto all'et di vent'anni nel 1903, e la causa del decesso 
proprio una massiccia emorragia cerebrale, che.... Impieg
un quarto d'ora a descrivere il meccanismo, con una retorica
d'effetto, mirata esclusivamente a comprovare che Juli Denissen
era morta per cause naturali. Dopodich lanci uno
sguardo stanco alla sparuta classe. Qualcuno ha qualcosa
da chiedere?
Non che il suo atteggiamento invogliasse a porre domande,
ma il formaggiaio azzard: Da quando si  rotta quella'neurisma
a quando ... a quando  morta, Juli ha avuto il
tempo di pensare o sentire qualcosa?.
Arthur Elvang, perplesso, lo scrut attraverso le lenti
spesse. E io che diamine ne so? Non sono mai morto di
emorragia cerebrale, finora. 
Non aveva tutti i torti, se ne resero conto anche loro, e in
un impeto di ottimismo Konrad Simonsen credette che l'incontro
fosse finito: il caso poteva essere chiuso, il gruppo - o
comunque altro si facesse chiamare - poteva sciogliersi, e
soprattutto Pauline Berg avrebbe capito che il suo personale
interessamento alla morte di Juli Denissen era uno sparo nel
buio. Quell'illusione dur circa cinque secondi, perch proprio
nel momento in cui lui si accingeva a interrompere la
lezioncina e ringraziare Arthur Elvang, Linette Krontoft salt
su: Come fa a sapere che Juli  morta soltanto due minuti
dopo l'ictus? Non diceva che  insolito?.
L'abbiamo capito dai livelli di adrenalina, sia nel sangue
in circolo, sia in quello accumulato nel cervello. E una sostanza
che si smaltisce in fretta, con l'ossidazione, ma il sangue
nel cervello non si ossida, proprio perch non circola nel
corpo. Quindi si pu misurare l'adrenalina e fare una stima
precisa del tempo intercorso fra l'emorragia cerebrale e la
morte. Questo calcolo ha dato come risultato un massimo di
due minuti.
Ma come mai aveva dell'adrenalina nel sangue? E normale?
chiese Pauline Berg.
S, se si ha paura, come certamente saprete. Misurandolo dall'urina, il tasso adrenalinico di Juli Denissen  di 11,55
micromoli per litro, un valore altissimo, pi di settantacinque
volte superiore al livello medio. Anzi, uno dei pi alti
che io abbia mai visto. La donna ha avuto un attacco di panico,
e potrebbe essere stato questo a causare la rottura
dell'aneurisma. Ma di sicuro sarebbe morta comunque, prima
o poi, per via del difetto congenito.
Ma di che cosa ha avuto paura?
E il formaggiaio rincar: Gi, infatti. Mica si decide, di
avere paura.
Il professore rivolse uno sguardo rassegnato a Konrad
Simonsen, che dovette rispondere al posto suo: Non  una
questione medica, e del resto non c' niente da dire, potrebbe
essersi spaventata per qualsiasi cosa.
Pauline Berg, in tono quasi concitato, insist: Ma di
qualcosa deve pure avere avuto paura, ce l'ha appena detto
il professore.
Ma poteva essere qualsiasi cosa, diamine! Magari un pensiero
che l'ha sconvolta, o un serpente che si stava avvicinando
a sua figlia, o un tuono... di tutto, insomma. Chi lo sa?
Konrad Simonsen not che il formaggiaio lanciava un'occhiata
a Linette Krontoft, e che ambedue scuotevano la testa.
Il resoconto del professore aveva avuto effetto, era ovvio.
Ma non su Pauline Berg. Quando lui, esasperato, si volt
verso di lei, Pauline sostenne con fermezza il suo sguardo e
ripet: Quindi deve pur esserci stato qualcosa che l'ha spaventata,
Simon. Ma che cosa?.
Lui scosse la testa e pens che ora, se non altro, Pauline
Berg aveva perso il suo cosiddetto gruppo. Poi medit sulle
parole del formaggiaio: Mica si decide, di avere paura. Era
l'unica cosa sensata che quell'uomo avesse detto, sempre che
cos la si potesse definire. Mica si decide, di avere paura, ma a
che diavolo serviva, una frase cos?
Il primario dell'ospedale di Herlev, Hanne Brummersted,
accolse la Contessa e Konrad Simonsen sul posto di lavoro, in
una sala colloquio non dissimile da quella che lui aveva visto
al Rigshospitalet. Qui, i due rappresentanti delle forze dell'ordine
si trovarono di fronte a un muro di amnesia.
Hanne Brummersted non ricordava di essere stata a
Esbjerg, non ricordava i compagni di classe, soprattutto non
ricordava nessuna ragazza inglese. Non sapeva se era stata in
Svezia, decisamente non ricordava nessuna tenda o cartolina.
Si era dimenticata anche di aver sostenuto l'esame di matematica
nella sessione di agosto. Non aveva alcuna memoria
del perch non si fosse presentata alla sessione precedente.
Sosteneva di non ricordare di essere mai stata in contatto
con qualcuno degli ex compagni di classe dai tempi delle
superiori, ma non ne era sicura. Non sapeva chi fosse Jorgen
Kramer Nielsen e non aveva idea del perch nemmeno lui si
fosse presentato all'esame di matematica.
Snocciol le sue assenze di ricordi in una lunga cantilena
ben collaudata, che fece capire ai due poliziotti che probabilmente
la donna aveva passato anni a prepararsi a quel colloquio.
Quando finalmente ebbe terminato, e la Contessa le domand
se ci fosse altro che non ricordava, lei rispose soltanto,
senza la minima autoironia, che purtroppo non se lo ricordava.
Konrad Simonsen pos davanti a lei quattro delle fotografie
di Vesterhavsgrden. In queste immagini  presente
anche lei. Le fanno tornare un po' di memoria?
Non ho detto che non ci sono stata, ho detto solo che
non me lo ricordo. Hanne Brummersted aveva il tono di chi
stava spiegando a un bambino una situazione difficile.
Se poi le guarda, queste foto, magari le viene in mente
qualcosa.
Non occorre. Mi conosco, so che non servirebbe.
Le dice qualcosa il nome Lucy Davison? Lucy Selma
Davison?
Niente di niente.
Si chiamava cos la ragazza inglese che nelle fotografie 
insieme a lei.
Se lo dice lei. Io non mi ricordo di nessuna ragazza inglese.
Lei e i suoi compagni di classe l'avete uccisa e avete sepolto
il cadavere.
Non mi ricordo, ma direi proprio di no.
Ha ucciso anche Jorgen Kramer Nielsen, spezzandogli
il collo.
Non ho ucciso Jorgen Kramer Nielsen, chiunque egli sia.
Konrad Simonsen le fece notare la stranezza della cosa: la
donna non ricordava se aveva ucciso Lucy Davison, per ricordava
benissimo di non avere ucciso Jorgen Kramer Nielsen.
Lei, fredda e rilassata, spieg che la memoria era un fenomeno
tutto particolare, e che loro non potevano farci niente.
Mi parli della sua infanzia.
No, non voglio.
La Contessa intervenne, in tono duro. Certo che vuole.
A meno che non preferisca che chiamiamo un'auto di pattuglia
con due agenti in divisa, che la arrestino e la portino via
in manette.
La donna ebbe un fremito al labbro superiore, poi disse
a Konrad Simonsen: Ho avuto un'infanzia abbastanza normale.
Sono cresciuta a Vallensbaek, mio padre faceva il fornaio
e mia madre lo aiutava in negozio. Vivevamo in appartamento.
Avevo un fratello maggiore.
Che scuola ha frequentato?
La Gammel Vallensbaek Skole.
Come si chiamava la maestra?
Ne ho avute due: la signorina Juncker dalla prima alla
settima, poi la signorina Guldbrandsen.
Era brava a scuola?
S, abbastanza.
Dopo il nono anno  andata alle superiori.
S. Anche se all'epoca si chiamava ancora Scuola Reale.
Brondbyoster Gymnasium, indirizzo matematico-fisico.
S, ma di quegli anni non ricordo niente.
Ricorda le scuole primarie, ma non le superiori?
Esatto.
Da quand' che riparte la sua memoria?
Dalla facolt di Medicina.
Ma le superiori sono un buco nero?
Esatto.
Lei faceva parte di un gruppo che si definiva Club dei
Cuori Solitari, abbreviato in Cuori.
Non mi ricordo.
Sembra del tutto inverosimile che la sua memoria abbia
saltato proprio gli anni delle superiori.
Pu sembrare cos. Non mi ricordo niente. Mi pare di
aver fumato parecchio hashish, in quel periodo, ma non mi
ricordo bene nemmeno questo.
Konrad Simonsen cominciava a spazientirsi. Bella trovata,
complimenti. E adesso eccola qui a spiegarmi che io
non ci posso fare niente, se la sua memoria non funziona. Si
avvicin alla finestra, fingendo di meditare sul da farsi, poi la
apr e si accese una sigaretta che sapeva di sapone, un aroma
forte e sgradevole.
La dottoressa disse: Non si pu fumare, qui.
Troppo tardi, sto gi fumando.
Hanne Brummersted rimase disorientata per un istante,
poi decise di evitare liti inutili. Apr il cassetto della scrivania,
tir fuori un posacenere e si accese una sigaretta anche lei.
Konrad Simonsen torn a sedersi.
Fumiamo solo questa, quindi dopo si trattenga.
Io fumo quanto mi pare. Provi a guardare questa immagine.
La donna obbed. Dopo un po', disse: La domanda
qual ?.
Fu la Contessa a rispondere. Non  una domanda.
Ah, no? Quindi abbiamo finito?
No. Io credo che lei abbia paura. Dato che Hanne
Brummersted non rispondeva, la Contessa prosegu: In fin
dei conti sa benissimo che tutto il suo credito professionale,
i suoi anni di studio, la sua appartenenza ad associazioni prestigiose,
i contatti, gli amici, niente di tutto questo la aiuter
di una virgola. L'unica cosa a cui pu aggrapparsi  la sua
pessima memoria.
Non ho paura proprio per niente.
Io credo di s. Fra le cose che la spaventano c' anche il
fatto che tutti possano venire a conoscenza della sua amnesia
di comodo.
E come farebbero? Non avete il diritto di...
Ops, mi sa che ho toccato un punto dolente. Le trema la
voce. Ma esattamente come noi non possiamo far niente riguardo
alla sua cattiva memoria, lei non pu far niente riguardo
a quello che scrivono i giornali.
Non oserete.
Stavolta fu la Contessa ad alzarsi. Prese il posacenere e lo
appoggi al davanzale della finestra. Ma che puzza! Be',
dov'eravamo rimasti? Ah, s, al fatto che secondo lei siamo
brava gente, persone fidate alle quali non passerebbe mai per
la testa di informare i nostri simpatici amici giornalisti di un
bello scandalo, al centro del quale c' un celebre primario.
Ma io le dico che  un'ingenua. La grande domanda, ovviamente,
 se ci sia qualcosa che pu farle tornare la memoria.
Mi sta minacciando?
S.
Per un poco, la donna rimase a denti stretti con lo sguardo
perso. Non riesco a ricordare niente.
La Contessa cambi tattica. Lucy Davison aveva diciassette
anni. Non ha nessuna piet?
Non so di chi stia parlando.
Entrambi i genitori sono ancora vivi, abitano a Liverpool.
Per tanto tempo sono andati in giro in cerca della figlia, pregando
Dio e mettendo da parte i soldi per il viaggio successivo.
Adesso sono troppo vecchi, ma continuano a sperare di
riavere le spoglie della ragazza, prima di morire.
Qualcuno dovrebbe informarli che evidentemente Dio
ha deciso che la loro figlia rimanga da un'altra parte, anzich
dove fa comodo a loro.
La Contessa la fulmin con lo sguardo. Poi si chin sulla
dottoressa, la guard negli occhi e con una calma glaciale
disse: Questa  una frase di cui si pentir amaramente.

CAPITOLO 10.

Fatemi una cortesia, presentatemi delle persone che
sappiano qualcosa di Jesper e Pia Mikkelsen.
Konrad Simonsen aveva un tono deciso e un po' stanco.
Era seduto in una sala conferenze che aveva chiesto in prestito
all'Hotel Budolfi. Alla sua sinistra c'era una finestra con
vista sul Limfjorden, alla sua destra due ufficiali della polizia
di Aalborg, che avevano passato mezz'ora a parlare della
nightlife della citt, della quale erano esperti. Peccato che
non sapessero niente riguardo all'argomento che interessava
a Konrad Simonsen, ossia i coniugi Mikkelsen.
Accanto a lui, stravaccata su una poltrona, c'era Pauline
Berg, che spieg: Voi non c'entrate niente. Non  colpa vostra
se siete stati convocati qui, n se non sapete niente delle
persone che ci interessano. E solo che ci  stata promessa
una chiacchierata con alcuni colleghi informati sui fatti, ed 
chiaro che non siete voi.
Avrebbe potuto aggiungere che non c'era da sorprendersi
se Aalborg, che con i suoi centoventicinquemila abitanti
era la quarta citt danese in ordine di popolosit, aveva problemi
di violenza, droga e prostituzione; ma non disse nulla.
Anzi, fece una piccola pausa, poi tir le fila del discorso:
Quindi sarebbe una buona idea se ve ne tornaste alla vostra
centrale e diceste ai vostri superiori di mandarci qualcun altro,
perch qui, se non c' nessuno che alza il sedere dalla
sedia, potete star certi che il capo della polizia....
Konrad Simonsen la interruppe. Grazie, Pauline, 
sufficiente. Credo che tutti abbiano capito. Ringrazi a mezza
bocca gli ufficiali per la loro disponibilit e li accompagn
alla porta.
Uno dei due, prima di uscire, disse: Se avete intenzione
di girare per locali a interrogare la gente,  meglio che non
andiate da soli. Cominciate stasera?.
S. Grazie dell'offerta, se avremo bisogno di aiuto sapremo
a chi rivolgerci. Al momento, per, ci servono soprattutto
informazioni su Jesper e Pia Mikkelsen.
Se dobbiamo organizzare un raid al Rainbow Six, ce la
faremo soltanto domani, o tutt'al pi sabato. Ma almeno ci
saranno molti pi giovani in discoteca: il gioved non  una
serata movimentata.
Pauline Berg tir gi le gambe dal bracciolo della poltrona
e fece un sospiro esagerato. Non ci serve nessun raid,
cazzo! Lo volete capire? Vi chiediamo soltanto un po' d'informazioni
attendibili. 
I due ufficiali se ne andarono, e Konrad Simonsen cap di
avere usato la strategia sbagliata. Era fondamentale poter contare
sul sostegno della polizia locale, e nessuno dava retta a dei
copenaghesi arroganti che credevano di essere i padroni della
nazione. Diede la colpa alla stanchezza e si ripromise di telefonare
all'agente di turno ad Aalborg Est, da dove venivano
quei due, per scusarsi del proprio comportamento. Poi lanci
un'occhiata a Pauline Berg e si corresse: del comportamento
della sua collega. A bassa voce chiese: Come ti senti?.
Avrebbe voluto chiederglielo durante il volo, come aveva
deciso gi prima di partire, ma sull'aereo erano seduti lontani,
e il taxi che avevano preso per andare all'albergo non era
il luogo adatto. E adesso ecco l'opportunit. C'era tutto il
tempo: Klavs Arnold veniva in macchina da Esbjerg e non
sarebbe arrivato prima dell'ora di colazione.
Pauline Berg sollev la testa e concentr lo sguardo su di
lui, e per qualche istante parve che non volesse rispondere,
ma poi disse lentamente: Non molto bene, temo. Ma grazie
per l'interessamento.
Ci fu una lunga pausa. Sulla banchina fuori dalla finestra,
una gru stava scaricando un container da una nave. Un
omino agitava le braccia, ma Konrad Simonsen non capiva il
perch.
Dopo un po', Pauline prosegu di sua spontanea volont.
Di notte sogno lei che mi chiama.
Lui s'irrigid e scosse impercettibilmente la testa. Vorrei
che tu riuscissi a liberarti di questa... cosa.
Lo vorrei anch'io, certe volte. Ogni tanto ho la netta
impressione che ci sia qualcosa che non quadra, una nota
stonata, qualcosa che ci  sfuggito.
Nessuno dei due lo disse, come se entrambi preferissero
non fare nomi, ma sapevano benissimo di che cosa stavano
parlando: del caso Juli Denissen, del non-caso di Juli, la giovane
donna morta, che tuttora Pauline Berg non riusciva a
togliersi dalla testa.
Konrad Simonsen si pent di averle fatto questa domanda.
Pauline Berg era scoraggiata. Quella storia mi perseguiter
per un bel po', mi sa. Vorrei tanto buttarla nel dimenticatoio,
ma non ci riesco. Per, se la cosa la pu consolare,
adesso sono sola. Nessuno se ne occupa pi.
Io, pi che altro, volevo sapere come stai in generale.
Lo so, ma il punto  che spesso sto male. Ho passato le
ultime settimane con la paura costante che mi venisse da
piangere al lavoro. Paura di mettermi a frignare cos, dal nulla.
Anche adesso.
Perch? Tanto non ti vede nessuno.
Lei abbozz un sorriso, ma i suoi occhi erano seri. Che
ipocrita. Lei non le regge, le donne che piangono.
Era vero. Konrad Simonsen ricambi il sorriso e pens,
contrariamente a due secondi prima, che di tanto in tanto
avevano proprio un bel rapporto.
Pauline prosegu. Leggo roba degli anni sessanta, guardo
film di quello stesso periodo. Mi aiuta a tenere a distanza
il mio... caso, non so se mi spiego. Sabato sono andata in biblioteca
a leggere i microfilm dei giornali del 1969, gi nel
seminterrato, c'era un neon che continuava a tremolare. Non
le dico il fastidio.
Per via del fatto che non ho potuto sfruttarti sulla posta
dei lettori di Helena Brage Hansen?
Veramente no. Pauline fiss lo sguardo a mezz'aria, poi
prosegu. Quando faccio una cosa, spesso esagero, certe
volte in modo estremo. Capita anche a voi maschi, solo che
non volete sentirvelo dire, giusto?
Eccome.  E che altro poteva mai rispondere? Figuriamoci.
Lo so, che sono una piattola, ma se vuole sapere come
sto, ecco: la mia vita  come un sogno doloroso, una burrasca
buia, e non riesco a svegliarmi. Di notte dormo raramente, e
comunque non pi di due minuti per volta, se non prendo
delle pastiglie, e me ne servono sempre di pi. Oltretutto,
faccio fatica a concentrarmi, le cose mi passano di mente, e
poi c' l'ansia, quella c' sempre, a volte pi violenta, altre
meno. Mi sa che non me ne liberer mai. Pauline s'interruppe,
dopodich aggiunse, senza autocommiserazione: Non
posso farci niente.
Certo che no. Mica si decide, di avere paura.
Lei ignor quella frase. Certe volte penso... ecco, a tutta
quella nostalgia di cui si riempie lei. Ma io, qui, nel 2008?
Konrad Simonsen incroci le braccia, la guard e imprec
fra s e s.
Lei stava piangendo. Nonostante questo, la sua voce era
del tutto tranquilla. Lei vada pure, mi lasci restare qui ancora
un po'. Ci vediamo a colazione.
Quando lui usc e richiuse la porta si domand se dovesse
portarle un fazzoletto. Ripensandoci, per... lei gli aveva
appena detto che voleva restare sola. Konrad Simonsen aveva
una gran voglia di una sigaretta, e si sentiva un vigliacco,
ma allo stesso tempo anche rinvigorito. Uno strano miscuglio
di sensazioni. Mica si decide, di avere paura. Cos aveva
detto il formaggiaio all'istituto di medicina legale, e ora,
tutt'a un tratto, lui capiva che cosa significasse.
Sai, Lucy, possiamo eliminare l'ansia di Pauline. E da
quasi quattro anni che ne soffre, quindi ci accoglier a braccia
aperte. Noi due dobbiamo andare in Norvegia,  ovvio, 
l che hai sempre voluto andare. Avrei dovuto darti retta un
po' prima, mia piccola ragazza dei diamanti.
Era la prima volta che le parlava, e questo gli dava una
sensazione strana.
Dopo colazione arriv un altro ufficiale della polizia di
Aalborg, stavolta una donna, gi pi informata su Jesper e
Pia Mikkelsen rispetto ai due che l'avevano preceduta. Lavorava
in una divisione speciale, responsabile del monitoraggio
e del controllo dei giovani allo sbando, sia in citt sia nel resto
del distretto, quindi aveva una conoscenza approfondita
della nightlife di Aalborg, in particolar modo dei pub e delle
discoteche nei dintorni di Jomfru Ane Gade, l'area di maggiore
concentrazione di divertimenti notturni. Quindi anche
del Rainbow Six, la discoteca che per met era di propriet
di Jesper e Pia Mikkelsen. In pi, aveva studiato il caso in
vista di quell'incontro.
I coniugi Mikkelsen si erano sposati nel 1973 e si erano
trasferiti ad Aalborg gi nel 1978, lo stesso anno in cui era
stato inaugurato il loro negozio di dischi usati. Nel 1986 avevano
acquistato una villetta nel sobborgo di Hasseris, dove
tuttora abitavano, e nel 1993 si erano concessi anche una
residenza estiva, piccola ma signorile, a Gammel Skagen.
Tutti e due incensurati, non avevano mai avuto a che fare
con la polizia, a parte le occasionali liti domestiche, che per
non si erano risolte in procedimenti penali. Nel 1994 avevano
acquisito met del night club Rainbow Six e anche un
appartamento nello stesso edificio, con una camera che Jesper
Mikkelsen aveva adibito a ufficio. Le altre stanze venivano
utilizzate come magazzino per il negozio di dischi. La loro
contabilit, sia quella privata sia quella relativa alle due
attivit, era impeccabile, anche sul piano fiscale.
Pia Mikkelsen andava spesso a Copenaghen a fare visita
al fratello o ai figli di lui, gi adulti. Inoltre, era una sfegatata
ammiratrice del cantante austriaco Hansi Hinterseer, e andava
ai suoi concerti almeno un paio di volte l'anno. Jesper
Mikkelsen non coltivava nessun passatempo di cui la polizia
fosse al corrente, per in compenso lo si vedeva quasi tutte le
sere di gioved, venerd e sabato, nella sua discoteca o in altri
locali, non di rado insieme a ragazze giovanissime che lo accompagnavano
nei suoi giri notturni. Tuttavia, dato che era
difficile appurare - e soprattutto dimostrare - che quelle sue
abitudini comprendessero anche qualcosa di illegale, la polizia
non si interessava a lui: c'erano tanti altri problemi, ben
pi gravi, di cui occuparsi.
Queste erano informazioni di cui la Sezione Omicidi era
gi a conoscenza, ma Konrad Simonsen lasci che l'ufficiale
continuasse a parlare.
Pauline Berg, invece, si accigli. Se questo tizio molesta
le ragazzine, non mi sembra una cosa da sottovalutare.
Klavs Arnold era d'accordo. Era seduto al contrario su
una sedia, con la nuca appoggiata alla parete, e ogni tanto si
addormentava.
L'agente donna spieg: No, naturalmente, ma non c'
niente che faccia pensare a molestie, per come le intende il
codice penale. Anzi. Ho forti dubbi sul fatto che Jesper
Mikkelsen frequenti quelle giovani per motivi sessuali, e se
anche fosse, si tratta di rapporti con ragazze consenzienti -
e quindi legittimi - oppure, pi probabilmente, di sesso a
pagamento. Nel qual caso, abbiamo ben altro su cui impegnare
le nostre risorse.
Konrad Simonsen, avendo colto un'esitazione nella voce
della donna mentre descriveva quelle scappatelle - sempre
che questa parola fosse adatta a descrivere le abitudini di
Jesper Mikkelsen - chiese: Quindi lei non crede che lui
sfrutti le ragazze che frequenta?.
L'ufficiale non rispose in modo diretto. Ho sentito ogni
genere di storie di degradazione, prepotenza, violenza. Le
sento tutti i mesi, spesso sono ripugnanti, addirittura spaventose.
Ma mai che vi fosse implicato Jesper Mikkelsen. Nemmeno
una. E dire che frequento quell'ambiente da quasi sette
anni. Mi meraviglierei, se scoprissi che... S'interruppe.
Girano droghe, nel suo locale?
Di sicuro, quella schifezza si trova da tutte le parti, ma
la discoteca ha telecamere dappertutto, e il gestore e il personale
non sono certo gente che chiude un occhio su queste
cose. Io credo che i coniugi Mikkelsen non c'entrino niente
con la droga. Lo escludo. Per conosco bene le dicerie che a
un certo punto hanno cominciato a girare: probabilmente la
colpa  del fatto che Jesper Mikkelsen preferisce farsi accompagnare
da una o due guardie del corpo, quando gira di
notte per il centro citt. E spesso anche di giorno.
Klavs Arnold si svegli. Guardie del corpo? Le dispiace
approfondire?
Gorilla. Omaccioni tutti muscoli, di quelli che si vestono
come i cantanti hard rock, o come i biker, o come altro si
chiamano.
Professionisti?
Nemmeno per idea.
Armati?
Non credo. No, niente armi. Tutt'al pi un tirapugni,
cose del genere.
Parlarono con l'agente per un'altra mezz'ora, senza per
cavare un ragno dal buco. Dopodich, Klavs Arnold sal in
camera sua per farsi un sonnellino.
Pauline Berg si rivolse al suo superiore: E adesso cosa
vuole fare?.
Konrad Simonsen non doveva fare proprio niente, a parte
forse una breve passeggiata. Pauline Berg si offr di accompagnarlo,
e la cosa lo infastid.
Il Rainbow Six si trovava in centro, in Gabrielsgade, una
traversa di Jomfru Ane Gade. Konrad Simonsen, Pauline
Berg e Klavs Arnold osservarono la facciata dell'edificio.
Erano passate le undici di sera, la temperatura era scesa e
Pauline Berg aveva freddo. Pi volte se n'era uscita con qualche
frase impaziente, che per Konrad Simonsen aveva ignorato.
Anche lui guardava verso l'altro lato della strada, dove
si apriva l'ingresso della discoteca: una tettoia ad arco che
occupava met del marciapiede, sormontata da un'insegna
luminosa a forma di arcobaleno, con le fasce colorate che si
accendevano e si spegnevano con un secondo di ritardo l'una
dall'altra. Brutta, ma idonea a richiamare l'attenzione.
Sotto la tettoia, in posizione pi arretrata rispetto all'insegna,
c'era la porta d'ingresso con due portieri immersi in una
luce blu che ricordava il lampeggiante di un'ambulanza, che
li avvolgeva in un bagliore malaticcio, quasi tossico. Entrambi
erano vestiti di nero, con la parola Security stampata a
grandi lettere bianche sulla schiena.
I giovani arrivavano a piccoli gruppi e si mettevano in fila
ordinatamente sotto la tettoia, in attesa che i due uomini li
lasciassero entrare. Konrad Simonsen not che alcuni di loro
venivano invitati a saltare la coda ed entravano nel locale
senza essere controllati, mentre gli altri dovevano prima farsi
perquisire le tasche ed esibire un documento d'identit. In
un paio di occasioni capit che gli avventori venissero respinti.
La prima, quando due ragazze che cercavano di entrare
senza mettersi in coda furono cacciate con gesti rabbiosi
da una delle guardie. La seconda, pi grave, avrebbe potuto
sfociare in conseguenze spiacevoli. In mezzo a un gruppo
di otto-dieci ragazzi, nei quali perfino Konrad Simonsen
poteva riconoscere dei potenziali elementi di disturbo, ce
n'erano tre ai quali era stato negato l'ingresso, perch evidentemente
le loro felpe col cappuccio, i berretti e i pantaloni
da rapper non rientravano nel dress-code della discoteca.
Ne era seguita una discussione chiassosa, ma con la rapidit
del fulmine quattro buttafuori erano usciti dal locale per dare
sostegno ai primi due, e i ragazzi se n'erano andati.
Klavs Arnold comment: Sono molto giovani.
Pauline Berg spieg che la clientela cambiava a seconda
del giorno: di gioved il limite di et era di diciassette anni,
di venerd era di venti e di sabato ventitr. Dato che i ragazzi
non avrebbero mai passato una serata di bagordi con
gente pi giovane di loro, anzi, preferivano uscire con quelli
pi grandi, quel giorno c'erano ben pochi maggiorenni.
Poi, rivolta a Konrad Simonsen, aggiunse: Posso mettermi
in coda? Mi si stanno formando i ghiaccioli fra le dita dei
piedi.
Konrad Simonsen acconsent. Dopo che Pauline Berg fu
entrata, lui si volt verso Klavs Arnold e disse: Non dicevi
che lei sarebbe passata inosservata in mezzo alla clientela?
Quasi quasi, tanto valeva che entrassimo noi.
Che ne sapevo io, che il gioved erano tutti adolescenti?
Giusto, non potevi saperlo. Senti, sei armato?
S.
Se quei Mister Muscolo vogliono perquisirti, tu esibisci
il distintivo. Non voglio disordini. E talmente evidente che
non facciamo parte della clientela normale, che in pratica non
fa differenza, se sanno chi siamo.
La sua idea era quella di restare in una posizione defilata
e farsi un'idea dell'ambiente, per poi salire al piano superiore
e affrontare Jesper Mikkelsen. Sempre che lui fosse stato
presente, cosa della quale loro non avevano nessuna certezza.
Ma ormai quella parte del programma era andata all'aria.
Tuttavia, Konrad Simonsen si attenne ai suoi propositi e,
dieci minuti dopo che Pauline Berg fu entrata, lui attravers
la strada per la sua prima serata in discoteca dopo trent'anni.
Klavs Arnold lo segu a ruota.
I portieri dovevano averli notati da un bel po', perch li
richiamarono a gesti prima che loro avessero il tempo di
mettersi in coda. Il pi giovane dei due chiese a Klavs Arnold:
Cosa volete?.
Entrare.
L'uomo si consult con il collega, che si volt a guardarli,
poi indic loro la porta per invitarli ad accomodarsi senza
fare la fila.
Entrarono in una stanza in penombra. Sulla sinistra c'era
un bancone alto e nero, dietro il quale una cassiera raccoglieva
le quote d'ingresso, ottanta corone, e timbrava il dorso
della mano dei clienti. La donna osserv Konrad Simonsen,
che pag per s e per Klavs Arnold e scosse la testa con un
gesto eloquente: no, grazie, non occorreva nessun timbro.
Allo sportello del guardaroba, Klavs Arnold lasci la giacca,
mentre Konrad Simonsen studiava l'avviso dei vigili del fuoco
affisso a una parete: il locale aveva una capienza massima
di centocinquanta persone. Il guardarobiere lo scrut con
aria preoccupata, soprattutto quando Konrad Simonsen
trattenne lo jutlandese dal proseguire e ambedue rimasero
per un poco appoggiati al bancone nero a osservare i giovani
che salivano e scendevano la breve scalinata che portava ai
gabinetti. Quasi tutte erano ragazze che andavano a ripassarsi
il lucidalabbra o il mascara.
Poco dopo, varcarono una porta ad arco ed entrarono in
un grande ambiente, mezzo pieno di clienti, tutti giovani.
Le ragazze portavano gonne cortissime, gambe nude e tacchi
a spillo sui quali faticavano a camminare. I ragazzi erano
in jeans e camicia mezza aperta, con i capelli impomatati e
un po' di patacche al collo. L'arredamento era piuttosto ordinario:
tappezzeria marrone con fiori stilizzati color oro,
luci soffuse da una gran quantit di lampadari di cristallo
appesi al soffitto. Uno dei lati lunghi del locale era adibito
a lounge, con divanetti in pelle e pesanti tavoli in legno massello.
Klavs Arnold and in avanscoperta e occup un sof
in un angolo. Si sedettero e in pochi istanti ebbero il tavolo
tutto per s, perch i due ragazzi che lo occupavano si affrettarono
a battere in ritirata. Konrad Simonsen scandagli
l'ambiente con lo sguardo. Di fronte a loro si estendeva la
pista da ballo, come una grotta buia che si apriva nella parete.
Un DJ, che da l non era visibile, present il brano successivo
e fece ripartire la musica, ma il volume era di gran lunga
inferiore a quello che Konrad Simonsen aveva temuto:
senz'altro sopportabile. Quattro o cinque giovani si agitavano
sulla pista da ballo, alcuni con un partner, altri senza. A
tratti, venivano avvolti in un fumo bianco che aveva un odore
particolarissimo, nauseante, che lui non avrebbe saputo
identificare.
Un buttafuori delle dimensioni di un fienile si avvicin a
loro. Indossava un elegante smoking bianco, ma aveva uno
sguardo gelido. Desiderate qualcosa?
I giovani dovevano fare le loro ordinazioni direttamente
al bancone, dalla parte opposta della sala, ma evidentemente
per gli adulti il servizio funzionava in modo diverso.
Klavs Arnold gli rispose in tono sdegnoso: S, essere lasciati
in pace.
L'uomo se ne and senza fare una piega.
Konrad Simonsen si guard intorno: Vedi qualche porta
dalla quale si acceda al primo piano?.
Klavs Arnold indic con il pollice un punto alle proprie
spalle. La porta era tappezzata e si confondeva con la parete,
non era facile individuarla.
Konrad Simonsen sorrise, poi prese la lista delle bevande,
in carta nera plastificata e con le scritte in bianco, che
stava sotto la lampada a forma di candela. Voleva vedere se il
locale serviva anche analcolici, dato che gran parte della
clientela era minorenne. Lesse, ma non riusc a decifrare
quelle denominazioni esotiche.
Klavs Arnold, con tono da esperto, spieg: Nessuno di
questi adolescenti spenderebbe cento corone per un Mai Tai
o una Caipirinha, quando ci sono il Tequila Sunrise e il Sex
on the Beach che costano la met. I drink devono essere
grandiosi, coloratissimi, con nomi divertenti....
Konrad Simonsen lo interruppe e indic l'ingresso, dove
era appena comparso Jesper Mikkelsen in compagnia di una
ragazzina. Klavs Arnold serr le labbra, mentre il titolare del
locale conduceva l'amichetta fino al bancone. Poco dopo,
ambedue si avvicinarono, lei con un bicchierone pieno di un
drink azzurrino con una cannuccia, lui con un piccolo boccale
di birra. L'uomo sembrava pi vecchio di quanto Konrad
Simonsen si fosse aspettato, e anche pi stanco. Mentre la
strana coppia attraversava il locale, Klavs Arnold estrasse il
cellulare e li film senza nessuna discrezione. Jesper Mikkelsen
gli lanci un'occhiata incuriosita, ma alla fine lo ignor.
I due si fermarono davanti alla porta mimetizzata, ad appena
un metro da loro, poi lui baci la ragazza sulla guancia ed
entr, con la sua birra in mano.
Lei rimase a un paio di metri di distanza, sembrava quasi
sperduta. Konrad Simonsen la osserv. Aveva un vestitino
nero smanicato, corto ma non volgare, con due grandi tasche
sul davanti della gonna, a dare un po' di volume in pi. I
capelli erano sciolti e ispessiti dalla troppa lacca. Non poteva
avere pi di sedici anni. Poco dopo, torn verso il bar e lui
segu i suoi movimenti. Aveva tacchi troppo alti per riuscire
a camminare in modo normale, oppure forse era ubriaca,
difficile a dirsi. Si sedette su uno sgabello accanto al bancone
e Konrad Simonsen annu tra s e s, come per esprimere
consenso, quando not che Pauline Berg le sedeva di fianco.
Klavs Arnold comment: Smokey eyes, glitter agli zigomi,
una cretinetta volgare.
Lui rispose distratto: Sei un vero intenditore di discoteche.
Fai paura.
Klavs Arnold sogghign. Ho lavorato per due stagioni
come portiere di discoteca a Esbjerg, per me  quasi come
tornare a casa. 
In polizia, in discoteca e in un centro fitness. Quanti
lavori hai fatto contemporaneamente?
La risposta non arriv. Il buttafuori che li aveva avvicinati
poco prima, insieme a un collega all'incirca delle stesse
dimensioni fisiche, attravers il locale e venne al loro tavolo.
L'atteggiamento amichevole di prima era sparito, gli occhi di
ghiaccio no. Venite con noi. Subito!
L'altro uomo apr la porta dissimulata nel muro e attese
che loro fossero entrati, poi li segu, dando a Konrad Simonsen
un violento spintone fra le scapole e sibilando qualcosa
d'indecifrabile. Li spinse su per una rampa di scale larga appena
quanto bastava per far passare una persona sola, il primo
buttafuori in testa alla fila, l'altro alle loro spalle. In cima c'era
un breve corridoio, in fondo al quale si apriva una porta.
Vennero condotti in una stanza che non superava le dimensioni
di un piccolo soggiorno, senza finestre e illuminata
dal forte bagliore di due neon fissati al soffitto. Tre pareti
erano occupate da scaffalature in acciaio piene di faldoni e
raccoglitori di ogni formato e colore. Jesper Mikkelsen, seduto
a una scrivania dirimpetto alla porta, rivolse uno sguardo
di riprovazione ai due ospiti. Davanti a s aveva un boccale
di birra ancora pieno.
Konrad Simonsen ebbe difficolt a elaborare ci che accadde
nei cinque secondi che seguirono. Klavs Arnold, con
l'aria di chi non aveva capito bene che cosa stesse succedendo,
azzard qualche passo verso la scrivania, e subito venne
affiancato dai buttafuori. Di sorpresa, con la rapidit del fulmine,
comp mezzo giro su se stesso e diede un pugno sul
naso di uno dei due, che si frattur con uno scricchiolio.
Quasi nello stesso istante, scalci all'indietro, colpendo con
il lato del piede l'inforcatura delle gambe dell'altro uomo,
che cadde in ginocchio e rotol su un fianco. Un momento
dopo, fece uno sgambetto al primo buttafuori, che non aveva
ancora avuto il tempo di portarsi le mani al naso sanguinante,
mandando a terra anche lui.
Resti immobile. Immobile. Tutt'a un tratto, Klavs Arnold
impugnava la pistola. Sembrava che gli fosse comparsa in
mano per magia, come in seguito Konrad Simonsen avrebbe
descritto la scena. La canna era puntata verso il petto di Jesper
Mikkelsen, e si sent un leggero scatto metallico mentre
Klavs Arnold toglieva la sicura. Ripet l'ordine con una tranquillit
agghiacciante, usando la mano sinistra per sostenere il
braccio destro teso in avanti. Calmo, niente movimenti bruschi.
E tolga quella mano dal cassetto. Lentamente! 
Jesper Mikkelsen obbed. La sua mano spunt da sotto il
bordo della scrivania. Sollev entrambe le braccia sopra la
testa, senza averne ricevuto ordine. Klavs Arnold gli si mise
a fianco, lo sollev tenendolo per la cravatta e lo perquis
rapidamente, in cerca di armi, dopodich lo spinse a terra
accanto ai suoi due uomini che ancora gemevano. Soltanto
allora, rimise la sicura e ripose la pistola nella fondina.
Konrad Simonsen and dietro la scrivania e guard nel
cassetto aperto. C'era un cellulare. Osserv il display: Jesper
Mikkelsen aveva fatto in tempo a digitare il numero della
polizia di Aalborg. Proprio in quel momento, qualcuno buss
alla porta. Klavs Arnold apr, ed entr Pauline Berg, seguita
dalla ragazzina, che si guard intorno, terrorizzata.
Quando vide Jesper Mikkelsen steso a terra, si sedette accanto
a lui e cominci a piangere.
Anche Pauline Berg si guard intorno, poi disse: Siamo
nella merda.
Fu Konrad Simonsen a riportare l'ordine. La questione
dei due uomini aggrediti venne liquidata in breve: lui e Jesper
Mikkelsen concordarono sul fatto che il torto stesse da
ambo le parti, e che fosse nell'interesse di tutti metterci una
pietra sopra. I buttafuori se ne andarono zoppicando. Nel
frattempo, Konrad Simonsen se la prese con Klavs Arnold.
Lo jutlandese abbass lo sguardo, consapevole di essersi meritato
una lavata di capo per la sua reazione eccessiva. Pauline Berg
invit la ragazza a raccontare la sua storia, e lei, bench
incerta e tentennante, cominci a parlare.
Un anno e mezzo prima, era completamente allo sbando.
Alla fine dell'ottava classe aveva interrotto gli studi, era scappata
di casa e, dopo un paio di fughe all'estero, era finita ad
Aalborg, dove era andata ad abitare insieme al suo ragazzo.
In quel momento prendeva droghe, e a casa del ragazzo le
cose erano peggiorate: la sua dipendenza costava cara, e nel
giro di poco aveva cominciato a battere i marciapiedi intorno
a Goglergade o a fare qualche turno presso un centro massaggi
di Norresundby, nei momenti in cui non era troppo
fatta. Lo scorso novembre era stata ricoverata all'ospedale di
Aalborg per intossicazione alcolica, e l aveva conosciuto Jesper
Mikkelsen, ma aveva rifiutato la sua offerta di aiuto. Tre
settimane dopo, era di nuovo in ospedale, stavolta per un
blando tentativo di suicidio. Jesper Mikkelsen le aveva fatto
di nuovo visita, e dopo una lunga chiacchierata lei aveva accettato
il sostegno di lui e della moglie. Due dei raccoglitori
presenti nella scaffalatura confermavano la storia della ragazza.
Non era la prima, ce n'erano gi state altre, che Jesper e
Pia Mikkelsen avevano aiutato. Molte. Konrad Simonsen e
Klavs Arnold sfogliarono tutti i loro faldoni: ragazze giovani,
di solito provenienti da piccoli centri dell'entroterra, allo
sbando ad Aalborg o sulla buona strada per finirci. Laddove
necessario, i coniugi le avevano fatte ricoverare presso una
clinica privata a Viborg, dopodich avevano procurato loro
un posto dove abitare, le avevano iscritte a un corso di formazione
professionale, e spesso avevano ricominciato daccapo
la procedura nel momento in cui loro ricadevano nel vizio.
Ma una volta scelta una ragazza, i signori Mikkelsen dimostravano
una rara tenacia nell'aiutarla, e senza badare a spese.
Klavs Arnold ripose il raccoglitore che aveva in mano, e
poco dopo Konrad Simonsen fece lo stesso. Poi si rivolse a
Jesper Mikkelsen e disse: Impressionante. Dato che il titolare
della discoteca restava in silenzio, Konrad Simonsen
prosegu: Vesterhavsgrden, giugno 1969, vacanza studio.
L'uomo sostenne il suo sguardo senza paura. Domani
mattina alle otto, qui nel mio ufficio, insieme a mia moglie e
al mio avvocato.
Lucy Davison. Ho delle foto di voi insieme.
Jesper Mikkelsen non rispose. Konrad Simonsen spost
il colloquio dell'indomani alla centrale di polizia di Aalborg
e disse che lui e il collega avrebbero trovato l'uscita da soli.
Come concordato, Pia e Jesper Mikkelsen si presentarono
alle otto, portando con s un avvocato che all'inizio
dell'interrogatorio annunci di voler fare una dichiarazione
a nome dei suoi clienti. Konrad Simonsen e la Contessa attesero
speranzosi. Forse il volo che la Contessa aveva preso
quella mattina non era stato inutile?
Su questo si sbagliavano. L'avvocato prese un foglio e lesse:
Pia Mikkelsen e Jesper Mikkelsen non desiderano parlare
con la polizia. Se in seguito venissero arrestati - uno dei
due oppure entrambi - in relazione a questo caso, richiedono
che io venga contattato immediatamente e sia presente,
prima che qualunque domanda venga loro posta.
Konrad Simonsen era sorpreso. Ma se non vi abbiamo
nemmeno detto di quale caso si tratta! 
L'avvocato lo ignor e prosegu, in tono monocorde: I
miei clienti dichiarano che Lucy Davison, la ragazza inglese
che hanno conosciuto durante la vacanza studio del 1969, ha
preso la corriera per Varde nel pomeriggio di mercoled 18
giugno dello stesso anno. Da allora non l'hanno pi vista, e
non hanno altro da dichiarare. I miei clienti sono in arresto?.
La Contessa scosse la testa. No, per vorremmo...
L'avvocato si alz, imitato dai coniugi. Venite, andiamocene.
E cos fecero.
Era difficile spargere elogi a comando. Konrad Simonsen
si sentiva come un attore che aveva dimenticato una battuta.
Per il momento, rinunci a inventarsi una frase adeguata e
accompagn Pauline Berg nella sua ronda. Cammin in silenzio,
ispezionando in tutta calma tutti i collage, come un
collezionista d'arte in casa di un gallerista, ma stranamente
era come se fossero le sue stesse opere a essere sotto esame.
Cerc di reprimere il senso di vergogna. Ieri mi hai raccontato
che stai leggendo cose degli anni sessanta. Ne hai ricavato
qualcosa?
Pauline Berg era stata contenta, quando lui le aveva chiesto
se avesse voglia di rivedere la galleria, e dall'aeroporto
erano venuti direttamente a Sollerod. Niente di concreto,
per c' un sacco di roba che non sapevo.
Per esempio?
Che la vostra musica era sempre bellissima, e che i vostri
libri erano noiosi.
La vostra musica, i vostri libri. Konrad Simonsen si riconobbe
in quei possessivi, e pens che fino a un mese prima
non ci sarebbe riuscito.
Pauline Berg si mise di fianco al collage che aveva appena
osservato e abbass lo sguardo sul pavimento, nel punto in
cui quasi dieci giorni prima aveva avuto un attacco di panico.
Alla fine disse: Quando mi sono sentita stringere la gola,
ho creduto che fosse Juli Denissen che veniva strangolata,
ma adesso so che era Lucy Davison. Aveva un tono pacato,
come se avesse espresso una questione ordinaria, bench importante.
Konrad Simonsen serr le labbra, non sapeva cosa dire, e
rispose all'occhiata di lei con un'alzata di spalle.
Pauline Berg distolse lo sguardo e si piazz davanti al
collage successivo. Io so qual era il poster che lei aveva appeso
in camera sua, da giovane.
No, che non lo sai. Konrad Simonsen cerc nuovamente
il suo sguardo, ma invano.
Marilyn Monroe con i capelli color grano, la bocca piccola
e l'ombretto azzurro, Andy Warhol, 1967.
Konrad Simonsen trasal. Ricordava benissimo quel manifesto,
e anche che a un certo punto aveva pensato di comprarlo,
ma non ci era mai riuscito, sicuramente per mancanza
di soldi. Devo ammettere che ci sei andata vicinissima.
Credeva che avrei detto Che Guevara, eh? Il medico
guerrigliero?
S, ci avevo pensato.
Insomma, cos'aveva appeso?
Niente di tipico di quell'epoca. O almeno, che mi ricordi...
ma s, avevo un manifesto del referendum sull'adesione
alla Comunit Europea. Ma non era niente di artistico, c'era
scritto soltanto COMUNIT EUROPEA NO GRAZIE, a grandi lettere
rosse.
Ma quello non era negli anni sessanta. Non  stato nel
1972?
Mi sono svegliato tardi.
La conversazione s'interruppe, mentre lei si concentrava
per un attimo sull'immagine davanti a s e Konrad Simonsen,
dal canto suo, non sapeva con che cosa riempire quel
vuoto. Poco dopo, fu lei a riprendere il dialogo: Il No grazie
era tipico. Sempre questo No grazie-, No grazie qui, No grazie
l. Tra l'altro, avrei detto che lei avesse votato s.
Infatti. Ma c' stata una fase in cui ero contrario. E poi
una ragazza che conoscevo aveva appeso quel manifesto in
camera sua.
Rita?
Konrad Simonsen non ricordava di averle detto come si
chiamava la sua vecchia fidanzata, ma evidentemente doveva
avergliene parlato. A meno che Pauline non l'avesse saputo
dalla Contessa. Per quel che contava, decise di non rimuginarci
e si limit a confermare: S.
E lei ha votato no?
Non ha votato proprio per niente.
Conversazione ancora in stallo, ma ormai mancavano solo tre collage, quindi tanto valeva lasciar perdere. Arrivata
all'ultimo, Pauline ritorn a uno dei precedenti e disse: Se
c' una cosa di cui non riesco a capacitarmi,  la vostra presunzione.
E come se ai vostri occhi nessun'altra generazione
valesse niente, ogni cosa viene misurata secondo il metro dei
vostri sacri anni sessanta e giudicata frivola. Parlava senza
aggressivit, la sua era solamente una constatazione.
Konrad Simonsen fece un sorrisetto beffardo. Fra trecento anni, l'unica generazione a essere ricordata sar la nostra,
a meno di forti sconvolgimenti nel prossimo ventennio.
E sottolineo, l'unica. Abbiamo tutti i numeri per restare unici
nel nostro genere.
Se il suo intento era quello di provocare, non and a segno.
Pauline Berg rispose in tono rassegnato: Ecco, appunto.
Siete insopportabili.
In tutta la storia della Danimarca, siamo la prima generazione
che non ha mai provato la guerra o la fame. Spero
vivamente che ne seguiranno altre, ma purtroppo non sono
del tutto convinto che andr cos.
Finalmente Pauline Berg si volt verso di lui, e il commissario
vide che aveva le lacrime agli occhi. Per un istante temette
che stesse per avere un nuovo attacco di panico, ma
poi cap che era soltanto commossa da ci che aveva visto. E
lei non fece nulla per celare il proprio moto d'animo, quando
disse: Capisco che lei abbia tanta voglia di trovarla, e
sono contenta di essere venuta anch'io. E bene rivedere la
stanza, e ovviamente anche... be', che io non abbia avuto
paura.
Credevi che ne avresti avuta?
Era una domanda stupida, e lei non rispose.
Si sedettero su un paio di sedie che Konrad Simonsen
aveva recuperato da una delle molte stanze della Contessa.
Accanto, c'era la cyclette. Distrattamente, colp un paio di
volte un pedale che, ben oliato com'era, gir veloce, mentre
Pauline Berg si asciugava gli occhi. Poi lui disse: Poco fa
ha telefonato una collega da Aalborg, confermando la storia di
Pia e Jesper Mikkelsen, quindi non c' pi dubbio.
Raccattano le ragazzine allo sbando o in procinto di finirci,
e le aiutano a rimettersi in pista?
S. E ovviamente ci mettono tutti i soldi necessari. Disintossicazione,
istruzione, alloggio, eventuali debiti e molto
altro. I loro progetti, se cos si pu chiamarli, hanno ottimi
esiti.
E i gorilla di Jesper Mikkelsen?
Semplici guardie del corpo. Non tutti sono convinti che
quelle ragazzine meritino una seconda occasione.
Pauline Berg annu, anche lei aveva avuto lo stesso pensiero.
Ma di Lucy non hanno voluto parlare? Secondo lei
sono stati loro a uccidere Jorgen Kramer Nielsen?
Forse, non saprei. In ogni caso, sono sicuro che  stato
uno di quei quattro.
Dobbiamo parlare con quella che sta in Norvegia.
Helena Brage Hansen. S, manca soltanto lei.
Il secondo interrogatorio di Hanne Brummersted ebbe
luogo alla Questura di Copenaghen venerd 31 ottobre 2008,
alle cinque del pomeriggio, ma stavolta senza nessun guanto
di velluto. La Contessa e Konrad Simonsen erano curiosi di
vedere se sarebbe arrivata da sola. Konrad Simonsen scommetteva
che si sarebbe presentata insieme a qualcuno, mentre
la Contessa puntava sull'altra ipotesi. E vinse lei: la dottoressa
non era accompagnata. A labbra serrate, si sedette e
attese le domande. Non sembrava a suo agio, ma nemmeno
sull'orlo di un crollo nervoso.
Konrad Simonsen esord mostrandole una bustina di plastica.
Saprebbe dirmi cos' questo oggetto?
Un mozzicone di sigaretta.
Esatto. Pi precisamente, il mozzicone di una sua sigaretta.
La donna non impieg molto a risalire alla circostanza in
questione. Non ne avete diritto.  illegale, quel mozzicone
e mio.
Sciocchezze, e oltretutto tardive. Abbiamo l'analisi del
DNA trovato su questa sigaretta, e anche quella eseguita sulla
saliva prelevata dal francobollo della cartolina di Lucy
Davison ai genitori, spedita proprio da lei, sabato 21 giugno
1969,
 davvero convinto di spaventarmi? Non ho accordato
nessun permesso di compiere un'analisi del mio DNA. Posso
vedere il vostro mandato? 
No, perch non ce l'abbiamo. Per pu vedere gli esiti
delle analisi.  pur sempre un medico, sono cose di cui s'intende.
Konrad Simonsen pos due documenti sul tavolo.
Mi rifiuto di guardarli. Non avete nessun permesso,
quindi  come se non esistessero.
Oh, per esiste la vergogna. Guardi un po' dov' stata
condotta l'indagine.
La donna abbass lo sguardo sui fogli ed esclam con
stupore: In Svezia.
Esatto, e pi precisamente all'Universit di Lund, dove
c' un laboratorio avanzatissimo, che non ha nulla da invidiare
a quelli danesi, e adesso gli svedesi vorrebbero proprio
fare una chiacchierata con lei. Non  un segreto, che i giuristi
ne stiano ancora discutendo, ma tutto fa pensare che arriver
una richiesta di estradizione. Sa, gli omicidi non cadono mai
in prescrizione.
La dottoressa non rispose. Stava assimilando la notizia,
che in massima parte era pura invenzione. Cerc di scegliere
un atteggiamento adeguato, e purtroppo trov il pi giusto
possibile. In tal caso, andr in Svezia volontariamente, e se
si riesce a dimostrare che quel francobollo l'ho leccato io,
allora sar andata cos. Potrei immaginare tutta una serie di
spiegazioni ovvie, ma non  compito mio. Ve l'ho detto la
volta scorsa e ve lo ripeto adesso: non mi ricordo niente. Ed
 quello che dir anche agli svedesi.
L'ufficio postale di Orsa si trova a cinquecento chilometri
verso nord. Non  esattamente una passeggiata. Non
conti troppo sulle sue conclusioni. Il DNA mi ricollega al
francobollo, non a Orsa, a meno che io non abbia leccato
qualcosa anche lass. 
Le spiacerebbe metterci a parte di qualcuna delle sue
spiegazioni ovvie? Noi ne conosciamo soltanto una.
Mi spiacerebbe eccome. Sarebbero solo congetture, e
quelle le lascio a voi.
Konrad Simonsen si accorse di avere sempre meno carte
da giocare, senza per questo essere riuscito a incastrare la
dottoressa. Gi due volte aveva truccato la verit, ora si aggrapp
a una terza bugia. La polizia britannica, a suo tempo,
ha rilevato delle impronte digitali dalla cartolina. Ne ha trovate
parecchie, ovviamente, e per tutte c'era una spiegazione.
Tranne una. Le chiediamo il permesso di prendere le sue.
Anche stavolta la donna riflett attentamente, prima di
rispondere. Prego, fate pure.
Anche nell'androne della casa in Johannes Lindevej, a
Hvidovre, ce ne sono alcune che non riusciamo a collegare a
nessuno.
Non so di che cosa stia parlando,
Sicura? Non le ricorda niente? E proprio in Johannes
Lindevej che abitava Jorgen Kramer Nielsen. Fino allo scorso
febbraio, quando lei lo ha ucciso.
Ma che dite? Io non ho ucciso nessuno.
Lei  una donna alta e forte, e conosce l'anatomia. Un
braccio intorno alla testa, uno strattone verso l'alto, e avrebbe
potuto trascinare il cadavere gi per la scala.
Non ho ammazzato nessuno, e non ci sono le mie impronte
digitali, n sulla cartolina, n nell'androne. La dottoressa
lev una mano a mezz'aria e prosegu: E prima che
lei esulti per il fatto che io abbia appena sostenuto di non
aver lasciato impronte sulla cartolina, subito dopo aver detto
di non ricordarmi niente, vorrei farle notare che mi ha appena
accusata di omicidio, cosa che farebbe uscire dai gangheri
chiunque.
Konrad Simonsen tent con un'altra serie di domande,
ma la donna le eluse tutte.
La Contessa intervenne: Hanne, tesoro, facciamo un
gioco. Tu menti, e lo sai; lo sappiamo anche noi, e tu sai che
lo sappiamo. E smettila di fingere di non capire, perch capisci
benissimo.
Certo, che capisco. E non mento. Ho dimenticato parecchie
cose, lo ammetto, ma non ho ammazzato nessuno, e
mi faccia il piacere di non darmi del tu. Per lei sono la dottoressa
Brummersted.
Come educa le sue figlie, dottoressa Brummersted?
Le mie figlie non hanno alcuna rilevanza in questa sede.
Io credo che lei le educhi in modo del tutto normale,
con bont, sicurezza, amore, valori sani. Non dire bugie, essere
buoni con il prossimo, assumersi la responsabilit delle
proprie azioni, ammettere i propri errori e imparare da essi.
Mi sbaglio?
Le mie figlie non hanno alcuna rilevanza in questa sede.
In tutto questo, per, lei porta il peso di un ripugnante
segreto. Qualunque cosa faccia, non riesce a scrollarselo di
dosso. Lei  l'esatto contrario di ci che ha insegnato alle sue
figlie. Ogni giorno  stato una bugia: la sua morale, la sua
etica, la sua ragionevolezza, perfino le emozioni che sta cominciando
a condividere con la sua primogenita, tutto questo
 una grandissima, brutta bugia.
Le mie figlie non hanno alcuna rilevanza in questa sede.
Le tremava la voce, e se ne accorsero tutti e tre.
La Contessa insistette: Non avr nessuna giustificazione,
e quando la verit verr alla luce, il prezzo da pagare sar
altissimo. Le perder, e l'unica opportunit di rimediare se
la sta lasciando sfuggire in questo momento. Fece una pausa
greve, che per non ebbe effetto. Ha due alternative: raccontarci
subito che cos' successo durante quella vacanza
studio, oppure aspettare che noi la trasciniamo nel fango e
dopo spiegare alle sue figlie come mai ha taciuto.
Un muscolo sotto un occhio di Hanne Brummersted ebbe
un tremolio, ma questa fu la sua unica reazione.
L'inferno  ancora pi inferno quando ci si abitua.
La dottoressa si ricompose. Ci ha rimuginato a lungo,
eh? Gran belle parole, peccato che non vogliano dire niente.
La comparazione non vale per i concetti assoluti.
Certo. Non metto in dubbio la sua intelligenza, solo la
sua moralit.
Se non mette in dubbio la mia intelligenza, non le viene
in mente che mi sarei presentata con un avvocato, se fossi
stata io a uccidere Jorgen Kramer Nielsen?
Le domande le facciamo noi, a questo punto pensavo
che lo avesse capito. Diceva, riguardo alla sua moralit?
Veramente non parlavo di questo, ma d'accordo. Per
tutta la mia vita adulta ho lavorato duro... ogni santo giorno...
sempre... Che cos'avrei raccontato alle mie figlie? Forse
che bisogna mantenere le promesse... che ho fatto un giuramento...
Finalmente cedette. Un leggero singulto, poi un
altro, infine le lacrime sulle gote, seguite dall'eyeliner. Konrad
Simonsen si prepar a intervenire. Voleva sentire qualcosa di
pi, riguardo alla promessa in questione, ma prima che lui
avesse il tempo di fare domande, Hanne Brummersted prese
il sopravvento, lasciandoli a bocca aperta come pivelli. Drizz
il viso rigato di lacrime verso la telecamera che Konrad
Simonsen aveva messo in bella mostra per torchiarla, e si rivolse
alla Contessa: L'ultima volta, mi ha detto che avrebbe
rivelato questa storia alla stampa, se non avessi confessato
cose che non riesco a ricordare. Peccato che la sua minaccia
non figuri nella vostra registrazione audio. Mi ha anche promesso
che mi avrebbe fatta piangere. Adesso ce l'ha fatta.
Abbiamo finito?.
L'indirizzo che Konrad Simonsen aveva trovato durante
il concerto a Frederiksvaerk si rivel essere quello di un autosilo.
Il portiere era gentile. Non appena Simonsen gli ebbe
spiegato il motivo della visita, gli disse: La sta aspettando.
Un momento, guardo se la trovo. Lanci un'occhiata a una
fila di schermi che luccicavano alla sua sinistra. E al quarto
livello, adesso provo a chiamarla, ma non  detto che funzioni.
Abbiamo qualche problema nelle comunicazioni: da
quando hanno demolito la palazzina accanto, continua a cadere
la linea, chiss perch.
Konrad Simonsen lo interruppe. Non fa niente, vado di
persona.
L'uomo riflett, con aria scettica, poi rispose: Se non la
trova, torni gi. Ci hanno detto che dovevamo aiutarla. Cio,
praticamente ce l'hanno ordinato.
Ed  la signora a dare gli ordini, qui?
Direi di s,  la proprietaria. L'ascensore  in fondo a
destra, segua i cartelli.
Credo che salir a piedi, cos faccio un po' di movimento.
Per me non c' problema, ma guardi che qui girano
macchine. Ogni tanto la gente se lo dimentica.
Konrad Simonsen fu soddisfatto quando arriv al quarto
livello in un tempo ragionevole e senza essere a corto di fiato.
Da l prosegu lentamente fino all'interno dell'edificio. Non
c'era nessuno, e in pochi istanti gli venne un senso di oppressione.
Si ferm e si guard intorno. La luce bianca che proveniva
dalle piccole finestre si mescolava con il giallo spento
delle plafoniere, dando una tinta sporca e irreale al calcestruzzo.
Qua e l, la monotonia era interrotta da una tubatura
in zinco, e le sporadiche vetture brillavano come gioielli in
quell'ambiente silenzioso e appassito. Rita non era da nessuna
parte. Soltanto dopo un lungo e deprimente giro di perlustrazione,
durante il quale fu tentato di tornare dal portiere,
la trov. Era l, con un blocco in mano, dietro una Passat
nera, e stava compilando un modulo. Sembrava una zelante
ausiliaria del parcheggio. Konrad Simonsen pot osservarla
con comodo.
Il tempo non era stato gentile con lei. Aveva il viso segnato,
quasi tirato, e la bocca imbronciata, come per dire al
mondo che lei no, non recriminava. Quelli che una volta erano
riccioli ribelli color lino ora erano stati domati, e pendevano
stanchi e opachi. Nemmeno i suoi occhi erano invecchiati
bene: avevano visto quel che c'era da vedere, e non si
sobbarcavano lo sforzo di osservarne una replica. Il cappotto
verde militare, dal taglio simile a quello di un poncho, le arrivava
fino alle caviglie e la faceva sembrare ancora pi vecchia,
e combinato con la borsetta grigia dava l'idea di un ufficiale
in pensione.
Konrad Simonsen si sent cadere le braccia. La ragazza
della sua giovinezza non c'era pi. Era esistita soltanto dentro
di lui, immobilizzata nel tempo come un'illusione preziosa,
ravvivata da una donna che lui non conosceva. Con circospezione,
arretr di un passo e lanci un'occhiata verso l'uscita.
Lei alz lo sguardo e lo scorse. A quel punto accadde il
miracolo: il suo sorriso spazz via tutti gli anni come foglie al
vento, e riecco Rita.
Ciao, Konrad. Che bello, sei venuto.
La stessa voce di una volta, roca e sensuale. All'improvviso,
parole della sua giovinezza trovarono sfogo. Ciao, bellissima.
Ti andrebbe una tazza di t insieme a me?
Risero, e soltanto quando pass un'auto e il guidatore
rivolse loro un sorriso allegro si accorsero di essersi abbracciati
stretti.
Lui la invit a cena fuori. Sempre se hai tempo.
Di quello ne ho a fiumi. Non faccio praticamente niente,
 solo che mi piace andarmene in giro a sniffare gas di
scarico e prendere qualche appunto qua e l, roba di poco
conto che potrei benissimo lasciare ad altri.
S, mi hanno detto che sei la proprietaria.
Di una met. L'altra  tua, Konrad. Lo so bene.
Lui pos un dito sulle sue labbra, poi sulle proprie, e fece:
Ssst!, pianissimo ma con decisione.
Sei sicuro? Ho gi parlato con il commercialista e...
Lui ripet il gesto.
Rita cap. Poco dopo, gli chiese: Non hai mai parlato
con nessuno di quello che  successo allora?.
No.
Neanch'io, per ogni tanto ne avrei avuto una gran voglia.
Tu?
Una volta sola. Pochissimo tempo fa, tra l'altro.
A tua moglie o alla tua fidanzata? Ai tuoi figli? Era
chiaro che Rita stava pescando informazioni.
No, nessuno, ma lasciamo perdere. Ci sono cos tante
altre cose di cui parlare.
Gi, infatti... anche se a me piacerebbe... be', parlare
anche di quello.
Lui non rispose.
Quando torn a casa, la Contessa lo tempest di domande.
Lui non aveva voglia di mentire, e lei non era una alla
quale fosse facile dire mezze verit.
Voleva darti met del suo autosilo? Perch?
Non per davvero, naturalmente, per s. Una volta le ho
dato dei soldi per andare negli Stati Uniti. Era in una situazione
difficile. Non so bene perch.
Quanti gliene avevi dati?
Non mi ricordo, per erano tanti.
Come li avevi trovati?
Giocando la schedina. Lo facevano tutti, in quegli anni.
E avevi fatto tredici?
Dodici, quella volta.
Sei un uomo generoso e fortunatissimo, Konrad. Continuerai
a vederla?
No, non sono interessato, e nemmeno lei. Ce ne siamo
resi conto durante la cena.
Avevano riso molto, mentre mangiavano. E si erano detti
che si sarebbero incontrati di nuovo, pur sapendo che non
sarebbe accaduto.
Lui aveva chiesto: Sei poi andata a San Francisco?.
Ho conosciuto Ryan a New York. Suo padre faceva l'agente
di cambio ed era ricco sfondato, mi ha aiutata a investire
i miei risparmi, quasi tutti in azioni IBM, ed era il momento
pi giusto. Poi io e Ryan siamo andati a Ovest, quando ero
incinta. Per un po' abbiamo abitato a Tiburon, un sobborgo
di San Francisco, facendo la bella vita a spese di suo padre,
mentre il mio pancione cresceva.  stato un bel periodo. Certo,
pensavo spesso a te, ma non potevo scriverti e cos... be',
dopo un po' mi sei passato di mente. Solo quando sono tornata
in Danimarca hai ricominciato a far parte della mia vita.
A distanza, intendo: quando la stampa parlava di te.
Quand' che sei tornata?
Dopo un bel po'. Nel 1993.
Racconta.
Eravamo entrati a far parte della Rainbow Family. Hai
presente il Tempio del Popolo? Jim Jones?
Konrad Simonsen non se ne ricordava molto bene. Mi
pare. Quelli che si sono ammazzati?
S, quelli del suicidio di massa, ma  successo dopo. Be',
questo dice gi molto, per... c'erano parecchie cose buone,
all'inizio: manifestazioni, impegno, un sacco di iniziative sociali.
E poi eravamo un miscuglio di etnie, il che, in un certo
senso, era quello che avevo sempre sognato. Solo che poi, a
poco a poco, ho scoperto tutta una serie di aspetti che non
mi piacevano: religiosi, autoritari, sessuali... Goccia a goccia,
il vaso  traboccato, e volevo andarmene. Ryan, invece, voleva
restare. Rita si era interrotta.
E non era facile?
Mio suocero - s, lo chiamavo cos, anche se io e Ryan
non eravamo sposati - continuava a venire al campo per tirarci
fuori, credo che avesse ingaggiato met delle guardie
del corpo di tutta la California. Lui lo odiava, il Tempio del
Popolo. Ma Jim Jones non ci teneva legati con la violenza.
Alla fine io me ne sono tornata a New York e ho avuto mia
figlia. Ryan, purtroppo,  rimasto con loro, fino al disastro in
Guyana. Il resto  storia.
Per educazione, Konrad Simonsen aveva ascoltato la storia
della Fondazione a Sleepy Hollow sotto il patrocinio del
suocero, di sua figlia che era cresciuta e a sua volta era diventata
madre, dell'andamento dei suoi fondi azionari: racconti
di una vita priva di drammi e ricca di dollari. A lui interessava
soltanto il racconto del ritorno a casa. Come mai sei tornata
qui?
Avevo nostalgia della Danimarca. Mi era sempre mancata,
e... be', tra le donne della mia famiglia c' una brutta tradizione.
Ti ricordi che non ero molto legata a mia madre ma
adoravo mia nonna?
S, certo.
Ecco,  successa la stessa cosa a mia figlia e a mia nipote.
Teresa abita da me da quasi due anni. Pensa, parla gi un
ottimo danese.
Non credevo che fosse cos facile ricongiungersi alla famiglia.
Abbiamo qualche aggancio a Washington. All'inizio 
stata affidata all'ambasciata, senza che nessuno facesse domande
su chi l'aveva lasciata l, ma adesso ha un regolare
permesso di soggiorno. E una gran brava ragazza. L'hai sentita
cantare anche tu, non la trovi fantastica?
Fantastica s, non c' che dire.
Il conto l'aveva pagato Rita.
Era domenica 2 novembre e la Contessa era di luna lamentosa.
Le strade ghiacciano facilmente, in questa stagione,
soprattutto se si va tanto a nord. 
Konrad Simonsen fece per protestare, ma appena prima
di aprir bocca gli cadde lo sguardo sull'orologio da polso e si
accorse del cambio del mese, e le parole gli restarono in gola.
Lei prosegu, in tono materno: Ho raccolto tutte le prenotazioni
via Internet e le ho messe nel vano del cruscotto,
cos puoi tirarle fuori se ci sono problemi con gli alberghi.
Sono ostelli, locande di campagna, posticini.
Be', non importa, tu pensa a guidare piano e fermati
appena sei stanco.
Ne abbiamo gi parlato, tesoro.
Perfino quando si fu messo al volante dell'auto della
Contessa, pronto a partire, lei gli fu addosso: Ti sei ricordato
le pillole?.
Mi sono ricordato le pillole.
Mi prometti di telefonare tutti i giorni?
Ogni santo, santissimo giorno. Adesso dammi un bacio,
cos parto prima del traffico dell'ora di punta.
 domenica, non c' nessun'ora di punta, e lo sai benissimo.
Be', buon viaggio a tutti e due, allora.
Konrad Simonsen sorrise. La Contessa si riferiva alla fotografia
sul sedile posteriore. Dopo lunghe riflessioni, alla
fine aveva scelto quella davanti alla quale Pauline Berg si era
messa a piangere, e che era anche una delle sue preferite.
L'aveva incorniciata. Quella che all'inizio si era portato a casa
era stata rimessa a posto, e ora tutte e diciassette sarebbero
state restituite, mentre lui era in viaggio. Gliel'aveva promesso
la Contessa. Allora, questo bacio?
Non appena l'ebbe avuto, part.
Solo dopo aver passato il ponte sull'Oresund si rese conto
che il viaggio era incominciato. Da Malm segu la costa
del Kattegat verso nord, in direzione di Goteborg. Da l, pieg
verso l'entroterra, procedendo lungo la sponda occidentale
del grande lago Vnern fino a Karlstad, e continu verso
est. Nel tardo pomeriggio fece il check in una pensioncina di
Gavie, a nord di Stoccolma. Aveva preferito coprire una tratta
relativamente lunga, nel primo giorno, intanto perch gli
sembrava opportuno partire con il piede giusto, e poi perch
sapeva che le foreste svedesi, viste dal finestrino di un'auto,
fanno in fretta a diventare opprimenti, o quantomeno monotone:
strade lunghe e dritte, con alberi su entrambi i lati, per
chilometri e chilometri, senza nemmeno una casa e soltanto
una piccola apertura all'orizzonte, che sembra allontanarsi
via via che si procede. Quella notte dorm come un sasso.
L'indomani segu il Golfo di Botnia, oltrepassando Sundsvall e Ume.
Gli alberi a foglia caduca erano scomparsi, e
anche le conifere erano pi rade, pi basse e sparse. Per due
volte avvist un'aquila. Alla seconda, ferm l'auto e rimase a
lungo a osservare il maestoso planare del rapace, in alto nel
cielo. Giunto quasi in fondo al golfo, pernott in un paesello
dove aveva prenotato una camera.
Spesso parlava con lei. All'inizio commenti brevi e banali,
tanto per spezzare la monotonia, poi frasi pi lunghe riguardo
al paesaggio o a quanta strada avevano fatto. Durante
le soste, spesso la tirava fuori dall'auto e la posava accanto
a s. Soprattutto in quei momenti aveva l'impressione di essere
davvero insieme a lei.
Ti voglio bene, Lucy,  un dato di fatto, inutile negarlo.
Ci saremmo conosciuti a Copenaghen, questo  poco ma sicuro.
Ci saremmo incontrati per caso in un negozio, per strada,
sul treno locale o forse in un parco. S, ecco, un parco
sarebbe stato il posto ideale. Tu con il tuo zaino e il tuo bel
sorriso, io con il coraggio di seguirti senza la minima esitazione.
Avremmo potuto fare l'autostop fino a qui. Una settimana,
due settimane, che differenza fa? Di tempo, ne avremmo
avuto da vendere, e alla fine saremmo arrivati alla meta.
E invece ti hanno ammazzata, si sono presi il tuo futuro e
anche il mio.
Pi era banale, meglio era. Gli venivano le lacrime agli
occhi e se le godeva.
Il terzo giorno, si diressero a nord-est, verso la Lapponia.
Quando oltrepassarono il Circolo polare artico, lui disse: Alla
fine sei arrivata quass, ragazza mia. Il sole di mezzanotte
non lo vedrai, ti toccher aspettare l'estate prossima, e prepararti
a un inverno lungo e buio. Non ci posso fare niente.
A Karesuando fecero una sosta per vedere la chiesa pi
settentrionale di Svezia. Dopodich, seguirono la strada che
costeggiava il confine con la Finlandia. C'era un paesaggio
mozzafiato: betulle saldamente aggrappate alle rive di fiumi
impetuosi, immense distese senz'anima viva nel raggio di decine
di chilometri, una volta celeste sotto la quale ci si sentiva
piccolissimi. Raggiunsero la Triplice Frontiera prima che calasse
la notte. Improvvisandosi cicerone, Konrad Simonsen
spieg alla sua passeggera immaginaria: Qui si pu stare
con un piede in Norvegia, uno in Svezia e uno in Finlandia.
Cos diceva il mio professore di geografia, senza che nessuno
di noi si azzardasse a sogghignare. Adesso vediamo se aveva
ragione lui.
L'indomani si alzarono presto e percorsero l'ultima tratta
attraverso la Norvegia, dove la strada serpeggiava lungo i
fiordi, uno pi grandioso dell'altro. Mentre coprivano l'ultimo
chilometro fino a Hammerfest, cerc di ridimensionare
le aspettative di lei: Hanno giurato di non parlare mai di te,
ne sono sicuro. Nessuno dei miei colleghi si rende conto di
quanto possa essere ben radicato un giuramento, ma io s.
All'inizio si ricorda ogni parola. Dopo un po', la promessa si
trasforma in una voce interiore, che ricorda soltanto il senso
generale. Anno dopo anno, si ancora sempre pi a fondo
nella coscienza, fino a diventare parte di noi: qualcosa di
scontato. N buono, n cattivo, ma immutabile, allo stesso
modo in cui non cambiamo il nostro nome, che ci piaccia o
meno. Adesso dobbiamo aiutare una di quelle persone a superare
la propria angoscia, in modo da farci dire dove ti hanno
sepolta e farti tornare a casa. Se collaboriamo, credo che
ce la faremo.
Da quel momento in poi, non le parl pi.
Helena Brage Hansen era ancora sorprendentemente somigliante
alle fotografie che Konrad Simonsen conosceva.
Le uniche differenze erano i capelli ormai bianchi e gli occhiali.
La trov davanti a casa sua, la mattina di gioved,
mentre la donna risaliva il pendio in bicicletta. Scese dalla
macchina e attese. Quando si present, lei rispose con calma:
Mi aspettavo una sua visita, ma purtroppo non ho nulla
da raccontarle. Temo che lei sia venuto fin quass per
niente.
 stato un bel viaggio.
S, lo credo. Per, mi scuser, non voglio parlarle.
Ma io non sono venuto solo per parlare. Sono qui anche
perch spero che lei mi dia un aiuto. Le mostr la fotografia.
La donna rimase in silenzio a lungo, finch a lui non fecero
male le braccia a reggere la cornice. Poi disse: Oh, Signore.
Nient'altro, solamente questa piccola esclamazione addolorata.
Konrad Simonsen sent di dover evitare di scendere nei
dettagli riguardo all'autore e alle circostanze. Forse la donna
li conosceva gi, con il rischio di guastare la loro comunicazione
gi precaria. Mi aiuterebbe a trovare un posto in cui
appenderla? Non conosco nessuno, qui. L'ideale sarebbe
una stanza con molte finestre.
 per questo che  venuto?
S, e anche per parlare con lei, ma non ci contavo troppo.
Aspetti.
Helena Brage Hansen entr in casa e poco dopo usc con
giacca e zaino. Konrad Simonsen la segu fuori dal paese, verso
le montagne, fino a un sentiero tortuoso che in breve tempo
lo lasci senza fiato. Passarono accanto a un paio di renne
che continuarono imperterrite a farsi i fatti loro, e un uomo,
che lei salut fugacemente, accanto a un'incastellatura per
l'essiccazione del pesce. La donna procedeva a passo sostenuto,
e per un po' lui tent di tenerle testa, ma alla fine dovette
darsi per vinto. Doveva occuparsi anche della fotografia.
Possiamo rallentare?
Lei lo assecond. Per mezz'ora buona camminarono in
quel paesaggio fantastico: rocce nude, grigio-nere, interrotte
qua e l da piccole chiazze di muschi e licheni, o di neve
bianchissima. Ben presto arrivarono in alta quota, dove il
panorama era incomparabile: tanto limpido che faceva quasi
male agli occhi. Finalmente raggiunsero tre case che sorgevano
in una gola fra le montagne. Helena Brage Hansen si diresse
verso la pi grossa, entr senza bussare e lo condusse
su per una scala. Si ritrovarono in una stanza luminosa, arredata
con gusto, accogliente. Seduto all'estremit opposta
c'era un uomo, intento a scrivere su un computer. Quando si
accorse di loro, balz in piedi e salut lei con un bacio. Dopodich,
i due avviarono una lunga conversazione nel linguaggio
dei segni. Soltanto in seguito, in silenzio, l'uomo tese
una mano a Konrad Simonsen.
Helena Brage Hansen spieg: Kaare fa il giornalista freelance,
si occupa di finanza, soprattutto svizzera. Ha viaggiato
in tutto il mondo, ma adesso preferisce non scendere nemmeno
in paese.
Posso capirlo, considerando dove abita.
S,  un bel posto, ma fra un mese sar troppo lugubre
per i miei gusti.
Insieme trovarono un posto per Lucy Davison. Ci volle
del tempo. Ognuno aveva un parere diverso, ma alla fine si
accordarono sulla proposta di Kaare, che and a prendere
chiodi e martello e appese la fotografia alla parete.
Konrad Simonsen chiese: Cosa sta dicendo?.
Che vuole farle provare la sua grappa al mirtillo.
Volentieri, ma solo un assaggio. Sono reduce da un attacco
cardiaco, e devo astenermi da certi piaceri.
Helena Brage Hansen tradusse e attese la risposta di Kaare.
Dice che la grappa al mirtillo fa bene al cuore.
Fu un incontro piacevole, le ore passarono in fretta. La
casa di Kaare era un luogo in cui ci si sentiva subito a proprio
agio. A un certo punto, quasi en passant, Helena Brage Hansen
disse: Ho prenotato due posti per Copenaghen alle
10,30, ma dovremo fare scalo un paio di volte. Se passa a
prendermi in anticipo, l'aiuto a spedire l'auto in Danimarca.
Con questo l'argomento era chiuso.
Era tardo pomeriggio quando ripartirono.
Konrad Simonsen not che i due, dal modo in cui si salutavano, prevedevano
di non rivedersi a breve.
L'indomani, Helena Brage Hansen era di poche parole,
ma non era arrabbiata n nervosa. Lungo il tragitto per l'aeroporto
si scambiarono appena qualche frase, e soltanto durante
il volo lui le chiese: Che cosa far, quando arriveremo
a Copenaghen?.
Andr in albergo a dormire, credo.
E domani?
Parler con gli altri cinque.
Mouritz Malmborg e Jorgen Kramer Nielsen sono morti.
Gi, c'era da aspettarselo, almeno statisticamente.
Che cosa dir agli altri tre?
Che dovremo incontrarci?
Sa dove abitano?
Io no, ma lei s.
Gi. Dove vi incontrerete?
A Vesterhavsgrden.
Si ricorda il nome?
Mi ricordo tutto quanto, e anche gli altri.
Vi siete fatti una promessa.
S, ma non avremmo dovuto. Mai. E questa cosa sarebbe
dovuta accadere prima, molto prima, cos magari avrei
avuto una vita degna di essere vissuta.
Konrad Simonsen non comment, ma poco dopo disse:
Jorgen Kramer Nielsen  stato ucciso.
Helena Brage Hansen reag in modo tiepido, forse aveva
preso un sedativo.
Io ho il sospetto che l'abbiate ucciso voi quattro. Oppure
che l'abbiate fatto uccidere.
Non credo proprio.
Perch?
Non lo so.
Era lei il capo?
Eccome. Finch non  arrivata Lucy, che mi ha soppiantata
senza sforzi.
L'avete uccisa?
Questo dovr scoprirlo lei, in seguito.
E invece lo chiedo a lei, adesso.
S, siamo stati noi.

CAPITOLO 11.

Konrad Simonsen prese appuntamento con il prete per il
sabato, il giorno dopo il suo ritorno dalla Norvegia.
La Contessa aveva commentato: Non credi che dovresti
rilassarti un po'? Puoi rimandare alla prossima settimana.
Tieni presente che hai parecchie ore di guida davanti a te.
Aveva ragione, si poteva benissimo rimandare. Anzi, evitare:
quell'incontro non aveva nessuna importanza ai fini dell'indagine.
O nemmeno ad altri fini, se era per questo. Tuttavia,
sorprendendosi di se stesso, Konrad Simonsen aveva ugualmente
telefonato e chiesto un appuntamento. Il prete, in
compenso, non sembrava affatto stupito. Non aveva nemmeno
chiesto per quale motivo Simonsen desiderasse parlare
con lui, si era limitato a ritagliarsi un momento libero per
incontrarlo, pur senza esprimersi in questi stessi termini.
La Contessa prov a indagare: Di cos' che gli devi parlare?.
Aveva un talento molto sviluppato nel toccare proprio
le questioni sulle quali lui era incerto. Ogni tanto era
bello, perch lo aiutava a fare chiarezza; altre volte era irritante,
lo faceva sentire inerme. Come adesso.
Lui cerc di essere franco. Non lo so,  solo che ho voglia
di parlare con lui, magari per raccontargli quanti progressi
ho fatto con Lucy, per dirgli che domani andremo a
seppellirla.
Dopo l'atterraggio all'aeroporto di Copenaghen, Helena
Brage Hansen aveva preso una camera in un albergo di
Christianshavn e, poche ore dopo che si erano separati, aveva
contattato Konrad Simonsen e gli aveva raccontato in breve
che lei e gli altri si sarebbero riuniti a Vesterhavsgrden la
domenica. Gli altri in questione erano Jesper e Pia Mikkelsen,
e Hanne Brummersted. Per lui era ovvio che non ci sarebbero
stati avvocati n altri estranei, ma l'aveva chiesto
ugualmente, tanto per mettere le mani avanti, e lei gli aveva
garantito di no. Konrad Simonsen aveva gi affidato a Klavs
Arnold il compito di assicurarsi che non ci fossero nemmeno
bambini.
La Contessa comment: Sei molto sicuro del fatto tuo.
Era vero. L'indomani lei sarebbe stata trovata. Dopo quasi
quarant'anni di oblio. Lui stesso lo trovava un pensiero
patetico, cos si affrett a proseguire: Dir al prete che ho
rubato una delle sue fotografie. Sempre che non appartengano
ad altri.
C'era anche un'altra cosa di cui voleva parlare con il prete.
Una cosa che gli avrebbe fatto piacere confessare... s,
quello era il termine che aveva in mente, confessare, perch
era cos che lo doveva considerare, altrimenti non ci sarebbe
riuscito. E quella confessione non aveva nulla a che fare con
l'indagine. N con il prete, se era per questo. Ma Konrad
Simonsen sentiva che quello era l'uomo giusto con cui parlare,
anche di questioni difficili.
La Contessa lo incoraggi: Mi sembra una mossa sensata.
E lo era. Lo pensava anche lui.
Lei lasci cadere l'argomento. Konrad Simonsen poteva
concedersi una corsetta prima di cena.
La Contessa aveva preparato da mangiare, ed era un pensiero
carino da parte sua, per quanto il suo talento culinario
fosse tutto da dimostrare. Cocktail di gamberi con avocado e
salsa allo yogurt fatta in casa, seguiti da cosciotto d'agnello
con verdure saltate e quattro patate novelle a testa, accuratamente
contate. Tanto per introdurre una variante, aveva
comprato un vino rosso analcolico. Prima di cena fecero un
brindisi, assaggiando la bevanda con lo scrupolo di due sommelier,
e Konrad Simonsen decise di non fare commenti, visto
che la Contessa, in fin dei conti, era in buona fede. Fu lei
a pronunciare il verdetto: Sa di succo di frutta scaduto.
Apro una bottiglia di vino vero, cos domani ti tocca correre
un chilometro in pi. A proposito, come va? Hai corso per
tutta la strada?.
Lui scosse la testa: non aveva ancora recuperato del tutto,
ma faceva progressi. Poco dopo, quando erano tornati a
sedersi con il vino vero, disse all'improvviso: Non avrei mai
dovuto cercare Rita. E stato un errore, e anche grosso. Bevve
un goccio di vino, poi si spieg meglio: Adesso, pensare
a lei  solo negativo. L'ultimo periodo che avevamo passato
insieme era... speciale. E poi sono arrabbiato per quella storia
dell'autosilo. Cio, se proprio doveva investire in qualcosa,
perch cavolo non.... Interruppe la frase a met e disse,
con aria indagatoria: In realt, forse sono arrabbiato con lei
perch  invecchiata.
Sei invecchiato anche tu.
S, ecco perch non posso permettermi un sogno che si
spezza. E se tutto va come speriamo, dovr vedere anche
Lucy... com' oggi. Ma non pu andare diversamente. Fra
l'altro,  andata? Fece un cenno della testa in direzione del
capanno.
La Contessa conferm: s, era andata gi da diversi giorni.
Il prete gli aveva dato appuntamento in una viuzza di
Valby, non lontana da Sondermarken. Konrad Simonsen
aveva preso la ferrovia suburbana fino a Valby e da l aveva
proseguito a piedi. L'indirizzo si era rivelato essere quello
di una caffetteria di quelle di una volta, dove si poteva prendere
una prima tazza di caff per cinque corone e una seconda
per tre, zucchero e panna compresi nel prezzo. Non si vendeva
molto altro, nel piccolo locale con sei tavolini e un
bancone, dietro il quale una donna vecchia quanto il negozio
stesso gli serv il caff versandolo da una cuccuma Madam
Bl, garantendo che era stato appena fatto, e prese le
monete che lui le porgeva. Konrad Simonsen si sedette al
tavolo pi vicino e prese un sorso dalla tazza, che per riguardo
verso il suo cuore sarebbe dovuta essere piena di t, ma
in un posto come questo sarebbe stato un sacrilegio. Era
l'unico cliente, aveva il locale tutto per s, e dato che non
aveva portato niente da leggere, si accontent di guardare
fuori dalla vetrina. C'era un sole pallido e tirava vento, la
strada era ridente e tranquilla. Non gli venne nessun pensiero
rilevante, e dopo un po' cominci a sospettare di aver
capito male l'orario dell'appuntamento. Poi arriv il prete
che, scusandosi per il ritardo, si sedette di fronte a lui al tavolino.
L'anziana donna gli port una tazza di caff senza
che lui la ordinasse. Konrad Simonsen pens che probabilmente
si conoscevano, magari lui era un cliente abituale di
questa caffetteria senza pretese. L'unica domanda che riusc
a escogitare fu: Viene qui spesso?. Indic la tazza del
prete e si sent invadente.
Ho un paio di conoscenti in questo quartiere, e appena
ho tempo vado a far loro visita, cos di solito faccio un salto
qui. E l'unico posto in cui prendo un caff - sa, di solito bevo
solo t - ma ormai  diventata una specie di tradizione. 
Ah, certo.
Konrad Simonsen trov imbarazzante quella situazione,
e troppo lunga la pausa che segu. Il pastore, quasi percependo
la sua incertezza, parl dei conoscenti che era andato a
trovare: persone sole, abbandonate, che vivevano nel passato.
L'ovvia e burocratica domanda che lo avrebbe messo a
disagio - Che cosa vuole? - non arriv mai. Quando il prete
concluse il discorso, Konrad Simonsen prese la parola in
modo del tutto naturale: gli raccont di Helmer Hammer,
pur evitando accuratamente di farne il nome. Il prete ascolt
con interesse, erano cose piacevoli di cui parlare. Konrad
Simonsen and avanti: Insomma, dopo che questo altissimo
funzionario ci ha detto che la sua chiesa desiderava acquistare
le fotografie di Lucy, noi della Sezione Omicidi ci
siamo affrettati a escogitare tutte le spiegazioni pi complicate
possibili, l'una peggio dell'altra. Il mio lavoro funziona cos,
qualunque cosa - indipendentemente dalla sua natura - viene
considerata con una buona dose di scetticismo. Ce l'abbiamo
nel sangue.
Il prete annu: era scontato che la polizia giudiziaria non
potesse prendere per buona qualunque spiegazione.
Konrad Simonsen raccont di come Pauline Berg - che
lui defin uno dei miei pi giovani collaboratori - stancatasi di
tutte quelle congetture, avesse preso il telefono e avesse chiamato
l'officialis inglese, ossia il vicario giudiziale cattolico,
che Jorgen Kramer Nielsen aveva nominato esecutore testamentario
per i collage di Lucy Davison, e gli aveva semplicemente
chiesto una spiegazione. E l'aveva ottenuta.
Il prete sorrise. La nostra organizzazione di Liverpool,
Missing Children, a un certo punto eredita un milione e mezzo
di corone da Jorgen, una cifra consistente, arrivata proprio
quando ce n'era bisogno. Al momento, la divisione di
Liverpool ha sede in un edificio da ristrutturare, in un cortile
interno di Romer Road, a Kensington, dove ci sono anche
problemi di spazio. Adesso hanno acquistato alcune belle
stanze in Rydal Avenue, nel centro di Formby, che sono in
via di ammobiliamento. Tra l'altro, pensavo che quello sarebbe
stato il posto pi giusto per appendere le fotografie di
Lucy. Cos ho contattato l'officialis inglese, come lo chiama
lei. Lo conosco di persona e so che fino a pochi anni fa dirigeva
la Missing Children di Liverpool, e... be', ho tirato acqua
al mio mulino.
Konrad Simonsen appoggi gli avambracci al tavolo e si
chin un poco in avanti. Lucy!
Il prete lo imit, posando i gomiti e congiungendo le mani,
con i pollici sotto il mento. Il suo sguardo era diretto,
quasi amichevole. S, Lucy.
Domani sapr anche che cosa le  successo a Esbjerg,
tanto tempo fa.
Me lo auguro. Mi dica, le piace la zuppa di cipolle?
Konrad Simonsen sorrise. Questo  il rifiuto pi elegante
che io abbia ricevuto in molto tempo. Per s, la adoro, la
zuppa di cipolle. 
Il prete volle andare a piedi: non c'era molta strada da
fare. Lo condusse in una viuzza residenziale e, poco dopo,
imbocc un vialetto d'accesso sulla destra. Mio fratello  il
cuoco del refettorio. E un bel posticino, vero?
Konrad Simonsen si guard intorno. Grandi capanni,
vecchi immobili restaurati con gusto, padiglioni moderni,
costruzioni tutte allineate con riguardo, in modo da dare
l'impressione di camminare in un paesino di campagna. Un
paesino in piena attivit, con gente che andava avanti e indietro
fra un edificio e l'altro, uno per volta oppure a gruppi,
nonostante si fosse nel fine settimana. Oltrepassarono una
compagnia di turisti con una guida che a gran voce dava le
sue spiegazioni in inglese. Konrad Simonsen afferr il prete
per un braccio, per trattenerlo. Mi dica, dove siamo?
Alla Nordisk Film. Non ha visto il cartello?
Konrad Simonsen scosse la testa. E io che credevo di
conoscere Copenaghen. Oltretutto ho abitato a Valby per
una vita intera. Ma qui non ci sono mai stato.
 in una posizione un po' defilata. Forse  per questo
che  tanto affascinante. Lo sapeva che la Nordisk Film  la
compagnia cinematografica pi vecchia del mondo? Le racconter
la storia, ma prima prendiamoci la nostra zuppa. Mi
aspetti qui. Il prete spar dietro a una porta, e poco dopo
torn fuori, reggendo due scodelle. Ne porse una a Konrad
Simonsen, e insieme s'incamminarono lentamente lungo un
vicolo che separava i lati posteriori di due edifici, anche stavolta
era il prete a condurre. Alla fine arrivarono a un prato
dove c'erano tre minuscole capanne, l'una accanto all'altra,
che ricordavano un po' le casette dei bambini, quelle che
spesso sono unite a una sabbionaia. In effetti, le dimensioni
erano quasi le stesse. Ognuna aveva il proprio nome inciso
su una tavoletta di legno appesa sopra la porta: Fede, Speranza
e Carit. Quando il prete gli offr di sceglierne una, Konrad
Simonsen indic quella al centro. Prendiamo la Speranza.
Per che cosa viene utilizzata?
Di solito la usano gli sceneggiatori, quando hanno bisogno
di starsene in santa pace per qualche ora.
Per entrare, dovettero infilarsi di lato, ma nonostante lo
spazio angusto riuscirono a trovare posto. Konrad Simonsen
si sedette sull'unica sedia presente, mentre il prete prese posto
su una branda subito accanto. Mangiarono, mentre il
prete raccontava di Ole Olsen, il fondatore della compagnia
cinematografica: affarista, imprenditore, collezionista d'arte
e artefice di meraviglie.
Konrad Simonsen ascolt. D'un tratto disse: Ho preso
uno dei collage di Lucy. La Missing Children di Liverpool
dovr accontentarsi degli altri diciassette.
Temeva la reazione del prete, che a conti fatti poteva denunciarlo
per furto, e in effetti era proprio il crimine di cui
lui si era macchiato. Ma i suoi timori si rivelarono infondati,
perch l'uomo disse: Be', di solito nove pi nove fa diciotto,
ma magari in questo caso potrebbe pure fare diciassette.
Naturalmente lo sapeva. Nove fotografie da un lato, nove
dall'altro; dopotutto, per sua stessa ammissione, era rimasto
per un bel po' nel corpo scale, con lo sguardo alzato verso la
camera degli specchi di Jorgen Kramer Nielsen.
Konrad Simonsen raccont del suo viaggio a Hammerfest
e del momento in cui la fotografia era stata appesa nello
studio di Kaare, fra le montagne.
Il prete approv la decisione e chiese del viaggio. Da giovane,
era stato a Tromso. Nel giro di poco, erano gi passati
a tutt'altro argomento, e la fotografia mancante era gi bell'e
dimenticata. Quando Konrad Simonsen, tanto per saggiare
il terreno, cominci a parlare di Rita, il prete ascolt senza
fare troppi commenti.
A quei tempi  successa una cosa che mi farebbe piacere
raccontarle.
Mi dica.
Magari un'altra volta, adesso non sono... preparato, ecco.
Ci sar un'altra occasione?
Io sono convinto di s.
Si separarono in strada, davanti allo studio cinematografico.
Konrad Simonsen, che finora non aveva posto nemmeno
una domanda inerente all'indagine, all'ultimo momento decise
di gettare un amo: In realt avevo quattro fotografie degli
studenti che erano insieme a Lucy e a Jorgen Kramer Nielsen
a Esbjerg. Non mi  venuto in mente di mostrargliele.
Non importa, tanto non li conosco.
Uno di loro ha ucciso Jorgen Kramer Nielsen.
Lei  un investigatore abile, confido nel suo giudizio.
Si salutarono con una stretta di mano. Tornando verso
l'auto, Konrad Simonsen era di buon umore. Era contento
di essersi ritagliato un po' di tempo per fare quella gita, e
ancora di pi per ci che era riuscito a farsi dire. Perso nei
suoi pensieri, oltrepass la stazione senza accorgersene. Soltanto
quando un treno arriv alla banchina sotto di lui, si
volt e torn indietro. Jesper Mikkelsen, Pia Mikkelsen,
Hanne Brummersted, Helena Brage Hansen - confido nel
suo giudizio. Un commento strano. E ottimistico, anche. Attraversando
la strada per raggiungere il sottopassaggio, sent
che in qualche modo sarebbe stato all'altezza delle speranze
del prete. Aveva gi fatto parecchia strada, e... be', era un
investigatore abile.
Erano passate le otto e mezza del mattino di domenica 9
novembre, e da ovest si era alzato un vento impetuoso che
scuoteva le cime dei pini e sospingeva le nuvole. La giornata
non era ancora cominciata davvero, e la temperatura era bassa.
Konrad Simonsen rabbrivid e con la coda dell'occhio
guard Pauline Berg, che stava accanto a lui. Era troppo poco
vestita, ma non sembrava sentire il freddo.
Lei chiese: Come mai ha preso proprio me e Arne?.
Il giorno prima, durante il tragitto in auto verso Esbjerg,
gli aveva posto la stessa domanda, e l'aveva ripetuta dopo cena,
in albergo, ma lui l'aveva elusa entrambe le volte - Mah,
cos - dopodich aveva cambiato argomento. In seguito, dopo
che Pauline Berg si era coricata, lui e Arne Pedersen si
erano seduti al bar davanti a un'acqua minerale, e anche Pedersen
gli aveva chiesto la stessa cosa, ma Konrad Simonsen
non aveva risposto nemmeno a lui. Ora, con una punta d'irritazione,
le disse: E la terza volta che me lo domandi. Mi
sembra una questione di poco conto.
A me no, Simon. Pauline Berg gli fece scivolare una
mano sotto il braccio, ma lui la scost.
Avrei preferito la Contessa, che per  fuori concorso,
dati i suoi cattivi rapporti con Hanne Brummersted.
Se l' presa?
Oggi non mi posso permettere di occuparmi di faccende
personali, quindi dovr adattarsi, cosa che peraltro le riesce
bene. Fa parte del suo mestiere. E cos mi sono rivolto a
te, perch volevo che ci fosse anche una donna.
Non era vero. Aveva escluso la Contessa proprio per motivi
personali. Poco professionale da parte sua, e se ne rendeva
conto, ma le cose erano andate cos. Preferiva che lei non
ci fosse, nel momento in cui avessero trovato Lucy. Anzi,
aveva addirittura pensato di restare solo, ma alla fine si era
reso conto della necessit della presenza di qualcun altro che
tenesse d'occhio le reazioni delle quattro persone che, nel
giro di poco, si sarebbero ritrovate dopo quarant'anni. Non
le loro reazioni davanti a Lucy Davison, ma in merito a Jorgen
Kramer Nielsen.
Pauline Berg continu: E come mai Arne e non Klavs?.
Perch oggi Klavs si trasferisce a Copenaghen. Fra le
altre cose.
Mi fa piacere.
Lui non aveva ben capito che cosa, di preciso, le facesse
piacere, ma borbott un: Bene e lasci correre lo sguardo
intorno a s. Erano al riparo dietro una legnaia antistante
alla baita, dove a intervalli le raffiche d'aria colpivano il rivestimento
catramato del tetto e fischiavano sugli angoli. Aveva
l'impressione che il vento fosse aumentato, a differenza di
quanto avevano previsto i meteorologi.
Pauline Berg batt un paio di volte i piedi sul terreno
sabbioso. Credevo che fosse per dare a me e ad Arne la
possibilit di stare di nuovo insieme. 
E invece no.
Secondo me lo crede anche Arne.
Konrad Simonsen si volt verso di lei. Non riesci proprio
a concentrarti su qualcos'altro, anzich solo su te stessa,
giusto per un paio d'ore? Certe volte si dimenticava che
Pauline poteva essere cos, soprattutto se per un certo periodo
si era comportata in modo normale, cio come un anno e
mezzo prima.
Lei parl con un tono diverso, come se stesse citando di
malavoglia un passo di un libro che andava letto ad alta voce.
Quella notte, quando lei era a casa mia e io dormivo, non le
 venuta voglia di stendersi vicino a me?
Chiudi il becco, Pauline. No, e lo sai benissimo. In compenso,
in questo momento, ho una gran voglia di rispedirti a
casa. Indispettito dalla sua stessa reazione, emise uno sprezzante
suono nasale nel vento. Quella di Pauline era una domanda
provocatoria, era ovvio, e lui non avrebbe dovuto rispondere.
Cos diede sfogo all'irritazione cambiando argomento.
Si pu sapere che fine ha fatto Arne?
Doveva fare pip.
Lo so benissimo da me,  solo che intorno a noi ci sono
circa diecimila pini, poteva usarne uno.
Lei gli infil nuovamente una mano sotto il braccio. Un
gesto conciliante, come a fargli notare che lei non era un
maschio e quindi non poteva pronunciarsi in merito alla
questione. Poi gli strinse l'avambraccio e ritir la mano prima
che lui la scostasse. La conversazione ebbe fine quando
entrambi sentirono il rumore dell'auto.
Poco dopo, in uno scricchiolio di ghiaia, una Citron blu
entr nel parcheggio a sinistra della baita. Era Hanne Brummersted.
L'accordo prevedeva che fosse Arne Pedersen ad
accoglierla. Konrad Simonsen spinse avanti Pauline Berg.
Visto che non c' Arne, ti spiace...?
In quel preciso momento, Arne Pedersen spunt da dietro
l'angolo della baita. Konrad Simonsen rimase in silenzio a
guardare la donna che veniva condotta nella sala comune, dove
Helena Brage Hansen stava gi aspettando. Era la stanza
che lei e i suoi compagni di classe usavano pi spesso, nel 1969.
Poco dopo, Arne Pedersen usc e si avvicin a loro.
Sembra tutto risolto. Non ti dar problemi.
Risolto? chiese Konrad Simonsen.
Arne Pedersen spieg, ma Simonsen ne sapeva quanto
prima.
Com' stato il ritrovo?
Distaccato, trattenuto.
Si parlano?
E io che ne so? Non mi hai mai insegnato a vedere attraverso
i muri.
Intendevo se secondo te si stanno parlando, mi sembra
ovvio.
Arne Pedersen esit, e Pauline Berg scosse la testa, come
a disapprovare la giustificazione di due scolaretti che hanno
combinato una marachella. Poi copr i dieci passi che la separavano
dalla finestra della stanza dove c'erano le due donne
e guard dentro. Quando torn indietro, rifer: No, non
stanno parlando. La dottoressa se ne sta l seduta a guardare
nel vuoto. La piccoletta scrive sul cellulare.
Arne Pedersen s'indign. Ma non sai nemmeno come si
chiamano?
Pauline Berg strinse i pugni, come per prepararsi a una
zuffa. Certo, che lo sapeva. Cos'era, un'interrogazione? Fece
una breve pausa, poi ringhi i nomi delle due donne.
Nel frattempo, Konrad Simonsen sent una vibrazione
nel taschino. Con qualche difficolt visualizz l'SMS di Helena
Brage Hansen e lo lesse. I coniugi arriveranno fra mezz'ora.
Hanno avuto un contrattempo.
Arne Pedersen aveva trovato una stanza riscaldata, vi si
accedeva dall'ingresso della colonia estiva. S'incammin, e
lungo il tragitto si volt verso Konrad Simonsen, alz gli occhi
al cielo e con un cenno della testa indic Pauline Berg.
Lei lo guard allontanarsi, poi chiese in tono suadente:
Non facciamo un giro qui intorno?. Vedendolo tentennare,
prosegu, come per fare conversazione: Venerd sono
andata in citt e ho conosciuto un tipo in un locale. Sa cosa
mi ha detto? Cio, tanto per cercare di rimorchiarmi, per
carit, per mi ha fatto i complimenti per i miei fianchi
atti al parto. Si rende conto? Fianchi atti al parto!.
In risposta alla sua risata esaltata, Konrad Simonsen si
limit ad abbozzare un sorriso.
D'un tratto, lei cambi argomento. Cos'ha detto il prete
di Jorgen Kramer Nielsen, ieri, quando lo ha interrogato?
Non era un interrogatorio. Hai parlato con la Contessa?
Ho telefonato, mentre lei era da lui. Non era un interrogatorio,
quindi? E allora cos'era?
Konrad Simonsen pens che avrebbe potuto meglio definirlo
come tentativo di farsi raccontare qualcosa che il prete
aveva tenuto nascosto per molti anni. In seguito, qualora se
ne fosse presentata l'occasione. Ti spiace raggiungere Arne?
Preferirei restare un po' da solo.
Pauline se ne and senza proteste n risentimento. Una
donna frustrata. Di sfuggita, Konrad Simonsen lanci un'occhiata
verso di lei, dopodich sprofond nei propri pensieri.
Non ricordava il momento preciso, ma doveva essere stato
verso la festa di san Giovanni, perch quando erano usciti
dal cinema il cielo era ancora chiaro. Forse era il Grand
Teateret di Mikkel Bryggers Gade, ma lui non era sicuro nemmeno
di questo. Sul film, in compenso, non aveva nessun
dubbio: Easy Rider il road movie con Peter Fonda e Dennis
Hopper che attraversavano gli Stati Uniti in motocicletta,
dalla East Coast alla West Coast.
Uscendo dal cinema, lei si era tuffata su una macchinetta
da gioco, di quelle su cui bisognava manovrare un gancio
sopra un mucchio di giocattoli e cercare di acchiapparne
uno. Si era fermata in mezzo alla folla ed era rimasta l, come
se fosse andata in tilt e non fosse riuscita a fare altro che infilare
monete nella gettoniera e pescare insulsi orsacchiotti di
peluche. Ne aveva presi tre, tutti verdi, due nella stessa pescata,
ma senza alcun segno di trionfo. E poi le parole le
erano scappate di bocca: voleva andarsene negli Stati Uniti.
Sarebbero partiti insieme, per ricominciare daccapo, loro
due soli. Ecco che cosa dovevano fare: via dalla Danimarca,
negli Stati Uniti. Lei poteva suonare e cantare, lui poteva...
lavorare da qualche parte. Sarebbero stati bene, sicuro come
l'oro. Ma negli Stati Uniti, non l in Danimarca.
Ora, ripensando a quell'episodio, gli venne in mente che
la risolutezza di lei era parsa ponderata, ma allo stesso tempo
anche esaltata, maniacale. Doveva essere soltanto una sua
impressione, per era cos che la ricordava.
Lei aveva speso i suoi ultimi venticinque centesimi. Senza
guadagnarci niente, non si era nemmeno sforzata. Poi aveva
detto: La prossima settimana vado in Germania con un po'
di soldi, poi li rubo e me ne vado.
Lui non aveva fatto commenti, si era limitato a scuotere
la testa, consapevole del fatto che lei stesse parlando sul serio.
Erano andati a casa di lui. Gli orsacchiotti li avevano lasciati
sulla macchina da gioco.
L'indomani lui si era dato malato; in tutta la sua carriera,
quella era stata l'unica volta in cui si fosse assentato dal lavoro
senza un motivo reale. Si erano asserragliati nel suo appartamento
e lui aveva dedicato la prima giornata a cercare di
farla desistere da quel suo proposito disperato. Dopodich
era andato in libreria e aveva comprato sei quaderni, e lei
aveva passato i quattro giorni successivi ad annotare nomi,
date, indirizzi, conversazioni: qualunque cosa riuscisse a ricordare,
nei minimi particolari. Le volte in cui se n'era andata
con un po' di soldi: quanti? - chi glieli aveva dati? - a chi
avrebbe dovuto consegnarli? - chi teneva i conti? - eccetera
eccetera. Ora che ci ripensava, si rendeva conto che quello
era stato il suo primo interrogatorio. Nonch il pi difficile.
Alla fine, lui aveva letto accuratamente da cima a fondo la
sua deposizione, ponendo domande di approfondimento e
annotando le risposte. Sui quaderni, anche quelle. Lei era
stata collaborativa; disincantata, ma senza nascondere nulla.
Quella era stata una lezione che lui non avrebbe mai dimenticato:
l'importanza di immedesimarsi completamente
nel testimone, di capirne le emozioni e di accettarle, cio in
ultima analisi di provarle lui stesso. E per strano che potesse
sembrare, era stata Rita, in una delle rare pause, a fare un
commento sulle sue capacit: Sei bravo in queste cose,
Konrad.
La sua era stata una semplice constatazione, ma il tono
era mesto. Quando lui non la stava interrogando, la distanza
fra di loro era evidente. Dormivano in letti separati.
Alla fine, lui era andato a trovare Kasper Planck, che gi
una volta aveva dato loro una mano, e che forse li avrebbe
aiutati di nuovo. Chi altri c'era? Lui non conosceva nessuno.
Tremante e incerto, l'aveva avvicinato davanti al commissariato
di Store Kongensgade.
Avevano fatto una passeggiata in Larsens Plads, vicino al
Kvaesthusbroen, avanti e indietro, sempre sugli stessi cubetti
di porfido, mentre lui spiegava la situazione. Kasper Planck
aveva preso i quaderni facendo un grugnito irritato, come un
insegnante quando un tema gli viene consegnato in ritardo.
Due giorni dopo si erano rivisti nello stesso posto, stavolta su
una panchina. Piovigginava. Kasper Planck aveva un ombrello,
con il quale copriva soltanto lui stesso, e aveva cominciato
ponendo a Konrad Simonsen la domanda pi rilevante:
Vuoi andare in America anche tu?.
No. Aveva rimuginato parecchio su quel dilemma, era
rimasto sveglio quasi tutta la notte pensando proprio a quella
domanda, soppesando i pro e i contro, ma la risposta gli
era venuta in mente soltanto in quel momento, da s. Non
appena l'aveva detta ad alta voce, aveva capito che era vera.
Me l'immaginavo. A dare prova tangibile delle sue parole,
Kasper Planck gli aveva restituito i quaderni insieme a
un plico: tre pagine dattiloscritte contenenti ulteriori domande,
una - soltanto una - domanda di visto per gli Stati
Uniti e un modulo con il quale Konrad Simonsen chiedeva il
trasferimento all'Anticrimine. Poi aveva commentato: Appena
cominci a lavorare da noi, ti trattengo otto giorni di
paga. Io non accetto l'assenteismo.
Otto? Sono stato a casa solo per cinque!
Gli altri tre servono a insegnarti a non assentarti dal lavoro
senza una buona ragione.
E con questo la faccenda era chiusa. Kasper Planck gli
aveva poi spiegato che cosa fare, un piano che lui aveva seguito
alla lettera. In libreria aveva comprato altri due quaderni,
dove poi erano state annotate le risposte di Rita alle
domande aggiuntive. Lei aveva compilato la domanda di visto
e gli aveva consegnato il passaporto. Ormai aveva capito
che avrebbe viaggiato da sola, ma non ne avevano mai parlato.
Alla centrale di polizia di Bellahoj, lui aveva dato met dei
quaderni e i documenti di Rita al PET, ovvero ai servizi di sicurezza,
in quel caso rappresentati da un uomo di mezz'et
con occhiali dalla montatura in corno e un volto imperscrutabile,
che aveva impiegato un paio di minuti a esaminare il
materiale. Sulla domanda di visto non aveva fatto commenti,
si era limitato ad annuire in modo quasi impercettibile e a
fissargli un appuntamento per la settimana seguente. Un po'
come dal dentista.
Konrad Simonsen le aveva consegnato il passaporto e il
visto allo studentato Gronjordskollegiet in una bella serata
estiva, adatta all'umor nero.
Lei aveva pianto un po', dopodich, malinconica, gli aveva
chiesto: Facciamo l'amore?. Il sottointeso era per l'ultima
volta.
Lui aveva declinato.
E adesso? aveva detto lei.
E adesso ci mancano i soldi.
Aveva camminato un po' ed era arrivato sul retro del parcheggio
senza volerlo davvero, e si volt quasi spaventato
quando dalla sua sinistra arriv una BMW che si ferm davanti
alla baita, non lontano da lui. Dalla portiera posteriore usc
Pia Mikkelsen, e poco dopo da quella anteriore scese suo
marito. Mancava l'avvocato. Konrad Simonsen si volt e
prosegu per la sua strada, nella direzione opposta, senza
darsi pena di salutarli. Quando, con una piccola deviazione,
ritorn all'ingresso principale della colonia estiva, trov ad
attenderlo Arne Pedersen e Pauline Berg. Li guard negli
occhi, uno per uno, per un istante, poi si concentr e varc
la soglia per primo.
I quattro vecchi amici si erano seduti su alcune poltrone,
il pi lontano possibile l'uno dall'altro. Perfino i coniugi si
erano isolati. Helena Brage Hansen leggeva distrattamente
una rivista sul tavolino di fronte a lei, mentre gli altri avevano
lo sguardo perso nel vuoto. L'atmosfera era greve. Alle loro
spalle era stata servita la colazione, e Konrad Simonsen ebbe
un pensiero di gratitudine per il comune di Esbjerg. Si posizion
in mezzo alla stanza e con una leggerezza provocatoria
esord: Buongiorno, buongiorno e mille grazie per essere
venuti. Dalle vostre facce, vedo che avete capito la gravit
della situazione. La buona notizia  che fra un po', quando vi
sarete tolti un peso dal cuore, ricomincerete a sorridere e a
stare bene, ne sono sicuro. Soprattutto quando deciderete di
fare una gitarella alla vecchia scuola....
Helena Brage Hansen lo interruppe. Le sue parole schioccarono
come una frustata, forti e mirate. Metti gi quella
rivista, Hanne. Cosa credi di dimostrare?
La dottoressa obbed immediatamente e arross.
Konrad Simonsen prosegu: Vedo che non  cambiato
niente,  ancora tutto come una volta. Io non ho altro da
aggiungere - se non, ancora una volta, buongiorno, buongiorno
- com' ovvio, perch adesso tocca a voi parlare.
Come lui si era aspettato, fu Helena Brage Hansen a cominciare.
Prima dobbiamo stare da soli per una decina di
minuti. Spero che ce li conceder.
Konrad Simonsen non aveva scelta, cos, pochi istanti
dopo, rieccolo fuori, insieme ad Arne Pedersen e Pauline
Berg. Il vento era calato appena un poco, e due elicotteri
dell'esercito passarono quasi a perpendicolo sopra di loro.
D'impulso, alzarono lo sguardo. Quando gli aeromobili si
furono allontanati, Arne Pedersen chiese: Per quale motivo
li hai provocati? E stata una mossa saggia?.
L'ho fatto di proposito.
Fin l ci arrivo anch'io, ma perch?
Non voglio che mi scambino per uno zietto. Qui si sta
indagando su due decessi, non  una vacanza.
Pauline Berg venne in aiuto di Arne Pedersen. Le posso
assicurare che lo sanno benissimo. Per, se fa cos, c' il rischio
che se la prendano e che si rifiutino di parlare con noi. 
E invece no. Hanno fatto tanta strada per venire qui, e in
fondo sanno di non potersene andare finch non ci avranno
raccontato che cos' successo e dov' sepolta Lucy. Nessuno
di loro regger lo sforzo psicologico, non dopo avere impiegato
due giorni ad accettare l'idea. Sono convinto che sar
anche un grande sollievo per loro. O meglio, per tre di loro.
Arne Pedersen cambi atteggiamento. Posso anche essere
d'accordo su questo tuo modo di vedere le cose, ma
quando dici tre di loro' intendi che l'assassino di Jorgen
Kramer Nielsen ha altri interessi?
S, e io pretendo tutto. Voglio la botte piena e la moglie
ubriaca, entro oggi.
Non mi sembra fattibile. Secondo voi che cosa stanno
facendo l dentro?
Pauline Berg si strinse nelle spalle: chi poteva saperlo?
Konrad Simonsen spieg: Stanno sciogliendo la promessa
che si sono fatti quarant'anni fa. Poco dopo, aggiunse:
Adesso cercate di concentrarvi sui due che avete preso.
Costantemente, senza interruzioni.
L'accordo prevedeva che Pauline Berg tenesse d'occhio
Helena Brage Hansen e soprattutto Hanne Brummersted,
mentre Arne Pedersen avrebbe osservato le reazioni dei coniugi:
una postura involontaria, uno sguardo in tralice, un
lapsus repentino, uno spasmo nervoso. L'assassino del postino
non sarebbe riuscito a mantenere la facciata,
Konrad Simonsen ne era convinto.
Helena Brage Hansen comparve sulla soglia e li chiam
dentro.
L'atmosfera era opprimente. Le tre donne piangevano in
silenzio, e Jesper Mikkelsen era come impietrito, ma riusc a
riscuotersi e si rivolse a Konrad Simonsen: Siamo disposti a
raccontarle tutto, ma dobbiamo chiederle di aiutarci. Pensavamo
che potrebbe cominciare facendoci delle domande, e
poi magari noi aggiungiamo qualcosa per conto nostro. Non
.... La voce gli si spezz. Distolse bruscamente lo sguardo,
poi complet la frase: ... facile, per noi.
Sembrava una proposta ragionevole. Konrad Simonsen
evit di sedersi e punt un dito verso l'uomo, senza il minimo
tentativo di assumere un tono amichevole. In tal caso,
mi piacerebbe che lei cominciasse mostrandomi il punto in
cui avete sepolto Lucy Davison.
Non occorre uscire, l'abbiamo sepolta sotto il fal, nel
bivacco.
Subito!
Jesper Mikkelsen obbed, le donne invece rimasero sedute.
Konrad Simonsen lo segu. L'uomo non piangeva, ma di
tanto in tanto emetteva leggeri singulti e non riusciva a parlare.
Se Konrad Simonsen aveva insistito per ispezionare il
luogo di persona, non era per un'affermazione di potere, ma
soltanto perch un bivacco poteva essere stato spostato molte
volte, nell'arco di quarant'anni.
Bast procedere per una ventina di metri lungo un sentiero
per raggiungere la destinazione. L'uomo indic il centro
dello spiazzo, dove c'era un mucchietto di cenere e ciocchi
semicarbonizzati, circondato da un cerchio di pietre.
L sotto?
Jesper Mikkelsen annu.
Sicuro? Non  che a quell'epoca il fal si trovava in un
altro punto?
L'uomo si guard intorno e balbett a fatica: Sono sicuro.
A quale profondit l'avete seppellita?
Mikkelsen lev una mano sopra la testa, e da quel gesto
Konrad Simonsen dedusse una misura di due o tre metri.
Tornarono indietro. Le donne stavano ancora singhiozzando,
ma Hanne Brummersted e Helena Brage Hansen si
erano procurate un panino, e Jesper Mikkelsen, prima di sedersi,
prese un bicchiere di succo di frutta.
Konrad Simonsen fu duro: A titolo puramente informativo:
piangete, gemete, frignate, e ululate quanto vi pare, tanto
alla fine mi racconterete tutto nei minimi luridissimi particolari,
quindi vi consiglio caldamente di ricomporvi, cos
sar pi facile per tutte le parti in causa. Cominciamo dall'inizio,
cio da quando eravate compagni alle superiori, dal
1967 al 1969, e avevate fondato un circolo scolastico chiamato
Club dei Cuori Solitari. Gli altri studenti vi chiamavano
soltanto Cuori. Anche voi usavate quest'abbreviazione?.
Fu Helena Brage Hansen a rispondere. S, eravamo stati
noi ad accorciare il nome. Quello completo era troppo
lungo.
Ed era lei la fondatrice?
S.
Chi erano i membri, tra i vostri compagni di classe?
A parte noi quattro, c'erano Jorgen, Mouritz e Bendt.
Questo Bendt sarebbe Schultz?
Mi pare che il cognome fosse quello, non sono sicura.
S, si chiamava cos, intervenne Hanne Brummersted,
la cui memoria era sensibilmente migliorata, rispetto ai suoi
due interrogatori.
Konrad Simonsen non fece commenti, e si limit a domandare:
Passiamo a lei, per un momento. C'era anche
Bendt Schultz, a quella gita al Vesterhavsgrden?.
No, era malato. La dottoressa aveva un tono accorato,
quasi implorante.
Konrad Simonsen, implacabile, prosegu. Quando siete
tornati indietro, gli avete raccontato che cos'era successo?
No,  chiaro.
Lui si volt verso Helena Brage Hansen. Bene, torniamo
ai Cuori. Per quale motivo ha fondato quel circolo?
Perch anche noi emarginati dovevamo sentirci parte di
un gruppo.
Emarginati da che cosa?
Dalla classe, dalle feste, dai discorsi... da tutti i movimenti
- anche i meno compatti, gli hippies, i provos - dai
momenti in cui si cantava intorno a una chitarra, dai concerti,
dall'epoca... da tutto.
Eravate vittime di bullismo?
A quei tempi, questa parola non esisteva nemmeno. Diciamo
soltanto che i nostri cosiddetti compagni di classe predicavano
amore e fratellanza, ma si comportavano con una
cattiveria da non credersi. Tutti noi abbiamo in mente storie,
episodi che non dimenticheremo mai per tutta la vita... come
questo.
Konrad Simonsen si gir e punt un dito verso Hanne
Brummersted. Mi racconti le sue, di storie.
Ma l'effetto choc non si verific, perch la dottoressa si
limit a fare ci che lui le aveva chiesto. Senza neppure concedersi
il tempo di riflettere, cantilen con voce triste: Al
primo anno, per un certo periodo, ho provato a fare come gli
altri, e una volta sono arrivata a scuola senza reggiseno. Il
caso ha voluto che proprio quel giorno si facessero le foto di
classe, cos c' stato qualcuno che ha scritto una lettera di
denuncia al ministero, firmata da quasi tutti i miei compagni.
Questo succedeva prima della depenalizzazione delle immagini
pornografiche, che  arrivata soltanto un paio d'anni dopo, cos mi hanno accusata di atti osceni. La risposta del ministero
 stata appesa in classe, e ne hanno spedito una fotocopia
ai miei genitori, si figuri la vergogna. Oltretutto, per un
bel po' di tempo mi hanno chiamata NIA, che stava per nipples
in agony, ma se non altro mi ero risparmiata i nomignoli
di Grassona, Palladilardo e Balena Vergine. Poi succedevano
molte altre cose spiacevoli, la peggiore  stata quando ho
compiuto diciott'anni e mi hanno regalato una padella. Ho
pianto quasi tutto il giorno, anche se ormai avevo gli altri a
sostenermi. Indic i tre compagni.
Konrad Simonsen aveva difficolt a non provare compassione.
Quindi avete fondato il club per arginare questo genere
di cose.
Pia Mikkelsen, pur senza essere stata interpellata, intervenne.
La cosa peggiore era che all'inizio anche noi ci accanivamo
contro gli altri, per farci belli. Io, per esempio, ho firmato
la lettera di cui parla Hanne, ma all'ultimo anno ho
avuto il coraggio di fare una scenata a quelli che avevano
comprato la padella e di rifiutarmi di partecipare a quel regalo.
Comunque sia, non c' dubbio sul fatto che il club
fosse l'ultima spiaggia, un posto dove nessuno ci avrebbe
dato fastidio.
Gli altri tre annuirono, e Helena Brage Hansen aggiunse:
Non era solo una questione di look, per quanto fosse importante
anche quello, ma bisognava anche pensare, fare,
sentire e desiderare le stesse cose degli altri. Chi non si adattava
se la passava male, anche nel rapporto con gli insegnanti
pi giovani. Era un'ingiustizia, una... perversione.
Konrad Simonsen cap di avere afferrato il senso, che
non era poi granch diverso dall'idea che si era fatto, bench
questi testimoni difficilmente potessero essere definiti attendibili,
dato che, nella loro situazione, avevano tutto l'interesse
a ingigantire e a presentarsi come vittime. Venerd 13
giugno 1969, tutti e sei avevate sostenuto il penultimo esame
orale prima di potervi definire diplomati. Vi mancava soltanto
l'esame orale di matematica, una settimana dopo, ovvero
venerd 20 giugno. Chi vuole continuare?
Fu Jesper Mikkelsen a prendere la parola. Da tempo
avevamo concordato di studiare insieme, per l'esame di matematica.
Nessuno di noi rischiava la bocciatura, per era la
materia pi importante, perch da essa dipendeva l'accesso
a certi corsi di laurea. Hanne, per esempio, voleva a tutti i
costi iscriversi a Medicina, quindi le serviva almeno un otto.
Konrad Simonsen lo interruppe. Se lo ricorda ancora,
dopo tutti questi anni?
Mi ricordo ogni quarto d'ora di quel viaggio, non passa
giorno senza che ci pensi. Mi ricordo che cosa sognavo la
notte, e il prezzo dei biglietti ferroviari.
Bene, prosegua.
Helena aveva ottenuto, tramite suo padre, il permesso
di usare la colonia estiva. Gli scout la usavano soltanto nel
fine settimana e nei periodi di ferie, quindi non occorreva
pagare. L'idea era che Jorgen facesse pi o meno da insegnante,
perch in matematica era bravissimo. Lui e Pia avevano
preparato un calendario di lavoro serrato, quindi  stata
tutt'altro che una vacanza. Siamo arrivati al Vesterhavsgrden
la domenica sera, quindi il 15 giugno, e da Esbjerg abbiamo
viaggiato in autobus fino a Norballe. Si ferm.
Continui.
Non potrebbe proseguire qualcun altro?
Continui, ho detto.
Il luned, come da programma, abbiamo studiato per
mezza giornata. Siamo stati molto efficienti e abbiamo sorpassato
la tabella di marcia... cos Jorgen e Mouritz sono andati
a Esbjerg a fare la spesa, mentre noialtri facevamo esercizi.
Sugli integrali, me lo ricordo. Hanno usato due delle
biciclette degli scout.
Mouritz non doveva studiare?
Di tutti noi, era quello che aveva meno bisogno di voti alti:
sarebbe andato a lavorare nella ditta di suo padre, indipendentemente
dagli esiti dell'esame. E poi c'era troppa roba da comprare,
Jorgen non sarebbe riuscito a portare tutto da solo.
Nelle vicinanze c'era un negozio di alimentari, come
mai non avete fatto la spesa l?
Helena sapeva che era pi costoso, e noi non avevamo
molti soldi.
Bene. E poi? Konrad Simonsen fece segno a Helena
Brage Hansen di proseguire al posto di Jesper Mikkelsen.
La donna, sottovoce, spieg: Sono tornati appena dopo
le tre, insieme a una ragazza inglese che avevano conosciuto
a Esbjerg. Aveva viaggiato seduta dietro il sellino della bici di
Jorgen. Era Lucy.
Lucy Selma Davison?
S, Lucy Selma Davison, ma ovviamente noi la chiamavamo
solo Lucy.
Konrad Simonsen fece un commento superfluo: Ma
certo, che la chiamavate cos. Nessuno disse nulla. Lui prosegu:
A qualcuno occorre una pausa?.
Avevano cominciato soltanto da dieci minuti, eppure tutti
confermarono: s, un'interruzione era quel che ci voleva.
Pauline Berg e Arne Pedersen lanciarono un'occhiata sbalordita
a Konrad Simonsen, che per ignor l'implicita protesta
e fece capire a tutti e due che dovevano restare. Lui,
invece, usc: aveva proprio bisogno di quella pausa.
Ora il tempo era cambiato, il vento era calato e da est si
stava avvicinando una schiarita, preludio di un'assolata giornata
autunnale. Lentamente passeggi fino al bivacco. Rimase
a lungo a mani giunte, rimpiangendo di non aver mai imparato
a memoria una preghiera.
Di ritorno alla colonia, decise che a proseguire fosse Pia
Mikkelsen. Finora, la donna non aveva detto granch, e lui
preferiva che tutti parlassero.
Lei esit parecchio, ma non le sarebbe arrivato nessun
aiuto, n da lui n dagli altri, dunque i suoi sguardi supplichevoli
erano inutili. Finalmente si fece forza e parl: Eravamo
tutti molto affascinati da lei, si  capito fin da subito.
Aveva tutte le cose che a noi mancavano: era carina, per
non dire bella, disinibita e impulsiva, inglese - per giunta
di Liverpool, nientemeno - ma soprattutto voleva stare insieme
a noi. Era gentile, davvero interessata a conoscerci, e
non era esattamente un atteggiamento al quale fossimo abituati.
Mouritz, per esempio, non riusciva quasi a spiccicare
parola, quando s'innervosiva: diventava tutto rosso e ammutoliva.
Figuriamoci ora che doveva parlare in inglese
con una... cio, con l'aspetto che aveva lei... non so se mi
spiego.
Si era spiegata eccome.
Ci siamo seduti fuori, sul prato. Cio, non tutti, credo.
Jorgen e Helena stavano cucinando. Pancetta fritta con
salsa al prezzemolo, precis Jesper Mikkelsen.
S, sar. Comunque sia, Mouritz si  messo a parlare
dell'azienda di famiglia, di quello che avrebbe fatto dopo l'estate...
be', come meglio poteva, con pause lunghe e imbarazzate,
addirittura peggio del solito, finch Lucy ha appoggiato
la testa sulle sue ginocchia. Cos, senza dire niente, l'ha
fatto e basta. Non che quel gesto sia servito a farlo parlare
meglio, anzi, mi pare che lui abbia proprio gettato la spugna,
per... era quel che ci voleva. Com'era contento!
Helena Brage Hansen intervenne. In un batter d'occhio,
tutto girava intorno a lei. Di matematica non parlava pi nessuno,
l'esame era passato in secondo piano, contava soltanto
Lucy Era come se avesse assunto il comando. Non perch
l'avesse voluto lei, ma perch eravamo noi a sottometterci. Di
solito, anche se non era una regola fissa, ero io ad avere l'ultima
parola quando le nostre opinioni divergevano; e ora ecco
che tutt'a un tratto davamo retta alla prima inglesina che passava.
Un quarto d'ora prima di cena ci propose di fare una
passeggiata, e tutti noi abbiamo acconsentito. Ci tenevamo
per mano. Anche questa era una cosa nuova. Sembrer ingenuo,
o trascurabile, ma per noi era... come dire?... emozionante,
meglio che cenare all'ora giusta.
Konrad Simonsen incalz: Non avete parlato di quanto
tempo sarebbe rimasta?.
No, che io mi ricordi, per ha montato la sua tenda,
quindi era chiaro che avrebbe passato la notte qui.
Come mai non ha dormito al coperto? C'era posto in
abbondanza.
Helena Brage Hansen scosse la testa. Tutti si voltarono
verso Jesper Mikkelsen, che disse: Preferiva dormire fuori,
perch era pi salubre.
A sorpresa, fu Hanne Brummersted a proseguire. Si cap
subito che quel giorno non avremmo pi studiato. Dopo
cena, lei si  messa a suonare l'armonica a bocca e a cantare
per noi, intorno al fuoco. Be', ogni tanto cantavamo tutti insieme,
e lei ci ha insegnato un paio di motivetti che non sapevamo,
mi pare che fossero canzoni per bambini. A un certo
punto - non molto tardi -  andata a coricarsi, dato che il
viaggio in nave l'aveva stancata. Noi abbiamo cercato di rimetterci
sui libri, ma nessuno riusciva a concentrarsi, cos
abbiamo deciso di riprendere al mattino presto. Non mi ricordo
se qualcuno l'abbia detto esplicitamente, ma sapevamo
benissimo che il nostro proposito di studiare matematica
l'indomani sarebbe stato molto labile. Soprattutto quando
si fosse svegliata Lucy. 
Pia Mikkelsen aggiunse: Anch'io avevo pi voglia di
Lucy che di matematica, e di sicuro pure i ragazzi. Si capiva
benissimo.
S, tutti quanti, disse Hanne Brummersted, infastidita
dall'interruzione.
Konrad Simonsen chiese: Avete parlato di lei, dopo che
 andata a dormire? Qualcuno se ne ricorda?.
Tutti scossero la testa, perfino Jesper Mikkelsen, che disse:
Perch ce lo domanda? Non ha nessuna importanza.
Konrad Simonsen rispose in modo brusco. Io faccio le
domande, voi rispondete. I miei motivi non vi riguardano.
Limitatevi a dirmi come stanno le cose, nel miglior modo
possibile. Immagino che adesso passeremo al secondo giorno,
marted 17 giugno, e se la cosa pu rinfrescarvi la memoria
posso ricordarvi che a Esbjerg c'era il clima tipico dell'estate
danese: nubi sparse e rovesci alternati a sereno, diciannove
gradi, ma temperature un po' pi basse sulle coste,
quindi una giornata non abbastanza calda da andarsene in
giro svestiti. Preferirei che a continuare fosse lei. Indic
Hanne Brummersted.
Ci siamo alzati presto, tutti quanti, e abbiamo studiato
quasi tutta la mattina. Lucy si  svegliata molto tardi: quando
 arrivata, eravamo gi seduti in mensa. Ha fatto colazione,
poi  andata a farsi il bagno. Le ho spiegato io come si doveva
fare, perch c'era una specie di cronometro, nel quale bisognava
inserire una moneta da dieci centesimi per avere
l'acqua calda per un certo tempo. Quindi ci siamo messi a
raccogliere queste monete. Cio, non perch lei fosse una
scroccona,  solo che non aveva spiccioli. Insomma, ha fatto
il bagno, mentre noi continuavamo a studiare, ma quando 
uscita...  stato allora, che  cominciato...  entrata in mensa...
Hanne Brummersted piangeva, faticava a parlare. No,
voglio davvero raccontarlo, ma  un po' difficile. Insomma,
era nuda. Teneva il pigiama e l'intimo arrotolati nell'asciugamano
bagnato e se ne stava l, come se fosse la cosa pi naturale
del mondo, a chiederci che programmi avevamo per la
giornata.
Stava cercando di provocarvi, di deridervi? Oppure di
stuzzicarvi?
No, nemmeno per sogno. Per lei era una cosa da nulla,
per noi la fissavamo come se d'un tratto le fosse spuntata una
seconda testa. E i maschi... non si sarebbero immaginati una
cosa del genere nemmeno nelle loro fantasie pi sfrenate.
Jesper Mikkelsen intervenne. Veramente s. Erano proprio
le nostre fantasie pi sfrenate. 
Be', comunque lei era l, e quando si  accorta che la
stavamo osservando... macch osservando, ce la mangiavamo
con gli occhi! Ha sorriso e... non ricordo le parole precise,
ma ha detto che dovevamo imparare a non essere timidi,
not to be shy, mi pare. Di colpo, il programma della nostra
giornata  diventato quello.
Era stata lei a imporlo?
Lei e noi. Eravamo tutti d'accordo.
Helena Brage Hansen prese la parola. Era difficile, ma
tremendamente emozionante, eccitante, soprattutto sul piano
sessuale. Finalmente avevamo a portata di mano ci da
cui i nostri compagni di classe ci avevano esclusi. O almeno,
noi immaginavamo che fosse quello, ma la realt era un po'
diversa. Non avevamo avuto grandi esperienze sessuali, anzi,
forse non ne avevamo avute affatto, e non saremmo mai riusciti
a gestire da soli la... come posso chiamarla?... mancanza
di inibizioni. Lucy era un catalizzatore, ma  chiaro che viveva
quell'esperienza in modo diverso: per lei era questione di
divertimento, pi che di sesso.
Konrad Simonsen punt nuovamente il dito verso Hanne
Brummersted. Lucy non aveva capito l'effetto che vi
faceva?
Credevamo che avesse pieno controllo su tutto, cio su
tutte le cose che noi conoscevamo solo dai giornali o per
sentito dire: amore libero, orge hippy, sesso di gruppo, infrattarsi
nei collettivi, ammucchiate con gli amici, cose che di
fatto non esistevano nemmeno, ma che la stampa sfruttava
per stuzzicare i lettori e vendere pi copie. Era soltanto
un'ingenua, santo cielo, aveva diciassette anni, non aveva
idea dell'effetto che ci faceva. In pratica, nessuno di noi poteva
prevedere niente, e soprattutto capire quando il troppo
era troppo.
Vi siete tolti i vestiti. Ho visto una fotografia scattata da
Jorgen Kramer Nielsen.
C' voluto del tempo. C'erano molte barriere da superare,
soprattutto per noi ragazze, nessuna di noi poteva minimamente
paragonarsi a Lucy. Alla fine, per, ci siamo denudati
tutti quanti e abbiamo provato a essere fieri del nostro
corpo, e i maschi, be', erano gi... in erezione, ecco... ma lei
si  messa a ridere, cos abbiamo riso anche noi. A poco a
poco, ci siamo sentiti pi a nostro agio. A un certo punto 
arrivato il postino con un pacco per Mouritz, una torta,
gliel'aveva spedita sua madre. Appena abbiamo sentito il
motorino, siamo andati tutti insieme alla porta. Cos com'eravamo.
Ma non vi siete dati ad attivit sessuali?
L per l, no. Dopo un po', per, ci siamo arrivati. Si intuiva,
che sarebbe successo qualcosa di pi. Credo che tutti
avessero questa sensazione, tranne forse Lucy.
E quindi poi  successo?
Abbiamo deciso di andare a prendere un po' di birra.
Lucy ci ha detto di fare una cassa comune e ci ha messo i suoi
soldi, cos anche noi abbiamo messo mano al portafogli e i
ragazzi sono andati al negozio di alimentari. Quando sono
tornati, abbiamo acceso un fal gi al bivacco e abbiamo
bevuto la birra. Era pomeriggio inoltrato.
Sempre svestiti?
In quel momento no, faceva troppo freddo. Per poi 
arrivato Troels, che aveva la sindrome di Down. Be', a quel
tempo si diceva mongoloide'. Lucy lo chiamava Happy Troels.
Helena lo conosceva, sapeva che era innocuo, cos gli abbiamo
permesso di restare e abbiamo dato una birra anche a lui.
Dopo quella, per, gli abbiamo dato una soda, perch non
sapevamo bene che cosa sarebbe successo se si fosse ubriacato.
Pi tardi, dalla casa vicina, qualcuno ha fischiato per
chiamarlo. Si rende conto? Con un fischio, come un cane!
Insomma,  tornato a casa, e noi siamo tornati al coperto. A
quel punto avevamo bevuto parecchio, pur senza essere
completamente ubriachi, cos ci  venuta l'idea di giocare a
strip poker, anche se... be', non  che avesse molto senso,
dato che avevamo passato quasi tutta la giornata ad andarcene
in giro nudi. Quindi ci siamo stancati in fretta, per poi
Lucy ci ha insegnato un altro gioco. Hanne Brummersted
s'interruppe e si guard intorno, e Konrad Simonsen ebbe la
sensazione che la donna fosse stata tanto disponibile a parlare
soltanto perch sperava che qualcuno le desse il cambio.
Continui.
Lei obbed, rassegnata, ma in tono chiaro. Era un gioco
che si faceva con quattro dadi, e in parte era basato sul caso,
ma in parte anche sull'abilit di lanciarli in aria e afferrarli
con mosse sempre pi difficili, come nel gioco degli aliossi
alla danese. Chi perdeva doveva fare una penitenza scelta da
chi lo precedeva nella giocata, ed erano cose sempre pi audaci,
a seconda di quante volte si veniva sconfitti.
Penitenza?
Cose sessuali, sempre pi intime. Prima sparivano i vestiti,
poi si scendeva nell'erotico... be', non  necessario entrare
nei dettagli.
Certo che lo . Oltretutto lei  medico, sar pure capace
di mantenere una distanza clinica.
Lo sguardo che Hanne Brummersted gli rivolse non era
incollerito, ma solamente addolorato. All'inizio ci toccavamo
e basta, due a due, a seconda di chi perdeva, mentre gli
altri guardavano. Da l in poi si andava in crescendo. A un
certo punto  tornato Troels, voleva partecipare anche lui.
Quando ha visto che cosa stavamo combinando, si  sfilato i
pantaloni, si  seduto con noi, con il membro eretto, e ha
cominciato a toccarsi. Subito dopo, io ho perso, quindi dovevo
provvedere a lui. Con le mani, insomma. E stato un errore,
un errore tremendo. Quando lui se n' andato, noi abbiamo
continuato, ma ormai il gioco era fuori controllo. Facevamo
di tutto, cose che non avremmo dovuto fare: ci aprivamo
l'uno all'altro, ci toccavamo, ci abbracciavamo, ci baciavamo,
ci leccavamo.
E Lucy vi comandava?
Veramente no. La trovava una cosa divertente e giocava
allo stesso modo di noialtri, ma non perdeva quasi mai, perch
era abilissima a manovrare i dadi. Era molto pi brava di
noi. Mi ricordo che si  tolta i vestiti perch le andava cos,
non perch avesse perso.
Quindi non ha partecipato fisicamente, per cos dire?
Quasi per niente. Mi ha baciata, quando eravamo nude
tutt'e due, e ha accarezzato il membro di Jorgen mentre noi
contavamo fino a venti, ma in quel momento non avevamo
ancora toccato il fondo. Pia e Jesper avevano gi avuto un
rapporto sessuale completo, e poco dopo  arrivato il turno
mio e di Mouritz. Io ero vergine, quindi  uscito sangue e mi
ha anche fatto male, ma ho stretto i denti e ho taciuto.
Konrad Simonsen si volt verso Helena Brage Hansen.
Sembra che almeno qualcuno di voi volesse smettere. Ho
letto la rubrica postale che lei gestiva quando era scout: era
una ragazza matura, di buonsenso, che non aveva paura di
dire di no. Come mai non ha cercato di fermarli? O almeno
di andarsene?
La donna rispose senza alcuna esitazione: In parte era
colpa dell'alcol, credo, ma il motivo principale non era quello.
Tutti quanti abbiamo continuato a giocare sperando che
anche Lucy perdesse. Cio, che perdesse sul serio. I ragazzi
per ovvie ragioni, e noi ragazze perch ormai avevamo fatto
tutto - ma proprio tutto - ed eravamo dell'idea che ora toccasse
a lei.
E le  toccato?
No, mai.
Barava?
Non ne aveva bisogno, era troppo brava.
Ma allora com' finita? Avete barato voi?
No. Pia si  sentita male e ha vomitato, e a un certo punto
i ragazzi hanno... esaurito le forze. Era finita anche la birra,
cos siamo andati a letto.
A letto?
S.
E Lucy?
 tornata nella sua tenda.
Non  successo altro?
S, la mattina dopo.
Bene. Racconti.
Anche stavolta ci siamo alzati prima di Lucy. La mattinata
 stata terribile, eravamo tutti imbarazzati, non riuscivamo
a guardarci negli occhi, cos ci siamo immersi nella matematica
e ognuno di noi non vedeva l'ora di tornarsene a casa. Credo
che fossimo anche arrabbiati con Lucy perch in un modo
o nell'altro era stata lei a dare inizio a tutto quanto, senza
per partecipare davvero. O almeno, io la pensavo cos.
Konrad Simonsen lanci occhiate interrogative intorno a
s, e tutti annuirono: erano d'accordo.
Insomma,  successo che Troels, cio il ragazzo down, 
tornato per la terza volta. Non c'era dubbio su che cosa volesse:
teneva la mano nei pantaloni eccetera. All'inizio abbiamo
cercato di rispedirlo a casa, ma poi ci  venuta l'idea di
mandarlo da Lucy. 
Oh, no.
S, purtroppo. Ci siamo detti che era giusto ripagarla
con la stessa moneta, cos ci siamo messi alla finestra a guardare,
mentre lui entrava nella tenda. Solo che non c'era granch
da vedere, e dopo un po'  tornato fuori e se n' andato. 
Speravate che la violentasse?
No, niente del genere. Pensavamo solo che dovesse essere
lei a sciropparsi Happy Troels, come avevamo fatto noi
- o meglio, Hanne - la sera prima, ma dato che non era successo
niente siamo tornati a concentrarci sulla matematica,
sul mal di testa da sbornia e sui rimorsi di coscienza. Solo
dopo colazione abbiamo cominciato a sospettare che ci fosse
qualcosa che non andava. Siamo andati a chiamarla. Dato
che non rispondeva, abbiamo guardato nella tenda, e lei era
morta. Lui l'aveva strangolata.
Non  possibile che la stessa idea venga a sei persone
contemporaneamente. Chi  stato a suggerire di andare da
lei?
Non so, mi ricordo solo che eravamo tutti d'accordo.
Jesper Mikkelsen aveva una memoria migliore. Sottovoce,
ma in modo chiaro, disse: Sono stato io.
Il resto dell'interrogatorio and com'era prevedibile, anzi,
fu ancora pi desolante, se possibile. Fu Pia Mikkelsen a
trovare le parole pi adatte: Siamo entrati in panico, panico
puro. La cosa pi ovvia era chiamare la polizia e raccontare
cos'era successo, ma noi non abbiamo nemmeno preso in
considerazione questa possibilit. Il solo pensiero che i nostri
genitori venissero a sapere tutto era insostenibile, per
non parlare della fine che avremmo fatto. Abbiamo deciso di
seppellirla, e io ho suggerito il bivacco. Ero convinta che, se
l'avessimo sotterrata abbastanza in profondit, nessuno l'avrebbe
mai trovata. I ragazzi hanno scavato come ossessi,
mentre noi ragazze facevamo sparire la tenda e lo zaino. Non
c'era posto per il giaccone afgano, cos l'abbiamo bruciato
nel fal.
E il cadavere dov'era, nel frattempo?
L'abbiamo portata fuori dalla tenda, poi l'abbiamo coperta
con un lenzuolo, fissandolo con alcune pietre.
Era vestita?
In mutande. Gliele abbiamo tolte e le abbiamo messe
via. Credevamo che con il tempo il corpo si sarebbe decomposto
completamente, mentre i tessuti no.
Cosa volevate fare delle sue cose?
Jesper Mikkelsen s'intromise. Abbiamo anche pulito lo
sperma dalle sue cosce. Troels aveva eiaculato su di lei, ma
non l'aveva stuprata, solo uccisa.
Konrad Simonsen si volt verso di lui, minaccioso come
una nube temporalesca, ma Jesper Mikkelsen riusc a stroncare
sul nascere l'accesso d'ira.
Scusi, mi sono espresso male. Volevo dire solo che non
era stata violentata.
Konrad Simonsen si plac e restitu la parola a Pia
Mikkelsen. Dicevamo, delle sue cose?
Abbiamo pensato di buttarle in mare, ma alla fine abbiamo
deciso di no. Poi ci  venuto in mente che aveva scritto
una cartolina, ma non l'aveva ancora imbucata. L'abbiamo
recuperata, e c'era scritto che lei sarebbe andata in Norvegia
per vedere il sole di mezzanotte, cos a Helena  venuta l'idea
di portare le sue cose in Svezia e spedire la cartolina da lass.
Abbiamo preso lo zaino e la tenda e siamo saliti sul treno per
Copenaghen.
Chi di voi  andato in Svezia?
Hanne e Jorgen.
Konrad Simonsen si volt verso Hanne Brummersted.
Come mai proprio voi?
Io perch avevo la patente, e Jergen per aiutarmi. Si 
offerto lui.
Non sarebbe stato meglio mandare una sola persona?
Tanto, lui non  stato di nessun aiuto.
Lo so benissimo, adesso. Allora per ci sembrava ovvio
che dovessimo essere in due. 
Dove avete trovato l'auto? E come avete fatto con l'esame?
Ho detto a mio fratello che ero rimasta incinta e gli ho
chiesto un prestito per abortire. L'auto l'abbiamo noleggiata,
e ai miei genitori ho raccontato che il mio esame era rimandato
di una settimana e che quindi me ne tornavo a studiare
a Esbjerg. Dopodich ho detto loro che mi ero sbagliata sulla
data, e ho sostenuto l'esame nella sessione di agosto.
E loro le hanno creduto?
No, hanno pensato che fossi incinta e che fossi andata
ad abortire, cio quello che volevo dar loro a bere. Non so
quali scuse si fosse inventato Jorgen. Io guidavo e dormivo,
guidavo e dormivo, e non parlavamo quasi mai. A un certo
punto abbiamo imbucato la cartolina e abbiamo proseguito
il viaggio, finch non abbiamo trovato un bosco dove abbiamo
montato la tenda. Da l siamo tornati a casa.
In borsa aveva del denaro.
Ci abbiamo messo dei soldi svedesi, non saprei dire
quanti, mi ricordo solo che ci eravamo messi i guanti per non
lasciare impronte digitali. Guanti strettissimi, gialli, di gomma,
li sopportavamo a stento.
Konrad Simonsen ordin a Jesper Mikkelsen di concludere
la storia.
Quando abbiamo finito di scavare, l'abbiamo fatta scivolare
nella buca e l'abbiamo ricoperta. Ci abbiamo messo
anche le ceneri del giaccone. Continuavamo a battere la terra
con un palo, anche se non occorreva, perch era terreno sabbioso
e si assestava fin da subito. Infine abbiamo rimesso a
posto il cerchio di pietre e abbiamo acceso un fal enorme
per ottenere un po' di cenere.
Tutto qui? L'avete fatta sparire e poi avete continuato
con la matematica?
Non volevamo tornare a casa in anticipo, cos siamo rimasti.
Nessuno  riuscito a studiare, credo.
Quindi il giorno seguente non  stato granch spassoso?
Nessun giorno  stato spassoso, dopo di allora.
Non sta dimenticando di raccontare della vostra promessa?
O giuramento, o comunque altro lo vogliate chiamare?
Patto. Noi lo chiamavamo patto. L'idea  stata di Helena.
Ci siamo messi intorno al fal...
Konrad Simonsen ringhi: Alla tomba di Lucy Davison!
Non al fal.
Scusi. Ci siamo messi intorno alla tomba di Lucy Davison e
abbiamo ripetuto pi volte: Non ne parleremo mai,
mai. Non ne parleremo mai, mai. Abbiamo continuato per
un'eternit.
La pausa fu lunga. Erano arrivati al capolinea, e tutti gli
sguardi erano puntati su Konrad Simonsen.
Hanne Brummersted e Pia Mikkelsen avevano ricominciato a piangere.
Alla fine, Helena Brage Hansen chiese: E adesso che cosa
ci succeder?.
Verrete interrogati uno per uno a Copenaghen, dopodich
saremo io e il procuratore a decidere di che cosa incriminarvi.
Magari non accadr niente, purtroppo  un esito plausibile.
Se invece si riferisce a questo momento, be'... aspettate,
 meglio se vi faccio vedere. Usc, e dopo poco ritorn
con quattro vanghe.
Occorsero tre ore buone. Konrad Simonsen non ebbe
piet. Concesse brevi pause per mangiare, bere e riposarsi, in
modo che nessuno si sobbarcasse sforzi fisici eccessivi, ma
per il resto non toller altro che il lavoro. Loro accettarono e
obbedirono. Arne Pedersen e Pauline Berg, che non avevano
aperto bocca per ore, si erano allontanati un po' per osservare
la scena da una certa distanza. Il terreno sabbioso
continuava a smottarsi, cos che lo scavo aveva pi la forma
di un cratere che non di un pozzo, ma alla fine ci fu spazio
per scavare soltanto due alla volta. Si diedero il cambio.
Konrad Simonsen aveva sperato nel bel tempo, si era immaginato
un lavoro sotto il sole, ma il cielo stava diventando
scuro, il clima cambiava di nuovo. Soltanto nel tardo pomeriggio,
mentre la luce si ritirava lentamente dal cielo grigio
compatto, d'un tratto la sabbia divenne nera. Raccolse le
vanghe e porse ai quattro un secchio. Loro continuarono a
scavare con le mani. Fu Jesper Mikkelsen a trovarla. Si raddrizz
senza una parola. Dalla tomba spuntava un'estremit
bianca di un femore.
Konrad Simonsen li ferm. Basta cos, al resto penser
la Scientifica. Ora resta solo da scoprire chi di voi ha ucciso
Jorgen Kramer Nielsen.

CAPITOLO 12.

Nessuno di loro! 
Era una conclusione ovvia, ma Arne Pedersen e Pauline
Berg lasciarono che fosse Konrad Simonsen a trarla. Loro
potevano esprimersi soltanto riguardo alle persone che avevano
interrogato: Hanne Brummersted e Helena Brage Hansen
erano stati ascoltati da Pauline, e i coniugi Mikkelsen da
Arne. Ovvia un accidente, pens Konrad Simonsen, frustrato,
alzandosi dalla sedia e cominciando a camminare avanti e
indietro, per quei pochi passi che l'angusta dpendance gli
consentiva. La Contessa lo segu con uno sguardo preoccupato.
Arne Pedersen e Pauline Berg, tutti e due seduti sul
divano, distolsero lo sguardo e attesero, mentre
Konrad Simonsen ipotizzava che fosse stato un errore portarli a
Esbjerg. Di tutti loro, Arne Pedersen era quello meno impegnato
nell'indagine, occupato com'era con i budget, i rapporti
e altre questioni. E Pauline Berg? Gi da principio non
aveva voglia di collaborare, e ora il suo contributo era pressoch
nullo. Due pessimi investimenti. O comunque almeno
uno, ossia quello dei due che si sbagliava. Simonsen torn a
sedersi ed ebbe un pensiero assai poco costruttivo: Che marted
di merda.
Fu la Contessa ad arrischiarsi a parlare: E adesso che
cosa facciamo, Konrad?.
Sentiamo un'altra volta, rispose lui, indicando Arne Pedersen.
E il suo collaboratore, dubbioso, chiese: Vuoi che ripeta
le cose che ho appena detto?.
S,  implicito nell'espressione un'altra volta. Insomma,
di nuovo, daccapo.
Pauline Berg scosse la testa. Che scemenza, abbiamo gi
detto tutto cinque minuti fa! 
Konrad Simonsen ringhi: Se trovi che il mio metodo
d'indagine sia una scemenza, vai a quel paese. Indic la
porta del suo ufficio. Vai a fare le tue scenate da un'altra
parte. Di te non mi devo occupare fino al prossimo anno,
posso benissimo fare a meno della tua collaborazione.
La Contessa tent di fare da paciera. Su, su, Simon.
Pauline Berg rimase seduta con il broncio, e Arne Pedersen
ripet le sue osservazioni su Esbjerg di due giorni prima.
Di nuovo, un'altra volta, daccapo, come gli era stato ordinato.
A tratti, Pia e Jesper Mikkelsen avevano subito una pressione
psichica estrema, e nessuno dei due - n separatamente,
n insieme - aveva tenuto nascoste istanze supplementari,
o comunque le si volesse chiamare, riguardo al postino Jorgen
Kramer Nielsen. In generale, nel corso dell'intera giornata,
non avevano comunicato l'uno con l'altra, niente occhiate
in tralice, nessuna attenzione reciproca. Ma soprattutto
nessuno dei due si era messo in allarme pi del normale,
nel momento in cui era stato fatto il nome di quell'uomo.
Arne Pedersen forn un paio di esempi concreti presi dai
suoi appunti e concluse a malincuore: A meno che non siano
gli attori migliori del mondo, pi bravi di qualunque
altro sospettato mi sia mai capitato sott'occhio, nessuno dei
due  l'assassino del postino. N eventualmente il mandante
dell'omicidio.
Konrad Simonsen sembrava un taccagno che aveva appena
ricevuto una cartella esattoriale.
Arne Pedersen era l l per scusarsi, ma non recedette.
Lo so che non ti va di sentirlo dire, ma non hanno ucciso
nessuno.
Konrad Simonsen lo fulmin con lo sguardo, e la Contessa
si affrett a intervenire: A parte Lucy Davison, naturalmente.
La descrizione che Pauline Berg diede delle reazioni generali
di Hanne Brummersted e Helena Brage Hansen era
tristemente identica a quella di Arne Pedersen. Nemmeno le
due donne avevano nulla a che vedere con l'omicidio di
Hvidovre. Anche stavolta Konrad Simonsen scosse la testa, come
a dire che non le credeva, poi richiese un approfondimento
su Hanne Brummersted. Da molto tempo, volendo
scommettere su chi avesse ucciso Jorgen Kramer Nielsen, la
sua puntata pi alta sarebbe caduta sulla dottoressa. Come
ha reagito, quando io ho detto che restava solo da scoprire
chi avesse ammazzato il postino?
In nessun modo. Era ancora impietrita dalla vista dei
resti del cadavere.
E quando ho tirato in ballo la promessa che si erano
fatti, lasciando intendere che uno di loro doveva pure averla
infranta?
Non ha capito che cosa intendevi. E nemmeno io. Non
l'ha capito nessuno, secondo me.
Lui decise di ripartire da tutt'altra questione, tentando
un approccio diverso, magari era questo il metodo giusto.
Giunse le mani di scatto e in tono ottimista disse: Va bene,
lasciamo perdere per un po' le loro reazioni e consideriamoli
da una prospettiva pi generale. Ditemi un po', chi  che vi
ha fatto pi impressione, quel giorno?. Fece scorrere lo
sguardo da Pauline Berg ad Arne Pedersen, come per esortarli
a rispondere.
Fu Pauline Berg a prendere la parola. Lei. Soprattutto
quando ha ordinato di riesumare il corpo. Non era per niente
necessario, ed  stato brutale.
Hanno ammazzato una ragazza.
Una ragazza che la ossessiona da mesi, e lei ha colto l'occasione
per vendicarla. Peraltro non sono stati loro a ucciderla,
ma quel ragazzo down.
Konrad Simonsen boccheggi e si sent sull'orlo di un'esplosione
di rabbia. Gli occorse uno sforzo per reprimere
l'istinto di farle un'urlata a pieni polmoni, ma la pausa che
segu lo snerv ancora di pi, nel momento in cui si accorse
che n la Contessa, n Arne Pedersen la rimproveravano.
Questo poteva significare una sola cosa, ovvero che erano
d'accordo con lei, anche se non avevano il fegato di dirlo.
Era sul punto di scoppiare, andarsene dall'ufficio e lasciarli
l, con le loro inutili illazioni, a crogiolarsi nella loro incompetenza.
Ma opt per una soluzione che gli pareva ancora
migliore: cominci a impartire ordini. Arne, tu riesamina i
loro alibi. Lo so che l'hai gi fatto, ma voglio che li controlli
di nuovo, non m'interessa se  la quinta, la sesta o l'ottava
volta. Sei incaricato anche di farti dare da tutti e quattro un
permesso scritto di perquisizione delle loro case e delle eventuali
residenze estive. Devono essere loro a consegnartelo, a
costo di torcergli un braccio. E assicurati che le perquisizioni
vengano compiute da colleghi esperti. Tanto per mettere le
mani avanti, informa la polizia norvegese, ma manda tre dei
nostri a Hammerfest non appena hai la firma di Helena Brage Hansen.
Arne Pedersen accett di malavoglia.
Konrad Simonsen si volt verso Pauline Berg e si costrinse
a usare un tono gelido, burocratico. Pauline, tu assicurati
che tutti e quattro restino a Copenaghen, a mia disposizione,
per almeno una settimana. Ho intenzione di spremerli
come grappoli d'uva finch uno di loro non croller. E devono
presentarsi qui in Questura negli orari che decido io, altrimenti
vedranno l'omicidio di Lucy Davison con le loro
foto e le loro storie alle pagine tre, quattro, cinque e sette. Se
hanno dubbi sulla fondatezza di questa minaccia, ricorda loro
quant'era bella Lucy, e chiedi se secondo loro pu far vendere
giornali. Se poi non basta, provveder personalmente a
far s che il procuratore generale li incrimini per omicidio
colposo, stupro di gruppo, vilipendio di cadavere e occultamento
dello stesso.
Pauline Berg ribatt in tono ostile: Cui prodest?.
Konrad Simonsen batt un pugno sul tavolino. A me! E
tu, Contessa, fatti dare una valutazione medica comprovata,
sul fatto che Troels Host, ossia l'uomo con la sindrome di
Down, che secondo questi signori avrebbe ucciso la ragazza,
avrebbe potuto reagire come sostengono loro. Per quanto ne
so io, le persone affette da questa malattia sono pacifiche e
del tutto innocue,  la prima volta che sento che uno cos...
che una di queste persone ha commesso un omicidio. E voglio
una perizia da almeno due fonti indipendenti. Si alz e
ancora una volta giunse le mani con uno schiocco. E con
questo, non vi resta che mettervi al lavoro.
Arne Pedersen e Pauline Berg uscirono dall'edificio senza
aprire bocca, mentre la Contessa rimase al suo posto sul
divano. Konrad Simonsen si sedette accanto a lei, in silenzio.
Chiss perch, stava pensando a Pauline Berg, con la quale si
era appena arrabbiato. Solo che adesso non provava collera,
ma qualcos'altro che non sapeva definire. Scosse la testa per
togliersela di mente ma, dato che non ci riusciva, riprese a
parlare di Lucy Davison. Io ero l, quando i tecnici della
Scientifica l'hanno portata allo scoperto, l'hanno fotografata
e, osso per osso, l'hanno deposta in scatole di zinco. Quando
hanno escavato il cranio, ho pensato che era bella. Che era
bella, ecco cos'ho pensato. Aveva i denti perfettamente allineati
e bianchi, e la forma della testa era... perfetta.
La Contessa accenn un sorriso e, nello stesso tono di lui,
chiese: Non potremmo cenare fuori, stasera? In qualche
posticino, magari a Helsingor? Ne avrei proprio bisogno.
Decise di condurre da solo tutti gli interrogatori della
Banda dei Quattro, pi di un'ora per ognuno e con mezz'ora
di scarto fra l'uno e l'altro, in modo che non s'incrociassero.
I suoi maggiori sospetti cadevano su Hanne Brummersted,
che durante il primo interrogatorio si era comportata in modo
tanto sprezzante. Ma ora l'arroganza era sparita, la dottoressa
aveva uno sguardo vacuo e l'aria di chi non aveva dormito
granch. Konrad Simonsen esord in tono paterno:
Non sarebbe ora che lei si alleggerisse il cuore? Lo sappiamo,
che lei era in contatto con Jorgen Kramer Nielsen. C'
scritto pi volte nel suo diario.
Rassegnata, la donna scosse la testa. Ci dev'essere un
equivoco, non l'ho pi visto da quando siamo stati in Svezia.
Nemmeno una volta... o almeno credo.
Lui scatt come un serpente. Crede? Sia pi precisa.
Hanne Brummersted si tese allo spasimo, ma il suo chiarimento
fu vago: le pareva di ricordare di averlo visto all'Ikea
di Gentofte negli anni novanta, forse nel 1997, ma lo
aveva evitato di proposito. Lui non l'aveva notata, ne era
convinta.
Ma allora com' che c' scritto cos, nel diario? Come lo
spiega?
La dottoressa rispose che avrebbe tanto voluto saperlo,
ma no... no, era incomprensibile. Evidentemente non si era
resa conto che Konrad Simonsen stava bluffando.
Con Helena Brage Hansen fu un po' pi cauto: c'era il
forte rischio che troppa pressione la portasse al crollo nervoso,
come aveva spiegato il fratello di lei, e non era il caso.
Pose la sua domanda con calma, come se i giochi fossero gi
stati fatti ma lui non avesse avuto nulla da rimproverarle:
Jorgen Kramer Nielsen veniva a trovarla, su in Norvegia.
Quand' stata la prima volta?.
No, no, non  mai venuto in Norvegia. Cio, non da me.
Quindi era lei a venire a trovarlo a Copenaghen?
Ma no, si sbaglia, non ci vedevamo fin da... quella volta.
I tabulati telefonici non mentono, Helena.
Be', allora dev'esserci stato un malinteso. Le dispiacerebbe
ricontrollare? Perch guardi che noi non ci siamo mai
telefonati. Nemmeno una volta.
Quando fu il turno dei coniugi, cerc di metterli l'uno
contro l'altro. Jesper Mikkelsen pass quasi tutto l'interrogatorio
a piagnucolare. Se ne stava l seduto con un fazzoletto
che si sgualciva sempre di pi, via via che il colloquio procedeva.
Konrad Simonsen era irritato alla vista di quell'uomo
che continuava ad asciugarsi le lacrime. Gli bastava pensare
a Lucy per far sparire quella poca compassione che
provava per lui. Basta con i piagnistei! Si trovi un buon
avvocato, piuttosto.
Ma non credevo che lei ne volesse uno presente.
No, infatti, ma serve a lei. Davvero credeva che sua moglie
le avrebbe retto il gioco in eterno? Che ingenuo. Soprattutto
considerando il vostro rapporto.
Jesper Mikkelsen piangeva e faticava ad articolare le parole.
E allora m'incrimini per l'omicidio di Jorgen, anche se
non l'ho ucciso io. Tanto merito di finire in galera lo stesso.
Pia Mikkelsen fu l'unica a opporre un minimo di resistenza.
Non c'entro niente con la morte di Jorgen, volete
mettervelo in testa?
Per, di voi quattro, lei  l'unica a essere rimasta in contatto
con lui.
Balle. Non  vero.
Konrad Simonsen batt la mano contro il tavolo e cominci
a gridare. E a quel punto pianse anche lei.
La sera, lui e la Contessa cenarono in un piccolo ristorante
italiano nel centro di Helsingor. C'era anche Anna Mia, la
Contessa l'aveva chiamata per telefono. O forse era il contrario,
Konrad Simonsen non lo appur mai.
Una buona cucina, bench non eccezionale, a prezzi ragionevoli,
come osserv la Contessa mentre prendevano il t
e il caff.
Anna Mia chiese: Io non ti capisco, Nathalie. Sei milionaria
e non t'interessa niente di come spendi i tuoi soldi,
eppure ogni volta che mangiamo fuori stai a guardare il prezzo
e la qualit, come se dovessi contare il centesimo. Hai
sofferto la fame da bambina?.
La Contessa rise. No, non aveva mai conosciuto la fame.
Anna Mia prosegu sulla stessa linea. Magari non occorre
che sia sempre tu a pagare, tutte le sante volte. Per una
volta potrebbe offrire pap... oppure io. Pronunci le ultime
due parole con una leggera esitazione.
La Contessa disse: Credevo che stessi mettendo da parte
dei soldi.
Certo, ma sono ancora ben lontana dal traguardo.
Konrad Simonsen, che guardava fuori dalla finestra senza
seguire davvero la conversazione, si riscosse all'improvviso.
Gli era tornata in mente Pauline Berg, sotto forma di una
voce, una sensazione... non sapeva definirla in modo preciso,
ma gli capitava sempre pi spesso. Si rivolse alla figlia e chiese:
Per comprare che cosa?.
Anna Mia, rassegnata, scosse la testa. Non importa. Le
case hanno prezzi impossibili, nell'area di Copenaghen. O
meglio, gli appartamenti. Non arriver mai a permettermi
nemmeno il versamento iniziale.
Il padre, preoccupato, chiese: Non ti trovi bene a casa
tua?.
La Contessa abbozz un sorriso e scosse la testa. Basta,
Konrad, disse, come se lui avesse cercato di negare la legge
di gravit. E lui cedette: certo, lo capiva benissimo, che... be',
che avevano ragione loro.
Anna Mia spieg: Gli anni passano, pap. Ma non arriverei
alla fine del mese, se abitassi a Copenaghen citt, e
nemmeno a Frederiksberg o a Valby. Certe volte penso di
andare ad Aarhus, o forse ad Aalborg, dove i prezzi sono pi
accessibili.
La Contessa la spalleggi: Ma potrebbe anche essere
un'ottima idea sperimentare qualcosa di diverso da Copenaghen,
per qualche anno. Potremmo fare una gita insieme da
quelle parti e dare un'occhiata agli appartamenti, se ti va.
Mi piace fare queste cose.
Sarebbe proprio una figata. Anna Mia sembrava contenta.
Konrad Simonsen invece no. Si produsse in un lungo
sproloquio sui motivi per rimanere a Copenaghen: era un
enorme vantaggio per il lavoro, e poi c'erano da considerare
gli amici e i conoscenti, senza contare che nello Jutland le
distanze erano maggiori, molto maggiori di quelle a cui era
abituata lei, quindi bisognava mettere in conto anche un'automobile.
Nel complesso, non sarebbe stato un risparmio,
semmai il contrario. Anzi, calcolando bene, era di sicuro
tutt'altro che un risparmio.
La Contessa spezz un'altra lancia in favore di lei: Potrei
venderti a poco prezzo la mia macchina. Tanto fra qualche
mese la devo cambiare. Cos possiamo vederti pi spesso,
anche se ovviamente non sar la stessa cosa.
Dopo un silenzio che non dur pi di cinque secondi,
Konrad Simonsen ebbe un'altra idea: si dava il caso che lui
avesse un appartamento che non usava quasi mai.
Anna Mia gli pos una mano su un braccio: Ma  tuo,
pap. E a te piace tanto Valby, lo so.
Forse era vero, ma negli ultimi due mesi c'era stato solo
cinque volte, a parte quando andava a ritirare la posta. E poi,
in realt, da un bel po' di tempo pensava che c'era qualcosa
nell'aria, e poteva essere questo il motivo per cui... cio, forse
era l'occasione giusta per considerare certi cambiamenti.
Una volta o l'altra, prima o poi.
La Contessa part alla carica: conosceva un avvocato che
in queste cose era un drago, Anna Mia poteva comprare l'appartamento
a poco prezzo, al versamento iniziale avrebbe
provveduto lei, e Konrad Simonsen si sarebbe ritrovato con
un conto in banca che gli avrebbe pur sempre permesso di
procurarsi una casa nuova, nel caso in cui si fosse stufato di lei.
Lui tent di protestare, ma la Contessa agit le mani come
per scacciare una mosca: era padronissima di fare un investimento
e in pi avrebbe risparmiato sull'auto, se ad Anna
Mia non serviva.
Dato che a cena non avevano bevuto alcolici, ordin tre
calvados, continuando a parlare e spiegare. Anna Mia aggiunse
che in effetti Aalborg era un po' lontanuccia, quindi
sarebbe stato fantastico se la seconda soluzione fosse stata
fattibile.
La Contessa sollev il bicchiere. Ma certo che  fattibile.
Domani sera chiamo l'avvocato. Cin cin!
Le due donne fecero tintinnare i loro bicchieri. Anna
Mia si volt verso suo padre: E un bellissimo gesto da parte
tua. E anche il fatto che tu beva un alcolico, una volta tanto.
Un po' come la bicchierata alla conclusione di un affare. Si
chiamava cos, una volta, no?.
Brindarono e bevvero.
Furono infruttuosi anche il secondo e il terzo giro di interrogatori
della Banda dei Quattro. Konrad Simonsen grid,
strill, supplic, lusing, si serv di tutti i trucchi che
conosceva e di altri che invent sul momento, ma non serv:
l'assassino di Jorgen Kramer Nielsen si nascondeva fra loro,
ed era anche molto bravo a dissimularsi. Non ebbero esito
nemmeno le perquisizioni, i pedinamenti e le intercettazioni
telefoniche, con tutta la fatica che era costato ottenere i mandati.
Nessuno dei quattro indiziati era in contatto con gli altri,
eccezion fatta per i coniugi, ovviamente, e nessuno di
loro aveva fatto telefonate che in qualunque modo si potessero
considerare sospette. Tre giorni di duro lavoro per ritrovarsi
di nuovo al punto di partenza.
Era un periodo in cui Konrad Simonsen aveva l'impressione
che tutti cospirassero contro di lui, soprattutto la Contessa.
Perfino Klavs Arnold aveva cambiato atteggiamento,
proprio lui che all'inizio lo aveva spalleggiato. Il gioved,
continu a prendere il toro per le corna, radun la cerchia
per rimettere a posto le cose e innanzitutto per rimarcare
che, nonostante tutti respingessero la sua teoria sul fatto che
fosse stato uno dei Cuori a uccidere Jorgen Kramer Nielsen,
il responsabile dell'indagine era lui, e lui solo decideva come
condurla.
Prov quasi piacere nel vederli esasperati, come si era
aspettato, mentre ripeteva: Il Club dei Cuori Solitari, il
Club dei Cuori Solitari, il Club dei Cuori Solitari,  l che
dobbiamo cercare. E stato uno di loro a far fuori Jorgen Kramer Nielsen,
forse addirittura tutti insieme, quindi da qualche
parte dev'esserci un collegamento, e noi dobbiamo trovarlo.
Si accettano suggerimenti.
La sua sfuriata fu accolta da un muro di rara unanimit.
Klavs Arnold, schietto e diretto, fu il primo a esprimersi:
Sbagli, e ti rifiuti di ammetterlo. Al momento, il maggiore
ostacolo alla cattura dell'assassino di Jorgen Kramer Nielsen
 la tua testardaggine.
Arne Pedersen fu pi diplomatico. Mi dispiace, ma non
credo che ci sia un collegamento. Non pi. Spieg che le
perquisizioni erano state uno spreco di risorse. Certo, parl
in termini di risorse, anzich di tempo e di forze, era questo il
suo modo di considerare le persone, pensava Konrad Simonsen,
ascoltando svogliatamente Arne che elencava i buchi
nell'acqua consolidando gli alibi di Helena Brage Hansen e
di Jesper Mikkelsen per l'ora presunta del delitto di Hvidovre.
Pedersen concluse: Ho letto e riletto tutti i verbali dei
tuoi interrogatori, e ho davvero cercato di fare tabula rasa,
ma secondo me tutto quadra. Quanto alla tua infelice dedizione
al caso Lucy Davison, hanno messo tutte le carte in
tavola, dando un resoconto soddisfacente in ogni minima
parte, senza fili scoperti.
Non sto parlando di Esbjerg, mi riferisco a Hvidovre.
Lo so, e francamente sono convinto che nessuno di loro
c'entri niente con Hvidovre, come conferma il fatto che non
abbiamo trovato il minimo collegamento recente, n fra di
loro, n fra loro e Jorgen Kramer Nielsen. E non ne abbiamo
trovati perch non ce ne sono. N collegamenti, men che
meno complotti.
La Contessa gir il coltello nella piaga. Ti stai sbagliando,
Konrad, tutto qui. Ogni volta che vengono messi di fronte
alla morte del postino, tutti loro danno risposte logiche,
senza esitare n tergiversare, e tu per primo devi ammettere
che li hai maltrattati. E parecchio, anche.
Su Hanne Brummersted hai avuto dei sospetti anche tu,
per un po'.
Per un po' s, e il fatto che mi stia antipatica non  un
mistero per nessuno, ma non  colpevole dell'omicidio di
Jorgen Kramer Nielsen. Fra l'altro ho avuto risposta sulle
persone affette da sindrome di Down e sul loro controllo
sessuale.
Konrad Simonsen fece per interromperla: c'era tutto il
tempo, non era il momento n il luogo. Ma lei, con fastidiosa
efficienza, estrasse un piccolo documento e lo lesse in tono
pedante. I down avevano difficolt di autocontrollo a diversi
livelli e, in particolare, non erano in grado di interpretare
l'atteggiamento di altre persone, il linguaggio o la situazione
in generale. Potevano essere percepiti come promiscui, capitava
che si denudassero o si masturbassero in pubblico.
Questo era da imputarsi a un disorientamento sessuale che
poteva portare a comportamenti fuori luogo, eccessivi, offensivi
e fisicamente violenti. Quindi s, era possibilissimo
che fosse stato Troels Host a uccidere Lucy Davison, non
intenzionalmente, ma perch aveva perso il controllo su se
stesso e sulla situazione.
Konrad Simonsen la ringrazi in tono brusco e torn alla
carica, contro tutto e contro tutti: Quindi avremmo un uomo
che  stato ucciso, e che insieme ad altri era responsabile della
morte di una ragazza, e fra le due cose non ci sarebbe nessun
collegamento? Pensate a quanto siano rari, grazie al cielo, gli
omicidi in Danimarca, e ditemi un po' se credete davvero che
proprio questa sia una coincidenza straordinaria.
Fiato sprecato: ne erano convinti. La risposta fu un s
chiaro e unanime.
Da qualche parte ci dev'essere un dettaglio che ci 
sfuggito.
Tutti scossero la testa in silenzio. A loro non era sfuggito
niente, da nessuna parte.
Vorrei davvero aiutarla, ma non ho idea di come fare,
disse Pauline Berg, con il tono di chi parlava sul serio.
Ma lui non sapeva come risponderle.
Nelle successive ventiquattro ore, Konrad Simonsen prese
in esame diverse teorie, una pi inverosimile dell'altra. Ce
n'era soltanto una che valesse la pena di sottoporre all'attenzione
di qualcun altro, e per combinazione tocc ad Arne
Pedersen.
Ah, Arne, senti un po' qua. Mettiamo il caso che Jorgen
Kramer Nielsen fosse malato e sapesse di stare per morire.
Per tutta la vita aveva onorato il suo prezioso giuramento di
giovent, che per strideva con la sua fede cattolica, quindi
voleva presentarsi con la coscienza pulita davanti al suo dio,
magari con una lettera da aprirsi dopo il suo decesso. Una
lettera che spiegasse com'era morta Lucy Davison. Hanne
Brummersted, tramite i suoi contatti professionali, viene a
sapere del suo stato di salute, cos va a trovarlo e gli spezza il
collo prima che sia troppo tardi. Come ti sembra?
Come un'equazione a sette incognite. Era malato?
Dovremmo essere in grado di scoprirlo.
Dopo due ore di lavoro sprecato e qualche telefonata,
dovette constatare l'assenza di indizi sul fatto che Jorgen
Kramer Nielsen potesse avere avuto un piede nella fossa. Il
prete era convinto di no, non aveva mai avuto notizie in tal
senso, e il postino aveva sempre svolto il suo lavoro in modo
impeccabile; il medico curante e gli ospedali del circondario
non avevano mai ricevuto segnalazioni su una sua grave malattia;
l'unico farmaco presente nell'inventario dei beni terreni
del defunto era un tubetto di paracetamolo, per di pi
ancora sigillato. Zero su tutta la linea, teoria cassata. Konrad
Simonsen si ripromise di informare Arne Pedersen, ma poi
se ne dimentic.
Quindi c'era pi sostanza nelle due imbeccate di Pauline,
che non aveva nascosto il fatto di propendere per la linea
del fronte comune, come la chiamava lei. Eppure, strano a
dirsi, aveva preso in parola la richiesta di suggerimenti di
Konrad Simonsen. Una mattina la trov ad attenderlo sul
suo divano nella dpendance. Lui fece un commento sul suo
abbigliamento, che qualche mese prima era stato un problema,
tanto per lei quanto per lui. Da allora non ci aveva pi
pensato, ma ora tutt'a un tratto gli era tornato in mente.
Hai ricominciato a vestirti come prima. Cio, come facevi
prima di... S'interruppe e maledisse se stesso.
Pauline Berg complet la frase: "... prima di essere rapita
e torturata. S,  vero, e allora?.
Mah, niente, pensavo solo che magari le cose cominciano
ad andare meglio. Per te, dico.
Lei tagli corto. Vanno come sempre, alti e bassi. Ma
non ho voglia di parlarne. Non oggi.
Rispettando la sua decisione, Konrad Simonsen si scus,
ma subito se ne pent: non avrebbe dovuto.
Pauline riprese la parola. Due cose, Simon. La prima 
questa: e se uno di quelli che erano a Esbjerg fosse tornato
qualche volta alla colonia, come Jorgen Kramer Nielsen, e a
un certo punto avesse trovato la borsa?
Era nascosta bene, per no, non  impossibile.
Non trovo nessun riferimento a un controllo incrociato
delle impronte digitali dei suoi indiziati. 
Nostri. Konrad Simonsen non era riuscito a trattenersi
dal dirlo: quelli che lui considerava sospettati lo erano anche
per la Sezione Omicidi, e quindi per chiunque vi lavorasse.
Ma le disse anche di averle scritto una nota di elogio.
Lei s'illumin tutta. Era una delle giornate buone.
Lui prosegu: L'esperienza di quel viaggio ha lasciato
un'impronta su tutti loro, non sarebbe azzardato dire che li
ha segnati a vita.
Sono completamente d'accordo.
Jorgen Kramer Nielsen con la sua passione per la fotografia
e la matematica, Hanne Brummersted che ha dedicato
una vita alle diagnosi e agli aspetti genetici della sindrome
di... Simonsen s'interruppe.
S, la seguo. Allora?
Resta Mouritz Malmborg. Ci siamo dimenticati di lui.
In che modo  stato colpito dalla morte di Lucy Davison e,
soprattutto, abbiamo mai dato uno sguardo critico alla causa
del suo decesso? Con un borbottio pensieroso, Konrad Simonsen
prese un altro appunto e le diede un secondo elogio,
pensando che forse era proprio per questo che Pauline Berg,
in contrasto con le proprie opinioni e spesso anche con le
proprie attitudini, era sempre cos insistente nel presentare
le sue teorie. Molto pi di tutti gli altri messi assieme. Lavorava
soprattutto per ottenere lodi? Bisognava chiederlo alla
Contessa, alla prima occasione.
Ma gi nel corso della mattinata si riusc a collegare i due
fili scoperti: sulla valigia e sugli altri oggetti di Jorgen Kramer
Nielsen non era stata trovata nessuna impronta digitale
degli altri, e se la morte di Mouritz Malmborg era stata inscenata,
la montatura comprendeva un camionista italiano esausto
e due lampioni divelti. Konrad Simonsen torn a casa per
andare a correre.
Anna Mia si era messa in abbigliamento sportivo ed era
di umore ottimista. Il clima era perfetto: aria frizzante, ma
non gelida, niente vento ma una leggera pioggerella, che
avrebbe rinfrescato la corsa. Quello era il giorno in cui
Konrad Simonsen, per la prima volta, avrebbe corso ininterrottamente
per tutto il tragitto. Sarebbe stato un trionfo, ne
era convinto, che voleva condividere con sua figlia.
Partirono. Lei parlava, lui risparmiava il fiato.
Sei stato gentile a invitarmi. Quanto ti manca? Dal passo
alla corsa, intendo.
Lui mostr il pollice e l'indice, vicinissimi.
Anna Mia colse l'allusione e cess di parlare. Resistette
un centinaio di metri, poi disse: Cio, puoi anche non rispondermi,
per secondo me  un bene che tu abbia trovato
quella ragazza.
Grazie.
E adesso tutti dicono che sicuramente risolverai anche il
caso del postino.
Be', insomma...
Per che stupidi. Non puoi mica fare miracoli.
Gi.
Stava cominciando a sudare, e nel corpo e nella mente si
sparse quella piacevole sensazione di volo controllato alla
quale ormai era assuefatto. Percorsero la strada residenziale
successiva in silenzio, ed ecco bell'e fatti due giri e mezzo
senza interruzione. Poco dopo arriv l'indolenzimento, e i
polmoni gridavano vendetta.
Sua figlia si preoccup. Come va? Ce la fai?
Lui non rispose, e Anna Mia lo prese come un invito a
riprendere la parola.
Se non risolvi il caso del postino, pazienza. Non sei mica
obbligato a essere all'altezza di un'immagine irragionevole
che ti  stata appiccicata addosso da altri. Ecco, adesso ti
manca solo un chilometro o due. Per, che velocit! 
Konrad Simonsen faticava a ragionare lucidamente. Gli
unici due pensieri coerenti erano che la parola chilometro
doveva essere abolita e che il divieto di picchiare i figli era un
provvedimento azzardato; in pi, gli mancava il fiato. Resistette
fino alla via successiva, poi svolt a sinistra e cap che,
se avesse alzato lo sguardo e avesse visto quanto gli mancava,
si sarebbe bloccato all'istante. Fu allora che arriv l'automobile.
Avanzava lentamente verso di lui, cos ebbe tutto il tempo
di vederla: una Wartburg Cabriolet del 1969, ovviamente
restaurata. Si ferm.
Adesso concentrati, Rita.
Si erano alzati presto ed erano andati in Rdhuspladsen,
dove si erano seduti su una panchina che dava su Vester
Voldgade, accanto a una fermata dell'autobus. Era un buon
posto per esercitarsi. Rita non conosceva nessuna marca di
automobile, lui le sapeva tutte, ma doveva insegnargliene
soltanto una, il che era gi abbastanza difficile, soprattutto
perch non voleva spiegargliene il motivo.
Lei chiese con cautela, sottotono, com'era stata per tutta
la settimana: Ma perch, Konrad? Io non ci capisco niente,
di macchine.
Lui la interruppe: era cos e basta. Se lei era in grado di
girare per mezza Europa a consegnare denaro a gente sospetta
senza conoscerne lo scopo, era capacissima anche
d'imparare un marchio, se lui glielo chiedeva. Avrebbe potuto
aggiungere che perlomeno questo non avrebbe comportato
la morte di persone innocenti, ma si trattenne.
Lei lo assecond e si concentr sul traffico del mattino,
ma la sua mancanza di competenza non era certo un incentivo.
Era una schiappa assoluta, non ne azzeccava una, spesso
andava completamente fuori rotta, nell'indicare una Datsun
o una Chrysler che non aveva la minima rassomiglianza con
una Wartburg Cabriolet.
Konrad Simonsen, rassegnato, alz le braccia verso il
monumento dei suonatori di lur, che se ne stavano sulla loro
colonna sopra le loro teste.
Lei si scus con una vocina da bimba: Faccio del mio
meglio.
Ritent e per la prima volta fece centro. Lui la elogi: che
brava che era, ora s che si faceva sul serio. Passarono altre
due Wartburg Cabriolet, ma lei non le not. Konrad Simonsen
si era preso un'intera giornata da dedicare a quel progetto,
ma cominciava a pensare che non bastasse. Tuttavia, a
poco a poco, le cose migliorarono, e verso la tarda mattinata
Rita era gi abbastanza esperta. Lui le chiese se avesse fatto
le valigie e predisposto tutto il resto. Lei rispose di s, era
tutto pronto. Poi spieg che l'indomani avrebbe salutato alcuni
vecchi amici al parco del castello di Rosenborg - sperava
che ci fosse anche lui - cos il giorno successivo avrebbe
preso il jumbo che da Copenaghen l'avrebbe portata a New
York. Indicando una Wartburg Cabriolet che stava passando,
concluse dicendo che era tutto gi a posto: bagagli, biglietto,
passaporto, visto. Tutto tranne i soldi. Mi mancherai,
aggiunse, e sembrava proprio che parlasse sul serio.
Lui le disse che mai in tutta la sua vita aveva conosciuto
una come lei. In tutta la sua vita... Gli veniva da ridere, a ripensarci
adesso: aveva appena vent'anni.
Lei cerc di assumere un tono ottimistico. E poi verrai a
trovarmi, vero? Promesso?
Ma certo, poteva contarci.
Dei due, lui era quello meno turbato. Una parte di lui
considerava una liberazione il fatto che lei se ne andasse via,
anche se allo stesso tempo, per certi versi, le voleva bene al
punto da non sopportare l'idea che lei andasse fino negli Stati
Uniti senza nemmeno i mezzi per... senza soldi.
Nemmeno per un istante aveva dubitato dei suoi propositi.
Oltretutto si trattava di una cosa innocua, facile facile
- anche se lui per primo sapeva che i penitenziari danesi traboccavano
di gente che si era illusa di commettere un crimine
facile facile.
La mise alla prova nel parcheggio intorno alla stazione di
Norreport e nelle strade dietro l'Ortomercato fino a Nansengade:
girarono in bicicletta, e lei individu senza esitazione
le quattro Wartburg Cabriolet che passarono.
Il battesimo del fuoco ebbe luogo l'indomani. Si appostarono
davanti a una cabina telefonica in fondo a un'assonnata
viuzza copenaghese. Una strada chiusa, meglio di cos non si
poteva. C'era gente che faceva la spesa, bambini che giocavano
e quasi niente traffico.
Quando l'auto si present e li oltrepass, lui gliela indic
con un cenno discreto e le diede un ordine chiaro: Resta
nella cabina! Se vedi passare la Wartburg Cabriolet rossa,
chiamami. Al terzo squillo, riappendi e vai a casa.
Entr nella cabina, infil nella fessura una monetina da
dieci centesimi e per due volte telefon a un numero, lasciando
squillare finch non cadeva la linea. Poi riappese la
cornetta. Dettami il numero.
Lei obbed.
Di nuovo.
Stesso risultato.
Lui disse: La Wartburg Cabriolet rossa. Appena la vedi,
chiami il numero. Lasci squillare tre volte, riappendi e vai a
casa.
Lui ripet, lei ripet, lui ripet un'altra volta e anche lei.
Poi lui se ne and.
Trentacinque anni dopo, nel quartiere residenziale di
Sollerod, lui accettava con compostezza la sua sconfitta. I
suoi polmoni pompavano come mantici per fornire ossigeno
al suo fisico distrutto; la testa penzoloni fra le gambe, le mani
appoggiate alle cosce, ma psicologicamente funzionante.
Anna Mia lo incoraggi: Va tutto bene, pap, hai fatto
del tuo meglio, fra un paio di settimane correrai per il tragitto
completo, non c' il minimo dubbio. Hai dato fondo alle
tue forze, non puoi pretendere pi di cos.
Aveva dolori dappertutto, ma decise di tornare a casa di
corsa.
Il 15 novembre 2008, un bel sabato di tardo autunno a
tinte vivaci, la Danimarca diede l'ultimo saluto a Lucy Selma
Davison. Per Konrad Simonsen fu una giornata difficile. La
Contessa lo incoraggi e lo aiut a vestirsi. Era stata lei a regalargli
quell'abito, che ora veniva utilizzato per la prima
volta. Lo aveva trascinato in una sartoria del centro, un'esclusiva
bottega che ricordava un'esposizione al Museo delle
arti decorative e applicate. Un anziano signore gli aveva
preso le misure, puntandogli un dito rigido contro la pancia e
facendolo sentire come un manichino. Erano dovuti tornare
tre volte a ritoccare il vestito, prima che il sarto e la Contessa
fossero soddisfatti. Nessuno aveva chiesto il parere di Konrad
Simonsen, non gli avevano nemmeno lasciato vedere lo scontrino,
ma oggi era contento di essersi preso quel disturbo:
l'alternativa sarebbe stata presentarsi con la divisa, che di
sicuro gli cadeva male in pi punti, dato che gran parte del
grasso se n'era andato.
Siamo sicuri che posso portare dei fiori?
Certo, ci mancherebbe.
In fin dei conti non la conoscevo.
Ecco perch puoi benissimo presentarti con i fiori.
Secondo te ne porteranno anche gli altri?
No.
Ma allora non sar imbarazzante?
No.
A titolo rappresentativo, erano presenti anche il questore
e un uomo taciturno inviato dal ministero degli Esteri; loro
in via ufficiale, Konrad Simonsen in via ufficiosa. Gli esiti del
confronto fra il DNA della ragazza e quello dei genitori avevano
appena confermato in modo inequivocabile la sua identit.
George e Margaret Davison, nonostante l'et avanzata,
avevano insistito per venire a Copenaghen ad accompagnare
a casa la figlia. Il governo danese aveva spedito in tutta fretta
un invito e aveva procurato un feretro. L'auto funebre procedette
fino all'aeroplano, e l si ferm.
Il questore disse: Che gentile a portare dei fiori.
Konrad Simonsen non si sentiva gentile, semmai nervoso,
anche perch il suo inglese, gi scarso in partenza, non si
estendeva al dialetto di Liverpool. Se i genitori mi dicono
qualcosa, lei traduce.
Certo, Simon.
Oppure risponde al posto mio.
L'uomo del ministero degli Esteri disse a voce sostenuta:
Welcome to Denmark, kingdom of the bright bizzies. E cos
che chiamano i poliziotti a Liverpool.
Il questore sibil: Della sua arroganza possiamo benissimo
fare a meno. Poi si rivolse a Konrad Simonsen: Sar il
caso che si sbrighi a mettere i fiori sulla bara.
Gli altri passeggeri salirono a bordo, il comandante si ferm
accanto al questore mentre il secondo pilota entrava
nell'aeroplano. Poco dopo arriv l'auto che portava i genitori
di Lucy Davison. Il padre era decrepito e quasi cieco, la
madre curva ma pi in forma. Konrad Simonsen li salut e
porse le sue condoglianze, come aveva imparato a fare, poi
arretr di un paio di passi sperando che le cose finissero in
fretta, ma quei pochi minuti gli parvero un'eternit, e fu peggio
ancora quando il questore condusse Margaret Davison
vicino a lui.
Non occorre che lei dica niente, Simon, ascolti e basta.
L'anziana donna lo osserv a lungo con quei suoi occhi
azzurrissimi, serrandogli una mano in una stretta nodosa.
Poi, con un filo di voce, disse: God bless you, Mr. Simonsen,
God bless you."
Portarono a spalla Lucy Davison lungo i pochi metri che
separavano l'auto funebre dal nastro trasportatore. Quando
depositarono la bara, lui lanci uno sguardo mesto allo scivolo.
Ora le ossa di lei si sarebbero ammonticchiate nell'angolo
pi in basso? Oppure i tecnici della Scientifica l'avevano
messa in un sacco di plastica? Lui non lo sapeva e per una
manciata di secondi snervanti temette di udire un rotolio
scomposto, che per non arriv. Durante la salita verso la
stiva dell'aereo, i fiori di Konrad Simonsen scivolarono gi,
e rimasero l ad avvoltolarsi sul nastro trasportatore, un po'
verso l'alto, un po' verso il basso, come se non riuscissero a
decidere se volevano andare in Inghilterra o restare in Danimarca.
Lui stava pensando che il feretro era troppo leggero.
La Contessa venne a prenderlo. All'inizio del tragitto, lui
fu di poche parole. Tutt'a un tratto gli venne in mente
Pauline Berg e si sent afferrare dalla sensazione che tutto quadrasse,
come gi gli era capitato negli ultimi giorni. Come un
matematico che all'improvviso intuisce la soluzione di un
problema senza ancora aver calcolato i risultati parziali.
La Contessa chiese: C' qualcosa che non va? Ti vedo
pi assente del solito. E stato cos difficile?.
Lui rispose in tono lugubre. No,  Jorgen Kramer Nielsen
che mi  rimasto sul gozzo.
Non si pu averle tutte vinte, non  cos che va la vita,
dovresti saperlo.
Eccome, se lo so. La cosa strana  che all'improvviso
cani e porci si mettano a farmi la lezioncina, spiegandomi
che non sono onnipotente, cosa di cui mi rendo conto benissimo
da solo.
E fra questi cani e porci ci sarei io. Chi altri?
Anna Mia, ieri, mentre correvamo.
Ah, ecco. Per, Konrad, Anna Mia  tua figlia, mica
cani e...
Lui, irritato, la interruppe. S, scusa, era solo un modo
di dire.
Va bene, discorso chiuso. Ma come mai Jorgen Kramer
Nielsen ti  rimasto sul gozzo?  perch nessuno di noi 
d'accordo con te? Di solito non ti turbano pi di tanto, queste
cose.
No, ci mancherebbe. Su questo punto, la faccenda 
chiarissima: io ho ragione, voi avete torto. Semmai  su un'altra
questione che mi sento in colpa. Finch si trattava di
Lucy Davison, mi sono impegnato in ogni istante, in certi
momenti anche troppo, ma adesso che  soltanto Jorgen Kramer Nielsen...
ecco, vedi? Soltanto. Questa parola spiega
molto bene che cosa voglio dire. Ancora una volta Jorgen
Kramer Nielsen  il reietto di turno. Per tutta la sua vita
adulta, non c' stato nemmeno un cane che s'interessasse a
lui, e adesso che  morto... be', la verit  che non ho voglia
di trovare chi l'ha ucciso. Mi toccher ricominciare daccapo
e seguire le mie stesse orme.
Ma non mi hai appena detto che sei convinto che esista
un legame fra Esbjerg e Hvidovre? E che noialtri siamo tutti
scemi?
Un legame c', ma questo non significa che io sia capace
di scovarlo. E non vi ho mai dato degli scemi.
Certo che no, lo so benissimo. Solo che con tutta la tua
sicumera risulti arrogante.
Sta' a vedere che  colpa mia se ho ragione. Per un po'
proseguirono il tragitto in silenzio, dopodich lui chiese:
Stiamo litigando?.
No, per appena arriviamo a casa vai a farti una corsa.
Sembrava una buona idea.
La domenica sera and a Valby, con l'idea di dormire per
un'ultima volta nel suo letto. In fin dei conti, ci aveva abitato
per pi di vent'anni. Eppure, entrando nell'appartamento,
non si sentiva pi a casa sua. Cammin in giro per il salotto,
quasi come un estraneo, riflettendo su quali mobili conservare
e quali no. Ma non ci riusc granch, perch altri pensieri
gli s'infiltravano nella mente. Non c'era verso di togliersi dalla
testa Pauline Berg. Imprec fra s e s. Era come se, dopo
aver chiuso il capitolo di Rita e quello di Lucy - gi, si poteva
ben dire che era andata cos - quello di Pauline Berg avesse
occupato ancora pi spazio. Cerc di concentrarsi sulla credenza,
enorme e mostruosa, ereditata dalla bisnonna. Apr
uno degli sportelli e rimase come incantato, con l'immagine
del bel viso imbronciato di Pauline Berg fissata sulla retina.
Non riusc nemmeno a prendere sonno. Alle due e un
quarto si diede per vinto, si alz e si vest. Sciarpa, cappello
e il giaccone impermeabile. Appena usc dal portone, ebbe
un brivido. Faceva un freddo becco, l'aria era quasi ferma
ma gli pungeva il viso. Passeggi per le strade deserte e d'improvviso
si sent a suo agio con i suoi pensieri. Nella penombra,
i colori dei molti edifici parevano smorti e omogenei,
uno scenario nel quale gli fu facile collocarsi. Da una
bettolaccia proveniva un canto, non quello di un ubriaco, come ci
si sarebbe potuto aspettare, ma una voce di basso ben modulata,
accompagnata da un pianoforte un po' scordato. Passando,
lanci un'occhiata incuriosita all'interno, ma senza
riuscire a vedere niente. Poco dopo, il canto cess e torn il
silenzio. La passeggiata fu lunga.
Sulla via del ritorno, in una traversa di Pile All, fu
coinvolto in un imprevisto. Tre metri avanti a lui si apr un portone,
e un custode in livrea grigia spinse brutalmente in strada
un uomo smilzo, poi, dato che quello non se ne andava
abbastanza in fretta, gli afferr il bavero e lo trascin dal lato
opposto della strada, gridando. Konrad Simonsen si avvicin.
Il custode lasci cadere l'uomo sui gradini di un ingresso.
Lo smilzo cadde malamente, forse stordito dall'alcol.
Che cosa sta succedendo qui? Non pu lasciarlo in strada,
con questo clima.
Il custode si gonfi tutto. Cercava rogne? In tutta tranquillit,
Konrad Simonsen gli mostr il distintivo, ma vide
che a quello prudevano ugualmente le mani. Una miccia corta,
a quanto pareva.
Ci provi, e per i prossimi tre mesi l'affitto glielo paga lo
stato. Dopo che l'avr ribaltata a terra.
L'uomo si trattenne e ringhi: Ero sceso nello scantinato,
perch si era spenta un'altra volta, quella baracca di caldaia.
E l'ho trovato l disteso. Entrano da tutte le parti, 'sti
barboni di merda. E non mi va di farlo dormire su da me. Se
crepa in casa mia, finisco nei casini. Mi  gi successo un
paio di volte.
Se ne vada, prima che la arresti per aver messo in pericolo
la vita altrui.
Il custode se ne and, e Konrad Simonsen abbass lo
sguardo sul senzatetto. Un reietto, un miserabile, uno di
troppo. Era vestito leggero, cos lui si tolse il giaccone e glielo mise addosso. Poi chiam una pattuglia.
Conosceva benissimo le statistiche, sempre pi persone
finivano in mezzo a una strada perch non potevano pi pagare
l'affitto. Il numero era quasi raddoppiato negli ultimi
cinque anni. E adesso la crisi economica dava ulteriore impulso
all'emarginazione. Sospir e arretr di un passo: l'uomo
puzzava.
Fu allora, in una manciata di preziosi secondi, che tutto
quadr.
Cui prodest? Cos gli aveva detto lei, ecco perch non riusciva
a togliersela dalla testa. Non perch la stesse assimilando
alle altre donne, ma proprio per questa precisa ragione.
Cui prodest? Il pi antico principio cardine della ricerca investigativa.
Grazie, cara Pauline, grazie!
L'auto di pattuglia arriv abbastanza in fretta. Konrad
Simonsen chiese agli agenti di dargli subito un passaggio fino
alla Questura. Una sciocchezza, perch gli sarebbe bastato
un quarto d'ora per tornare a casa a piedi e prendere
la macchina, ma era una faccenda troppo esaltante per poter
essere rinviata di quindici minuti. I colleghi abbassarono
i finestrini dell'auto e spinsero sul sedile posteriore il vagabondo
addormentato.
Uno dei due chiese: Il giaccone  suo?.
Konrad Simonsen annu.
Nel bagagliaio abbiamo una borsa di plastica, la prenda
pure.
Un bel pensiero da parte dell'agente, cos avrebbe potuto
portare il giaccone in lavanderia, ma ormai lo usava da pi di
un anno. No, grazie, lo lascio a lui.
In Questura, and a passo svelto fino al suo ufficio, si
chiuse dentro, accese la luce, trov in fretta il raccoglitore
giusto e dopo aver scartabellato un po' ripesc il documento
che gli interessava tanto. Lesse le poche righe che stava cercando
e fece un ampio sorriso.
Cui prodest?
L'indomani, si present in ufficio in tarda mattinata. Raccolse
tutti i dossier sul caso del postino e li dispose sul davanzale
della finestra. Diciannove faldoni, che potevano anche
restare dov'erano. Qualunque cosa trovasse o facesse la
Sezione Omicidi, la carta era sempre un risultato sicuro. Poi,
raggiante, cominci a camminare in cerchio, a passi lenti e
spensierati, guardando prima il pavimento e poi il soffitto.
Pauline Berg lo raggiunse un'ora dopo. In quel momento,
lui era seduto alla scrivania con una graffettatrice, intento
a sparare punti metallici contro una tazza di caff posata sul
pavimento. La stanza era disseminata di graffette.
Lei gli lanci un'occhiata perplessa. Cosa sta facendo?
Lavoro. Spar e colp il fianco della tazza. Tutto sta
nel trovare la giusta angolazione e premere lentamente, in
modo da non sapere quando partir il colpo. Quest'ultimo 
un vecchio trucchetto, mentre la prima  un'ovviet. Per
mancano ancora due cose, sapresti indovinare quali sono?
Spar di nuovo e la graffetta and dritta nella tazza. Ventisei
centri su centosedici, quindi in fin dei conti c' qualcosa
che faccio nel modo giusto. Allora, che mi dici?
Che ad Arne farebbe un gran piacere se lei lo aiutasse
con un rapporto.
Un rapporto? Oh oh, sembra importante. Ma com'
che non me lo chiede di persona?
Be', perch ci sta lavorando, appunto.
Ma come vedi sono occupato anch'io. Spar di nuovo,
e anche stavolta fece centro. La perseveranza e la fortuna.
Ecco le ultime due cose: perseveranza e fortuna.
Allora, viene o no?
Vengo, vengo. Senti, potresti andare in magazzino a
prendermi un paio di scatole di munizioni, mentre io e Arne
rifiniamo il suo importantissimo rapporto?
Parla sul serio?
No, per magari potresti trovarmi l'indirizzo di quella
tua amica nervosetta che ha rubato - o meglio, non ha rubato
- il cellulare di Jorgen Kramer Nielsen. Mi farebbe un
gran piacere rintracciarla.
L'indirizzo di casa?
Non oso chiederti tanto, no, mi basta quello di posta
elettronica.
Perch non le telefona?
Con lei  meglio la mail, cos le lascio tutto il tempo di
meditare su come rispondere, senza innervosirsi all'idea che
io possa arrestarla per via del cellulare. Pos l'arma e segu
Pauline Berg. Anche lei sembrava di buon umore, uno dei
periodi buoni, come l'avrebbe senz'altro definito lei. Cos, in
corridoio, le chiese: Ti andrebbe di pulirmi il pavimento?.
Se lo sogna.
E di correre a zigzag, pi tardi? La tazza non  un bersaglio
abbastanza divertente.
Ah, allora  tutto un altro paio di maniche.
Trov Arne Pedersen davanti al computer a far niente,
con lo sguardo perso. Konrad Simonsen gli diede una pacca
sulla spalla: Su con la vita, amico, adesso ti aiuto io. Santo
cielo, un semplice rapporto, due uomini adulti saranno pure
capaci di finirlo in fretta.
Arne Pedersen torn con i piedi per terra. Non ho mai
avuto per le mani un caso che richiedesse tanto lavoro supplementare
come quella sparatoria a scuola. I fatti concreti
sono stati messi in luce abbastanza in fretta, ma questo 
come minimo il quinto rapporto che scrivo, su come si pu
fare per impedire che si ripeta. Purtroppo, la realt  che si
pu fare ben poco, ma non posso mica scriverlo! 
Konrad Simonsen concordava. Prevenire le sparatorie
nelle scuole non era certo compito della Sezione Omicidi.
Arne Pedersen, abbattuto, prosegu: Non  tanto per il
rapporto in s, anche se sono in fase di stallo, e sono contentissimo
che tu sia venuto ad aiutarmi. No,  che stavo pensando
una cosa.
Sputa il rospo, amico mio. Ho tutto il tempo del mondo.
Quando sono andato nell'aula della scuola di Marmorgade,
dopo che hanno portato via i tre cadaveri, c'erano tutte
quelle piccolissime schegge di vetro, per via dello sparo
contro la finestra. Scricchiolavano sotto le scarpe, mentre
camminavo.
Certo, m'immagino. Schegge di vetro che scricchiolavano
sotto le scarpe, mentre camminavi. 
Sono rimasto l per un bel po', a pensare a quanto possano
essere violenti il bullismo e l'emarginazione fra bambini
e ragazzi. Sono cose che lasciano il segno su chi le subisce, e
in seguito portano a situazioni catastrofiche. Lo sapevo benissimo,
in fondo, che Robert Steen Hertz era stato escluso
dai rapporti sociali, grasso com'era. E anche nel caso di
Esbjerg... insomma, se i compagni di classe si fossero dimostrati
almeno un po' accoglienti, nei confronti di quei Cuori,
la ragazza inglese non sarebbe mai stata uccisa.
Konrad Simonsen era d'accordo. Era senz'altro un accostamento
azzeccato, istruttivo, degno di nota.
Arne Pedersen gli lanci un'occhiata dubbiosa, ma non
colse l'ironia. Nondimeno, abbandon l'argomento e cominci
a spiegare il suo rapporto.
Quel giorno, il buonumore accompagn Konrad Simonsen
fino a casa, dove lui istru anche sua figlia e la Contessa
sulla perseveranza e sulla fortuna. Una lezione approfondita
e molto istruttiva, a suo avviso.
Magari avessi ereditato un po' della tua genialit, pap.
Ma cos' che hai scoperto sul caso del postino? Hai trovato
qualcosa, no?
La Contessa disse che doveva per forza avere scoperto
qualcosa: dopo tre giorni con la luna per traverso, ora tutt'a
un tratto sprizzava gioia da tutti i pori. Poi si rivolse a Konrad
Simonsen. Dimmi un po', dove sei sparito oggi? L'ultima
persona che ti ha visto al QG  Pauline, che ti ha trovato impegnato
a giocare, euforico come adesso.
Ho passato quasi tutta la giornata da Kurt Melsing, alla
Scientifica di Vaniose, e far la stessa cosa anche domani. E
proprio gratificante, sono talmente bravi che basterebbe la
met. Pensa, hanno una macchina nella quale puoi infilare
qualsiasi sostanza e, gira gira gira, voil, ti dice di che cosa 
composta. Si chiama gascroma... gascromaqualcosa. Insomma,
tu ci metti dentro - per esempio - una gomma per cancellare,
e quello ti sputa fuori tutta una serie di curve difficilissime,
per non ci si deve spaventare, perch hanno nomi
normalissimi, pieni di numeri, tipo idrossido-l,2-sido-3-fenolo,
roba del genere. Li si inserisce in un computer e... magia!
Ti dice che  una gomma. E costa meno di un milione.
Va bene, ho capito, non vuoi sputare il rospo. Almeno
avvisaci quando potrai dirci qualcosa di pi.
S, pap, sono curiosissima anch'io.
Pazienza, mie signore, con la pazienza si ottiene tutto.
Anzi, come si dice da queste parti, chi attende abbastanza a
lungo diventa re di Svezia. Lo so che siete in due, ma la Svezia
 grande, e anche bella. Ce n' abbastanza per entrambe. A
una il nord, all'altra il sud, e poi ogni tanto potete scambiarvi
i regni.
Anna Mia gett la spugna. Tu puoi diventare re di
Cosa ti ascolto a fare, e io posso trovarmi un altro padre. Andiamo
via, Nathalie, lui non ci merita.
In Questura si sparse in fretta la voce secondo cui Konrad
Simonsen aveva risolto il caso del postino. Tutti l'avevano
saputo da uno, che l'aveva saputo da un altro, il quale a sua
volta l'aveva saputo da una fonte affidabile al cento per cento.
Pochi mesi prima nemmeno un'anima s'interessava alla
morte di Jorgen Kramer Nielsen, adesso si era all'estremo
opposto. La Contessa non riusciva nemmeno a lavorare: c'era
sempre qualcuno che le piombava in ufficio, con scuse che
erano una pi stupida dell'altra, e gi che sono qui... volevano
tutti sentire le ultime novit sul caso di Hvidovre. Fiss
alla porta un biglietto con il quale spiegava una volta per tutte
che lei non sapeva niente. Alla fine, non avendo ottenuto
l'effetto sperato, se ne and a casa. Perfino il questore fece
una capatina nell'ufficio di Konrad Simonsen. Sosteneva di
essere passata solo per vedere come stava, ma in sostanza anche
lei concorreva a quel famoso trono di Svezia, una terra
che stava diventando piuttosto frammentata. Mi promette
che sar la prima a essere informata, quando avr concluso?
Sul mio onore.
Cio, non  che voglia... Di norma non occorre che io
venga a sapere queste cose all'istante, ma al QG non si parla
d'altro e... be', conosce l'ambiente.
Come le mie tasche, rispose Konrad Simonsen, senza
sapere a che cosa si riferisse la donna.
La sera stessa convoc una riunione per le otto della mattina
seguente. Si rendeva conto di averla fissata un po' presto
e con un preavviso troppo breve, ma forse le due cose si annullavano
a vicenda. Ci furono tutti, per giunta puntualissimi.
Lui invece arriv con un paio di minuti di ritardo, con un
gran vassoio di paste danesi e un sacchetto di carote pelate.
Si ferm al centro della sala, nella postura di un predicatore
revivalista. Gentilissimo, da parte vostra, essere venuti tutti
quanti. Come forse sapete, dopo l'attacco di cuore ho dovuto
riorganizzare radicalmente la mia vita, ecco perch, fra le
altre cose, ogni giorno faccio un giro di corsa. In realt la
prima volta ho camminato, pi che altro... Ci mise dieci
minuti per arrivare a raccontare la grande vittoria: il giorno
prima aveva finalmente corso per tutta la tratta! Dopodich
offr le paste e le carote biologiche.
Occorse del tempo, prima che si riprendessero. Klavs Arnold
era dubbioso: Tutto qui? Non hai altro da dirci?.
Be', non  che io stia festeggiando un compleanno importante,
ecco perch il buffet  un po' modesto, per se ti aspettavi
qualcosa di pi ho con me un pacchetto di uva passa.
Per evitare ulteriori prese in giro, se ne andarono. Uscendo,
incontrarono il questore. La donna era arrabbiatissima.
Arne Pedersen la ferm per darle spiegazioni, mentre
Konrad Simonsen le offr una carota.
L'indomani si fece sul serio. Erano tutti nuovamente riuniti,
con la certezza che la sbruffonata del giorno prima non
si sarebbe ripetuta, se non altro perch l'atteggiamento del
loro superiore era gi pi compassato. Cominci distribuendo
copie di un rapporto piuttosto voluminoso. Bastava
un'occhiata sbrigativa per capire che non si trattava di materiale
facilmente accessibile.
La Contessa aggrott le sopracciglia. Cos' 'sta roba, Simon?
Una tesi di laurea in fisica? Non ho mai visto niente
del genere. Chi le capisce, queste cose?
Lui la ignor ed esord in tono formale. Prima di tutto
vorrei ringraziarvi per il vostro impegno in questa indagine.
Tutti voi avete lavorato duro e nel modo giusto, e io vi ho
spesso ostacolati, pi che aiutarvi, cosa della quale mi rammarico
e vi chiedo scusa. E adesso veniamo al rapporto. Certo,
ha un linguaggio codificato, ma questa volta era importantissimo
che Melsing esponesse le sue conclusioni nel modo
pi preciso possibile, anche a costo di rendere un po'
difficile la lettura.
Pauline Berg era dubbiosa. Un po' difficile?  scritto in
ostrogoto!
Ma no,  solo matematica e meccanica, pi anatomia e
fisiologia. Newton e Ippocrate, per cos dire. Ma forse dovremmo
partire dalla conclusione stessa, che in fin dei conti
 la cosa pi importante. Konrad Simonsen sfogli e lesse
ad alta voce: Se ne evince che, ammettendo l'esattezza delle
premesse prese in considerazione nei calcoli e delle misurazioni
con le quali esse sono state confrontate, la posizione del cadavere
alla base della scala  con ogni probabilit da imputarsi
a un comune incidente.
La Contessa era perplessa. Sarebbe a dire che Jorgen
Kramer Nielsen, alla fin fine,  inciampato?
 inciampato mentre scendeva la scala e si  spezzato
l'osso del collo. Non c' dubbio.
Arne Pedersen esclam: Che pezzo di cretino!.
Oh, insomma, non  mica colpa sua se non  stato ucciso.
No, non dico lui, parlo di Hans Ulrik Gormsen e di
quella scema di sua suocera.
Ah, ecco. Per tieni presente che tutta questa inchiesta
ha portato a parecchi risultati positivi, quindi non  stato lavoro
sprecato. Ma forse dovrei dare ugualmente una scorsa
al rapporto, tanto per farvi un'idea generale. Dicevamo: l'ha
redatto Melsing, che l'ha suddiviso in undici fasi, ognuna
delle quali  completa di schemi e note esplicative, relative
all'apparato di equazioni che si usa per calcolare le forze interessate.
Le frecce blu sono i vettori velocit delle parti del
corpo parzialmente separate, cio semplice geometria spaziale,
con il tempo come ascissa. Poi c' l'allegato 6, che contiene
un approfondimento su alcune parti del corpo di Jorgen
Kramer Nielsen.
Arne Pedersen si diede per vinto e chiuse il fascicolo.
Klavs Arnold ritent invano di capirci qualcosa. Cosa sono
tutti quei numeri sopra il... com' che l'hai chiamato, apparato
di equazioni? Cio, quelli nelle lunghe parentesi graffe.
Ottima osservazione, Klavs. Quelli sono di primaria importanza.
Sono una sintesi dei valori parametrici stimati o
misurati analiticamente. Negli allegati dal 4 all'11 puoi
vedere quali parametri sono legati a quali valori in quale momento.
Per farti un esempio, il coefficiente di attrito cinetico fra
il defunto e la moquette si stima a 1,2, con un margine di
errore dello 0,8%. A 18 gradi Celsius, s'intende.
La Contessa era scettica. Mi scuserai, ma non ti sembra
un insabbiamento?
Lo . La conclusione  corretta, partendo da queste premesse,
ma Melsing ha voluto anche... proteggere uno studente
che gli ha fatto da assistente, e che purtroppo ha sbagliato
nell'uso del programma sul quale si basa tutto quanto.
Melsing stesso ha poi seguito un corso su come utilizzare
quell'applicazione, e ha imparato a sfruttarla secondo la cosiddetta
retroingegneria. Lo studente ha tentato diverse premesse
per conseguire un determinato risultato, cos Melsing
ha inserito quel risultato nel computer chiedendo al programma
di calcolare i punti di partenza rilevanti. Sembra un
tecnicismo, ma in effetti  stato decisivo. Se ha preferito
esporre i suoi risultati in un linguaggio, diciamo cos, matematico-fisico,
 anche per indirizzare eventuali revisori che
volessero avanzare critiche. In fin dei conti, la prima ipotesi
dello studente ci  costata parecchie risorse.
I lineamenti della Contessa si distesero in un sorriso affettuoso.
Non so se spetti a me dirlo, ma lo dico lo stesso:
congratulazioni, Simon. Alla fine sei riuscito a risolvere tutti
e due i casi.
Tutti diedero un cenno di assenso: una soluzione era pur
sempre una soluzione, in qualunque modo fosse formulata.
Konrad Simonsen guard l'orologio. Grazie, per c'
ancora un dettaglio che non va tralasciato. Qualche giorno
fa, ero qui a fare il pagliaccio davanti a voi. Be', spero che vi
siate goduti lo spettacolo, ma il gioco  bello quando dura
poco. Continuavo a tuonare: Il Club dei Cuori Solitari, il
Club dei Cuori Solitari, il Club dei Cuori Solitari, ma avevate
ragione voi, mi ero sbagliato. Non c'era nessun legame
evidente, mi rammarico della mia testardaggine, e... be', vorrei
ringraziarvi ancora una volta.
Pauline Berg, come se non avesse ancora digerito la notizia,
chiese: Quindi abbiamo finito qui?.
Non proprio, per si pu dire che ci siamo quasi. Ho
promesso di informare il capo fra poco. In realt doveva essere
la prima a saperlo, e invece l'ho detto prima a voi, quindi
acqua in bocca finch non torno. Se lei accetta il rapporto,
allora si, abbiamo finito.
La Contessa non aveva dubbi: Lo accetter di sicuro.
Che ne pensi, Arne? Tu sei quello che la conosce meglio.
Senz'altro. Non c' il minimo dubbio. Che altro potrebbe
fare?

CAPITOLO 13.

Era venerd 21 novembre, una giornata senza vento e di
un grigio uniforme. A Copenaghen c'era stata una nottata
violenta: nel rapporto giornaliero figuravano una sparatoria
fra una gang di motociclisti e una banda di immigrati a
Norrebro, con tre feriti, uno dei quali grave, pi un accoltellamento
in una discoteca di Amager. E le cose peggiorarono:
nel corso della mattinata venne uccisa una giovane economista,
consulente finanziaria presso una delle banche pi importanti,
mentre usciva di casa per andare al lavoro. L'assassino
era un quarantaquattrenne psicopatico, a carico della
previdenza sociale, che la sera precedente era stato dimesso
da una clinica psichiatrica con una manciata di pillole e una
ricetta medica. Non tanto perch non gli servisse aiuto - anzi!
- quanto perch non c'erano abbastanza posti letto. Una
penuria cronica che durava da quasi quindici anni. Era stato
un delitto del tutto casuale, senza alcun movente, e per giunta
molto violento: la vittima era stata uccisa a calci. Oltretutto,
la donna era incinta. Ma la cosa pi preoccupante era che
il delitto si fosse consumato in Hambros All, a Hellerup. Di
norma, questi spiacevoli eventi si verificavano nei quartieri
bassi, in caseggiati ben distanti dal centro, o in localit di
provincia isolate. Era raro che accadessero in quartieri i cui
abitanti potevano permettersi di farsi curare privatamente,
tanto per le malattie mentali quanto per quelle fisiche. E non
era mai accaduto nel comune di Gentofte, dove nel raggio di
poche centinaia di metri abitavano diversi parlamentari, tre
presentatori e due caporedattori. Era inquietante, e l'omicidio
acquist subito rilievo presso i media. Un ministro si present
a un programma televisivo, il suo turbamento non era
per nulla artificioso: in quel quartiere abitava anche sua figlia.
Konrad Simonsen usc dal televideo, dopo aver letto le
notizie del mattino, come d'abitudine. Poi guard mezzo minuto
dell'intervista al ministro e chiese a Pauline Berg, seduta
all'altra estremit del divano: Ti dispiace se spengo?.
Per niente. Preferisco non ascoltare la gente che parla in
politichese, rispose lei. Poi, a televisore spento, riprese la
parola: Mi hanno detto che lei e la Contessa vi siete presi un
po' di ferie. Andate da qualche parte?.
Forse, non lo so ancora.
Be', in ogni caso buone vacanze. Che programmi ha per
oggi?
Fra un'ora io e Melsing andiamo dal questore per dare
un resoconto personalizzato del caso del postino a Hans Ulrik
Gormsen e a sua suocera. Sai, quella dell'assemblea parlamentare.
Vuoi venire anche tu?
Pauline Berg chiese senza interesse: C' bisogno di me?.
In realt no, per non voglio estrometterti. In fin dei
conti, a parte me, sei l'unica ad aver seguito l'indagine da
capo a fine.
Parlerete di quel rapporto in ostrogoto?
 naturale, ma non occorre che tu decida subito. Se ti
va, vieni e basta.
Ma a lei non andava affatto.
La presentazione and secondo programma: nessuno dei
presenti cap nulla. Kurt Melsing distribu alcune fotocopie
e parl dell'applicazione HOMS, del complesso di equazioni
con parametri fisiologici e fisici, dei livelli di significativit,
per giungere alla conclusione ben comprovata dalla statistica:
la morte di Jorgen Kramer Nielsen era dovuta a una normale
caduta dalla scala davanti alla porta di casa sua. Se le
uniche tre persone che costituivano il pubblico non corsero
via strillando, fu soltanto per comune cortesia borghese.
Konrad Simonsen era la gentilezza fatta persona: Di
primo acchito pu risultare un po' ostico. Volete che ripetiamo
daccapo? chiese. Poi, al loro rifiuto, si rivolse a Hans
Ulrik Gormsen. Forse lei preferisce una spiegazione pi
terra terra?
La politica la trov una splendida idea. Lanci un'occhiata
speranzosa all'ex agente che aveva dato il via a tutta
quell'indagine.
Lui sfogli freneticamente le sue carte, arross un poco e
spieg: In sostanza,  assodato che quell'uomo  caduto
dalla scala. Lo dimostrano le cifre, senza il minimo dubbio.
Provato scientificamente.
La suocera era raggiante: suo genero era un ottimo comunicatore.
Konrad Simonsen raccolse le fotocopie.
Il sabato, Konrad Simonsen lasci l'appartamento di Valby. Aveva temuto quel giorno, ma alla tristezza del trasloco
subentr la soddisfazione per il fatto che Anna Mia fosse
cos entusiasta della sua nuova casa. Il trasporto dei mobili
si svolse in fretta, la Contessa si era rivolta a una ditta che in un
batter d'occhio svuot l'appartamento e immagazzin tutto
in bell'ordine nella vecchia galleria.
La domenica mattina fece una capatina in Questura e
pass circa un'ora a fare piazza pulita del materiale d'indagine,
in modo da trovare tutto in ordine al suo ritorno dalle
ferie. Concluse un paio di rapporti che aveva rimandato e si
assicur che il caso venisse archiviato a dovere, dopodich
usc insieme a Klavs Arnold, che si stava installando nel suo
ufficio.
Konrad Simonsen, che gli aveva promesso un passaggio
fino a Farum, disse: Prima facciamo un salto a Valby, devo
portare qualche chiave a mia figlia.
Klavs Arnold, accett, per lui non faceva differenza, tanto
pi che non aveva idea di dove fosse Farum, n Valby.
Anche lui sal all'appartamento, aveva voglia di conoscere
la figlia del suo superiore. Konrad Simonsen gli fece strada
lungo la scala e trov la porta d'ingresso aperta. All'interno
si sentiva il battere di un martello. Entrarono e seguirono
il rumore fino alla cucina.
Met dei pensili erano stati smantellati e affastellati sul
pavimento. Da un armadietto spuntavano due gambe in blue
jeans e scarpe da ginnastica, e non erano quelle di Anna Mia.
Dall'interno del mobile, una voce disse: Tesoro, mi passi il
levachiodi? E sul davanzale della finestra.
Konrad Simonsen pos una chiave a pappagallo nella
mano tesa dietro la schiena dell'uomo.
Grazie, ma non  l'attrezzo giusto. Quello che mi serve
 azzurro e ha la forma di... be', di un levachiodi.
Konrad Simonsen era gi pronto a passargli un cacciavite,
ma non ne ebbe il tempo: l'uomo decise di fare da s e
usc dal mobile. I due si ritrovarono faccia a faccia.
Klavs Arnold si guard intorno. Spero che lei sappia
che cosa sta facendo.
L'uomo aveva circa venticinque anni, era alto, con capelli
castani scuri di lunghezza media e occhi azzurri, e portava
una camicia da boscaiolo. Si present come Oliver.
Konrad Simonsen, con aria di distacco, gli tese una mano.
Oliver gliela strinse con energia e imbarazzo. Anna Mia
dev'essere scesa a prendere una bibita, torna subito.
Tesoro? disse Konrad Simonsen.
L'uomo parl un po' di s. Faceva il falegname, cosa che
rispondeva in modo soddisfacente alla domanda di Klavs
Arnold. Aveva conosciuto Anna Mia cio, scusi, sua figlia
l'estate precedente, e abitava a Rodovre. Insieme a un amico
aveva una piccola ditta di falegnameria. Parl tanto, e in modo
un po' frenetico, ma Konrad Simonsen decise che gli stava
simpatico. Gli porse le chiavi e scavalc con prudenza il
mucchio di pensili smontati, pronto ad andarsene, ma sulla
soglia si volt e disse: Ah, ancora una cosa: se lei non tratta
mia figlia come si deve, vengo a prenderla con tutte le forze
di polizia della nazione. Ma lo sapr gi, giusto?.
Oliver sorrise e annu.
Klavs Arnold, nel suo accentaccio dello Jutland, aggiunse:
E non avr scampo, giovanotto. Buon lavoro.
Konrad Simonsen stava ripulendo l'aiuola delle piante
perenni. Una domenica pomeriggio fra steli morti con chiome
sfiorite, lui in ginocchio sulla terra umida davanti alla
Contessa, che come ogni weekend toglieva le foglie morte
dal giardino. Nel momento stesso in cui si era messo in posizione
gli era passato di mente il discorso preparato con
cos tanta cura, quindi si limit a chiederle un po' alla buona
se volesse sposarlo, ed ebbe l'impressione che il tempo
si fosse fermato nel mezzo secondo che lei impieg a dirgli
di s.
Credevo che non me l'avresti pi chiesto, Simon, per
meglio tardi che mai. Vieni, andiamo dentro a cercare qualcosa
con cui brindare.
Ehm, avrei anche un regalo.
Su due sedie, rivolte verso la luce in modo da farle risaltare
meglio, aveva appoggiato due copie delle incisioni rupestri
dell'estremo Nord. Kaare, l'amante sordo di Helena Brage
Hansen, gli aveva insegnato a strofinare le radici di una
certa variet di muschio contro un foglio bianco, in modo da
ottenere un ricalco dell'incisione in una bella tinta terrea,
bruno-rossiccia. Ora lui le aveva fatte incorniciare.
La Contessa era tutta contenta. Che cosa rappresentano?
Lo sai?
Persone che festeggiano il ritorno del sole, almeno secondo
Kaare.
Quella sera, mentre erano seduti sul divano a guardare la
televisione, tutt'a un tratto lui disse in tono sereno: Gioved
vado a Liverpool. Voglio essere presente al funerale di Lucy
Davison. Sar alle undici, alla chiesa di Walton. L'ho cercata
su una mappa, se prendo il volo del mattino ho tutto il tempo
di arrivare e tornare a casa entro sera.
Lei non gli rispose, e per un istante Konrad Simonsen
pens che se la fosse presa perch lui partiva da solo. Ma non
sarebbe stato da lei. Poi la Contessa, quasi fra s e s, gli diede
una risposta criptica: Mi hai fatto un gran bel regalo di
fidanzamento, forse posso ricambiare, anche se i posti saranno
esauriti da un bel pezzo... aspettami qui, Konrad... torno
subito.
Il subito dur quasi un'ora e mezza.
La Contessa lo trov che dormicchiava, e dovette svegliarlo.
Tutto a posto. Andiamo in viaggio di fidanzamento,
la tua partenza  anticipata di un giorno.
Lui sbadigli e agit la testa. Il televisore era ancora acceso,
lui lo spense. Cos' successo?
Mercoled sera andiamo a vedere la partita.
A Liverpool?
S. Puoi anche cominciare a rallegrarti.
Ma a me il calcio non piace.
Questo ti piacer, perch  molto, molto meglio del calcio.
Garantisco io.
Eppure era tutt'altro che un idillio. In mezzo ai dolci discorsi
sulle nozze, alle piccole carezze che si erano fatte pi
frequenti con il fidanzamento, alla loro comune fiducia in un
futuro radioso, c'era una fonte d'inquietudine che non accennava
a esaurirsi. La Contessa gli fece qualche domanda
sul caso del postino, piccoli punti in cui i conti non tornavano,
buchetti che lui tappava, per poi accorgersi che ogni
questione risolta ne generava altre due da qualche altra parte.
Konrad Simonsen aveva l'impressione che lei lo stesse
interrogando, e in un certo senso era cos, per giunta in un
tono sempre pi ironico, dal quale si capiva che le sue spiegazioni
non la convincevano pi. Alla fine non ci fu altro da
fare che confessare: D'accordo, io e Melsing non abbiamo
scoperto tutta quanta la verit.
La Contessa gli diede una risposta beffarda: Ma non mi
dire! Non l'avrei mai immaginato.
Un giorno ti racconter tutta la storia.
Quando?
Pazienza, pazienza. Chi attende abbastanza...
Lei lo interruppe, irritata. E piantala con queste scemenze,
Konrad.
Konrad Simonsen non era il tipo da impressionarsi facilmente,
ma Anfield lo lasci senza fiato. Rimase affascinato
gi al primo sguardo: conquistato dai canti che non capiva,
dall'euforica fierezza dello stadio, una personalit senza modestia
ma senza nemmeno arroganza, men che meno aggressivit.
Allora, ti piace?
 splendido, davvero.
La Contessa fece un ampio gesto verso gli spettatori, come
se fossero stati l per vedere lei. This is Anfield.
Come mai dici cos?
Mah, niente,  solo che ci tenevo tanto a portarti qui. Lo
sapevo che ti sarebbe piaciuto.
 sconvolgente. Ma non smettono mai di cantare?
Quasi. Sono bravini con la musica, da queste parti. Una
volta avevano anche una band che era diventata piuttosto
famosa.
Konrad Simonsen non colse l'allusione.
La Contessa indic una delle curve. Quella tribuna si
chiama Kop. E l che si decide che cosa cantare e in quale
momento.
E il nostro settore come si chiama?
Non ha nome, credo. Anzi, s,  il Paddock, per non 
famoso.
Da quand' che sai tutte queste cose?
In che senso? Non sono mica segrete.
No... no, certo, che domanda stupida. E solo che vorrei
esserci venuto prima. 
Lo credo bene. Mio padre diceva sempre: Devi visitare
le piramidi, fare l'amore sotto la luna piena e vedere il Liverpool
che gioca ad Anfield; soltanto allora avrai vissuto. D'un
tratto, la Contessa si mise a urlare insieme alla folla.
Konrad Simonsen guard in su, in gi, tutt'intorno: una
marea di sciarpe rosse e bianche sollevate con calore sopra
decine di migliaia di teste, un oceano di gioia. La partita gli
interessava gi meno. Certo che vedere queste cose dal vero
fa tutto un altro effetto. Hanno segnato?
No, non ancora. Credimi, quando facciamo gol si capisce
benissimo.
Lui annu e rialz lo sguardo. Poco dopo, in tono canzonatorio,
chiese: Insomma, hai poi visto le piramidi e fatto
l'amore sotto la luna?.
No. In compenso  la nona volta che vengo ad Anfield.
Il funerale di Lucy Davison non risvegli emozioni profonde
in Konrad Simonsen. Le aveva detto addio all'aeroporto
di Kastrup e non se la sentiva di sobbarcarsi un secondo
commiato. Non si commosse nemmeno quando la ragazza,
fra preghiere e benedizioni, venne portata alla tomba e
seppellita per la seconda volta. Fu una bella cerimonia, con
molte persone presenti, ma lui si tenne in disparte, seduto in
fondo alla chiesa, in modo da essere fra i primi ad andarsene
al termine dei riti. Nessuno lo riconobbe n s'incurios per la
sua presenza. In seguito, si piazz ad aspettare all'angolo di
strada opposto alla chiesa, e per la prima volta dopo molto
tempo gli venne voglia di fumare. Non dovette attendere a
lungo: l'uomo attravers la strada e a passi frettolosi si avvicin
a lui.
Konrad Simonsen sorrise: E cos ci si rivede.
Il prete si gir a guardarlo e il suo volto amichevole si
distese in un sorriso, come se avesse incontrato un vecchio
amico. Ma che bella sorpresa. S, rieccoci.
Un incontro fra persone,  cos che lo definiva lei?
S, un incontro fra persone.
Ha tempo per parlare? Ho un sacco di cose da raccontarle,
e anche da chiederle.
Ho tutto il tempo del mondo. Cerchiamo un pub?
Perch non facciamo una passeggiata, invece? E una cos
bella giornata.
Ha in mente qualche posto in particolare?
Ma Konrad Simonsen non conosceva la citt, cos decisero
di camminare senza una meta precisa e per un po' passeggiarono
senza aprire bocca. Poi Konrad Simonsen cominci
a parlare:  da un bel po' di tempo che vorrei raccontarle
una storia. A Valby ci sono quasi riuscito, ma  meglio qui.
L'ascolto.
Non c'entra niente con la nostra... comunanza d'intenti.
Se la verit deve emergere,  una questione privata, e non so
perch ne parlo proprio con lei. E capitato e basta.
L'ascolto lo stesso.
Nel 1972 avevo una ragazza che era finita nei guai. Eravamo
una strana coppia, io poliziotto, lei attivista. Konrad
Simonsen raccont di come Rita, dopo il Massacro di Monaco,
avesse smaniato per tagliare i ponti con il suo ambiente,
o almeno con la parte politica di esso. Non era del tutto esatto,
dato che quel desiderio le era venuto soltanto un anno
dopo, ma era molto pi facile spiegare le cose in questo modo,
tanto pi che non aveva nessuna rilevanza ai fini di ci
che lui intendeva raccontare. Voleva andare negli Stati Uniti
e ricominciare daccapo, ma le mancavano i soldi, e le sue
idee su come procurarseli erano... come dire?... ingenue e
pericolose.
Va spesso cos, quando si  in cerca di soldi facili.
Eccome. Purtroppo... - o per fortuna, non lo so nemmeno
io - le mie idee in proposito non erano n ingenue n
troppo pericolose. Ora, lei era ancora molto giovane, ma all'inizio
degli anni settanta c'erano tantissime lotte operaie. 
Prosegu raccontando di come tutti i gruppi scioperassero
per qualunque cosa, a volte per motivi politici, altre per ottenere
un aumento di stipendio, o anche per solidariet con
altri scioperanti; poi capitava anche che tutte queste istanze
si mescolassero in un unico grande guazzabuglio, finch nessuno
sapeva bene perch si stessero incrociando le braccia,
lo si faceva e basta. Li chiamavano scioperi selvaggi, e certe
volte lo erano davvero, ma di sicuro non illegali, anche se
ogni tanto li si descrive come tali. 
No, il precetto non esisteva nemmeno allora, in Danimarca.
Infatti, grazie al cielo. Ma il fatto  che alcuni di quegli
scioperi erano almeno in parte al di fuori del controllo dei
sindacati ufficiali. Spesso erano guidati da gruppi messi insieme
all'occasione, o dietro iniziativa di un singolo rappresentante,
o dello stato maggiore degli attivisti e via dicendo.
Konrad Simonsen fece alcuni esempi, quelli che gli vennero
in mente al momento. C'era stato un periodo in cui la solidariet
contava pi di ogni altra cosa, e i dimostranti potevano
contare su un cosiddetto uomo dello scatolone che copriva
una parte dello stipendio, ma lo sciopero proseguiva.
Il prete chiese: C'erano dei soldi, nello scatolone?.
Eccome. E parecchi, anche. Ma tutto si svolgeva con
discrezione, altrimenti il donatore, se apparteneva a un altro
sindacato, rischiava di essere multato dal tribunale del lavoro,
e poteva costargli caro. Konrad Simonsen spieg che
tutti, almeno ufficialmente, sapevano soltanto che a uno sconosciuto
pieno di quattrini era saltato in testa di dimostrarsi
generoso. Stranamente, sempre con uno scatolone, mai con
un sacchetto di plastica o uno zaino.
Una specie di non vedo, non sento, non parlo."
Precisamente.
Il prete annu e continu ad ascoltare con interesse.
Konrad Simonsen continu il racconto. Il destinatario di
questi scatoloni doveva essere un rappresentante sindacale
dell'area in cui aveva luogo lo sciopero. Per ovvi motivi, nessuno
teneva i conti e non venivano coinvolte le banche, per
evitare il tracciamento. Ci si fidava l'uno dell'altro, non si
poteva fare altrimenti. Ma il punto  che non occorreva poi
tanta perspicacia per capire chi, a fine mese, si ritrovava un
bel gruzzolo nel cassetto del com. Letteralmente, dico.
Gi, immagino.
Io ho scelto un rappresentante sindacale che abitava da
solo, al quarto piano di una palazzina di Norrebro.
Aveva rubato una bicicletta che aveva trovato slegata davanti
alla Stazione Centrale e pedal lungo la breve via, allontanandosi
da Rita e dalla cabina telefonica. Dopo duecento
metri imbocc un portone e scese di sella. Lasci la bicicletta
in una rastrelliera nel cortile posteriore, ben sapendo che in
quel modo non avrebbe attirato molta attenzione. Si guard
intorno. Il cortile era deserto, alle finestre della palazzina sul
retro non si vedeva alcuna attivit. Con determinazione ma
senza fretta si avvicin alla porta della scala posteriore, la apr
ed entr. Rimase l per un po', come aveva programmato,
credendo che avrebbe avuto bisogno di tempo per abbassare
la frequenza cardiaca, ma con sorpresa si accorse di non essere
per nulla nervoso. Tuttavia si attenne ai piani e cont lentamente
fino a trenta, dopodich sal al quarto piano.
Appoggi l'orecchio alla porta di servizio, prima a un
battente, poi all'altro, e rimase a lungo in ascolto, ma senza
udire nulla. Soltanto allora estrasse dallo zaino l'unico attrezzo
che aveva ritenuto necessario, cio un grimaldello: la
serratura era la stessa di tutte le porte di Copenaghen, senza
la minima sicurezza, e gli occorse meno di un minuto per
scassinarla. Entr in un'angusta cucina, nell'acquaio c'erano
ancora le stoviglie sporche del giorno prima. L'appartamento
era piccolo: oltre alla cucina c'erano soltanto un salotto,
un ingresso e una camera da letto. Assicuratosi di essere solo,
apr la porta principale, infil nella toppa un fiammifero
spezzato e poi la richiuse delicatamente. Ora avrebbe avuto
tutto il tempo di filarsela, se il padrone di casa fosse tornato
all'improvviso con la sua Wartburg Cabriolet e se Rita, per
un motivo o per l'altro, non avesse telefonato. Dopodich
diede inizio a una perlustrazione sistematica, rapida, efficiente,
ma senza danneggiare niente.
Il rappresentante sindacale aveva infilato le mazzette in
nove calze, che poi aveva messo in fondo al secondo cassetto
del com, in camera da letto. Konrad Simonsen ne srotol
una fino a esporre met della lunghezza delle banconote e
constat che erano di grosso taglio, non nuove. Meglio di
cos non poteva andare. Infil tutte le calze nello zaino, richiuse
il cassetto e usc dall'appartamento.
Il prete concluse a bassa voce, senza giudicare: Lei ha
rubato i soldi che lui teneva nel cassetto del com?.
Tutti quanti. Quasi trecentomila corone, una bella sommetta
per quei tempi, circa il decuplo in valuta corrente. E,
come prevedevo, non c' mai stata nessuna denuncia. Le cose
sono state sistemate internamente, ma quel poveretto non se
l' passata bene. Era soprattutto questo a turbarmi, non tanto
il fatto di aver rubato il denaro altrui. In fin dei conti, volendo
essere sinceri, non avevo poi grandi rimorsi per quello che
avevo fatto. Anzi, mi sono subito messo all'opera per trasferire
quei soldi, in modo che la mia ragazza potesse prelevarli negli
Stati Uniti. Non  stato facile, ci ho messo del tempo.
Be', non posso certo dirle che ha agito bene, soprattutto
considerando che fa il poliziotto, ma se ne sar reso conto da
solo.
Eccome. E per giunta ho tenuto quella storia nel dimenticatoio
per molti anni. Solo che adesso mi sono successe
tante cose che hanno, per cos dire, riportato a galla il mio
furto. In primo luogo il caso di Lucy Davison, che  morta in
modo cos insensato... cos contingente... eppure ha lasciato
un segno permanente su tante persone. E come giocarsi la
vita a dadi. Voglio dire, mettiamo il caso che io fossi stato
scoperto, quel giorno nel 1972: la mia esistenza sarebbe stata
del tutto diversa.
Io non credo che le cose siano poi cos insensate come
dice lei. Certo, non saprei trovare una spiegazione a tutto,
anzi. Per, quando lei ha rubato quei soldi, Lucy Davison
era sottoterra da pi di tre anni, e forse lei l'ha passata liscia
proprio perch un giorno l'avrebbe ritrovata, chiss?
 quasi altrettanto spaventoso.
Lei trova? Io penso di no. E non credo nemmeno che
debba rammaricarsi poi tanto, per quello che ha fatto all'epoca.
In fin dei conti, ha vissuto per molti anni senza rubare
pi niente, giusto?
Gi.
Quindi io posso dirle soltanto che ho ascoltato la storia
della sua azione peggiore. Non sta a me assolverla, ma a distanza
di tutti questi anni  una quisquilia.
Un peccato... veniale? Li chiamate cos, vero?
Il prete fece una risata. Ma s, chiamiamolo pure cos.
Konrad Simonsen sorrise. Avevo bisogno di parlarne
con qualcuno. Nemmeno la mia ragazza di allora, Rita, sapeva
bene che cosa stavo facendo, ma negli ultimi mesi ho faticato
a reggere questo peso da solo, ecco perch ho raccontato
tutto a lei.
Mi fa piacere.
Non mi fraintenda, non puntavo a uno scambio di confidenze,
niente del genere.
L'avevo capito.
Proseguirono per un po' senza parlare, preparandosi entrambi
all'atto successivo, perch sapevano che ci sarebbe
stato. D'un tratto passarono davanti allo stadio di Anfield.
Konrad Simonsen indic gli edifici e disse: Ieri sono stato l
dentro, li ho sentiti cantare.
S, stamattina ho visto in televisione che l'armata inglese
ha vinto la guerra.
Non era una guerra, anzi. Non ho mai sperimentato
niente del genere. Non mi riferisco al calcio - no, di quello
non ci capisco niente - ma all'atmosfera. Eravamo l, mentre
tutta quella gente si muoveva come un solo uomo. Sono dovuto
restare l seduto a guardare... a interiorizzare tutto, finch
un sorvegliante non  venuto da me e dalla mia fidanzata
a chiederci di andarcene.
Io ho letto il giornale. Ci vuole meno tempo.
D'impulso, Konrad Simonsen rispose con stizza: Non 
la stessa cosa.
Ma no,  chiaro, per qui hanno tutti la mania del calcio,
e ogni tanto mi piace prenderli in giro. In realt allo
stadio sono andato anch'io, diverse volte.
Vorrei tanto cantare insieme agli altri.
Ci arriver, col tempo.
Lei conosce i canti?
Qualcuno. I pi importanti, almeno. Magari dopo glieli
faccio sentire. Per non  di calcio che lei voleva parlare.
No, infatti. Vuole sapere come ho fatto a scoprire la verit?
Le dir,  una storia un po' buffa.
Addirittura la verit? Mica poco. Mi dica.
Konrad Simonsen ebbe difficolt a decidere da dove cominciare.
Dopo avere avuto quella folgorazione notturna a
Valby, aveva completato il puzzle, ma aveva scoperto i fatti
nell'ordine inverso a quello cronologico. Raccont al prete
della poliziotta che era venuta a prelevare il cellulare di Jorgen
Kramer Nielsen. L'aveva appena contattata e si era fatto
spiegare un dettaglio importante, che avrebbe dovuto lasciarlo
perplesso fin dall'inizio, ma che lui non aveva preso in
considerazione. Lei ha chiuso gli occhi di Jorgen Kramer
Nielsen, quando lo ha trovato, giusto?
S.
Poteva essere un caso, ma noi ci saremmo aspettati che
avesse gli occhi aperti, indipendentemente dal fatto che fosse
stato ucciso o che fosse caduto da solo.
Non ci ho pensato fino a questo momento. Mi  sembrato
un gesto naturale.
Cui prodest? A chi giova? E stata quest'espressione a
mettermi sulla pista giusta, perch la risposta era lampante:
giova a me.
Aveva trovato Lucy Davison, che finalmente era stata riportata
a casa. Un lieto fine, del quale se non altro era soddisfatto.
Ma non era il solo: era contento anche il prete. D'un
tratto, Konrad Simonsen vedeva l'uomo accanto a lui in
tutt'altra prospettiva. Per esempio aveva riesaminato gli interrogatori
del prete e del vescovo, ma stavolta con occhi
nuovi, ed era rimasto impressionato: il prete non aveva mai
mentito, n era venuto meno al segreto confessionale, eppure
era riuscito a far s che la polizia credesse quello che voleva
credere, ovvero che lui fosse stato indotto a rivelare di
aver conosciuto Lucy Davison e che sapesse che era morta.
Konrad Simonsen spieg nel dettaglio e concluse con un
sorriso: D'altronde c'era da aspettarselo, da un uomo che al
seminario ha vinto il certame di retorica per due anni di fila.
Ha fatto proprio un'indagine accurata su di me.
Accuratissima.
Forse avevamo interessi comuni, durante quell'interrogatorio.
Eh, gi. Solo che noialtri non lo sapevamo, mentre lei s.
Conosce la storia di Mefisto, quello dell'Ekstra Bladet'?
Il prete la conosceva benissimo, ma Konrad Simonsen
gliela raccont ugualmente. Erling Olsen, soprannominato
Gufo, era un talentuoso accademico nonch ministro per
gli Alloggi durante l'amministrazione di Anker Jorgensen,
ma in quello stesso periodo scriveva articoli politici sarcastici
e documentatissimi, pubblicati sul tabloid Ekstra Bladet
sotto lo pseudonimo di Mefisto. Nessuno aveva idea di chi
ne fosse l'autore, ma era chiaro che questo Mefisto occupava
un'altissima posizione politica. Si vociferava che il primo ministro,
dopo essere riuscito a restringere la cerchia dei sospettati,
durante una riunione parlamentare avesse chiesto
direttamente a Erling Olsen se Mefisto fosse lui. E il ministro,
indignato, avrebbe risposto che quella era un'idea inammissibile.
E cos non ne avevano pi parlato. Konrad Simonsen prosegu:
Io non ho mai pensato che lei mi avrebbe
mentito, ecco perch le ho creduto, quando ha dichiarato di
non avere spostato il cadavere di Jorgen Kramer Nielsen.
Finch una notte mi sono reso conto che in realt lei non
l'aveva mai detto. Nel suo giardino, le ho chiesto se avesse
spostato il morto o modificato in qualunque modo la sua
postura, e lei mi ha risposto: Perch mai avrei dovuto farlo?
Gi, tanto il suo vicino era morto, quindi non c'era pi niente
che lei potesse fare. Solo che non aveva risposto alla mia
domanda riguardo allo spostamento del cadavere. Mentre io
mi ero convinto del contrario. Sono sicuro che il nostro ex
ministro si congratulerebbe con lei.
Il prete diede una risposta vaga. Quante cose ha scoperto!
Sembra che lei ne sappia molto pi di me.
Konrad Simonsen rise. Non faccia il modesto. Forse  ora
di confrontare le nostre conoscenze. Quando lei  tornato dalle
ferie, sulle scale c'era il cadavere di Jorgen Kramer Nielsen.
Si era spezzato l'osso del collo cadendo dalla scala lunga, quella
a tredici gradini che finisce davanti alla porta di casa sua,
non da quella corta che parte dall'appartamento di lui. Quando
ha visto il suo vicino del piano di sopra morto davanti alla
sua porta, ha visto un'opportunit per ritrovare Lucy Davison
e farla seppellire in terra consacrata, dopo tutto questo tempo.
Quella storia turbava lei tanto quanto Jorgen Kramer Nielsen,
ma ambedue eravate vincolati a un giuramento che non si poteva
infrangere. Cos ha escogitato un altro sistema: l'ha spostato
sull'ammezzato e poi ha chiamato un'ambulanza. Il telefono
gli  scivolato di tasca, ma lei non se n' accorto. Modificando
la posizione del cadavere, sperava che la polizia avrebbe
avuto sospetti e avrebbe fatto indagini sul suo passato, scoprendo
cos il segreto che lui celava da tanto tempo. Ed  andata
esattamente cos, come lei aveva calcolato. C' solo una
cosa che non capisco: come mai non l'ha portato fino davanti
alla sua porta, invece di lasciarlo ai piedi dell'altra rampa?
 un bel sollievo sentire che in fin dei conti non sa proprio
tutto quanto.
Non mi sta rispondendo. In realt  stato molto fortunato.
Se l'inizio della nostra indagine non si fosse complicato
fino a quel punto, la Scientifica avrebbe scoperto la verit nel
giro di un paio di giorni.
Lei si basa molto sulla fortuna e sulla sfortuna.
 la mia visione del mondo. Se preferisce possiamo chiamarla
divina provvidenza, o come altro la vuole denominare.
Divina provvidenza  una bella definizione. Mi sento di
appoggiarla.
E sia. In ogni caso, all'inizio credevamo che l'assenza di
prove fisiche sulla rampa corta fosse causata dal tempo e da
una pulizia efficiente. In seguito abbiamo trovato cellule epidermiche
sulla moquette della rampa lunga, esattamente nel
punto che ci eravamo aspettati, quindi lei  fuori da ogni
sospetto di averlo ammazzato, anche se... be', noi non l'avevamo
mai pensato.
Attraversarono un incrocio. Konrad Simonsen rischi
per l'ennesima volta di essere investito, perch era sceso dal
marciapiede guardando a sinistra proprio nel momento in
cui passava un'automobile. Il prete lo trattenne afferrandogli
una spalla.
Konrad Simonsen impieg un minuto a riprendersi. Poi
disse: C' una cosa che m'incuriosisce. La prima volta che
l'ho interrogata, ho pensato... come dire?... di averla messa
nei guai con il suo vescovo, per quella faccenda della confessione.
Adesso non ne sono pi tanto sicuro.
E non deve. Ero del tutto impreparato e ci sono cascato
in pieno, per lei mi ha teso una trappola ignobile, per quanto
efficace.
Un incontro fra persone.
Il prete sorrise. Gi, un incontro fra persone.
Proseguirono un altro po' in silenzio, restando in prevalenza
su strade secondarie. Lo scenario urbano, tuttavia, era
molto vario: alle piccole case a schiera che qualunque turista
si sarebbe aspettato di vedere in Inghilterra si alternavano
imponenti palazzi ottocenteschi, comuni negozietti senza alcuna
pretesa, poi altissime costruzioni in vetro e acciaio. Il
bello e il brutto convivevano in una sapiente accozzaglia.
Dopo un po' il prete chiese: Quindi adesso che cosa
succeder?.
Niente.
Niente? Troppa grazia.
Aveva ragione: decisamente troppa. Secondo il paragrafo
125 del codice penale, rischiava come minimo un'ammenda
gigantesca, o addirittura due anni di reclusione. Ecco perch
Konrad Simonsen e Kurt Melsing si erano dati tanto da fare.
Io sono contento del fatto che lei lo abbia spostato. Se
poi, agli atti,  caduto dall'una o dall'altra scala, chi se ne
frega. Su questo, io e il mio collega della Scientifica la pensiamo
allo stesso modo. Ha steso un rapporto secondo il quale
la caduta  avvenuta sulla rampa breve, e la cosa buffa  che
le sue analisi sono del tutto corrette.
Mi pare strano.
Konrad Simonsen gli parl dell'avanzatissimo programma
per computer dell'FBI, poi aggiunse: Se le premesse reggono,
se ne deduce che potrebbe benissimo essere inciampato
sulla rampa corta.
Per non reggono?
Una persona molto meticolosa, con le necessarie competenze
matematiche e fisiche, avrebbe forse qualche perplessit
su un dettaglio. Lei  istruito, forse conosce la costante
che viene chiamata g.
Se intende la G maiuscola,  la Costante di Newton;
quella minuscola, invece,  l'accelerazione di gravit, che se
ben ricordo  di 9,81 metri al secondo quadrato.
Bravo, sette pi. Mi riferivo proprio a quest'ultima, e
pensi un po',  una delle decine e decine di parametri che si
possono impostare nel programma. Chiss perch, forse
prevedono di dover fare indagini sulla luna, prima o poi. Insomma,
con un aumento di gravit che non supera il trenta per
cento, la caduta di Jorgen Kramer Nielsen dalla rampa superiore
 del tutto compatibile con il luogo in cui  stato trovato,
e... be', lei conosce il posto meglio di me... non si fa un
po' fatica, a salire quelle scale?
Non ci ho mai fatto caso, per... adesso che me lo dice...
s, ogni tanto si fa fatica. Ma senta, non se l' posta nessuno,
questa domanda?
Finora no, e dubito che succeder. Nessuno si prende
la briga di leggere tutto quello che precede la conclusione, 
un contenuto troppo difficile e noioso. Quindi, in sostanza,
la morte di Jorgen Kramer Nielsen  occultata fra i numeri.
Che combinazione, per tutta la vita adulta ha celato un terribile
segreto e si serviva della matematica per tenere a bada
i suoi demoni, e adesso le vere circostanze della sua morte
sono nascoste proprio nella matematica. Prima che il prete
avesse il tempo di replicare, Konrad Simonsen lev una mano
e prosegu: Lo so che lei  vincolato al segreto confessionale,
non sto cercando di cavarle di bocca la verit,  solo
che pensavo all'ironia del caso. A proposito, sappia che c'
soltanto un'altra persona a cui racconter queste cose, prima
o poi, ma  molto brava a mantenere i segreti. Almeno
quanto lei.
Passarono davanti a una chiesa, e il prete si ferm a guardarla
per un istante. Poi, con una punta di tristezza, disse:
Sono molto appassionato di matematica e fisica, come anche
di retorica, anche se  tutt'altra cosa. Per c' un aspetto che
mi colpisce sempre nelle persone che aderiscono alle scienze
naturali come a un credo religioso, e cio che non dubitano
mai della propria infallibilit. Questo vale in particolar modo
per la logica: se una cosa  logicamente coerente, deve
anche essere vera. E tutte le altre scienze e filosofie devono
inchinarsi. E una specie di hybris: ci che  vero  logico, e
ci che  logico  vero.
Konrad Simonsen non sapeva bene come rispondere, cos
decise di tenere la bocca chiusa.
Il prete gli domand: Devo ammettere che lei  riuscito
a infiocchettare per bene la sua indagine, grazie alla logica,
ma mi dica una cosa: per quanto poco mi conosca, crede
davvero che io sia uno che torna a casa, trova un cadavere e
pensa subito all'opportunit di sfruttarlo per manipolare la
polizia in modo che trovi un altro cadavere? Lo so che la logica
la porta a questa conclusione, ma la sua conoscenza della
natura umana le dice la stessa cosa?.
Konrad Simonsen avanz di parecchi passi, prima di rispondere.
Alla fine disse, incerto: No, per niente. Ma allora
com' andata? Lei lo ha spostato, questo  certo.
S, infatti. Ma non credo che lei possa capire il perch.
Mi metta alla prova.
Stavolta fu il prete a restare un poco in silenzio, prima di
rispondere. Jorgen era steso nell'ombra, sotto la rampa inferiore,
come ha appena detto lei. Gli ho chiuso gli occhi,
mi sono seduto e ho detto una piccola preghiera per lui. Ma
quando stavo per rientrare in casa mia a chiamare un'ambulanza,
ho alzato lo sguardo. E dalle finestre del pianerottolo
entrava la luce pi incredibile che io avessi mai visto.
Gialla, verde, rossa, azzurra, scomposta in tutti i colori
dell'arcobaleno, che attraversava i vetri piombati e scendeva
dritta su noi due. Era come se ci stesse chiamando. Sono
rimasto l a guardare per un bel po', poi l'ho sollevato dall'ombra
e l'ho portato sotto la luce. E quando l'ho posato,
mi sono sentito pervadere da una pace meravigliosa, una
gioia mai provata in vita mia. A quel punto ho capito di aver
fatto la cosa giusta.
Konrad Simonsen accett la spiegazione. Era molto pi
adeguata.
Non c'era altro di cui parlare, tuttavia proseguirono la
passeggiata. Come un vinile che, a musica finita, continua a
frusciare sull'ultimo solco.
Poi Konrad Simonsen disse: Road, Street, place, avenue,
way, drive, non mi basterebbe un mese per raccapezzarmici.
Ha dimenticato park, lane, grove, hey, croft e close. S,
pu essere disorientante.
Ma come fanno a decidere quale di questi nomi dare a
una via?
Non ne ho idea, rispose il prete. Quando imboccarono
Croxteth Lane, disse: Potremmo fare un'altra passeggiata
da queste parti, quando sar pronta la nuova sede di Missing
Children in Rydal Avenue. Cos potr vedere come sono stati
esposti i collage di Lucy. Credo che sar molto bello.
Konrad Simonsen disse di s, ne aveva proprio voglia. Poi
aggiunse: Magari potremmo anche vedere una partita di
calcio. Ho proprio bisogno di rivivere quell'atmosfera.
Capita a chiunque abbia messo piede ad Anfield. E successo
anche a me. Quindi s, mi sembra una splendida idea.
Konrad Simonsen salt di palo in frasca. Mi dica, lei sa
quand' che il sole raggiunge il punto pi alto, nella Norvegia
settentrionale?
Al solstizio d'estate, quando l'inclinazione della Terra 
maggiore. E cos per tutto l'emisfero nord.
Parlarono del viaggio di Konrad Simonsen a Hammerfest,
come a Valby.
Le andrebbe di dire una preghiera per Lucy durante il
solstizio?
Certo, per pu farlo anche lei.
Non ne conosco.
Allora se ne inventi una. Spesso sono le migliori.
Arrivarono a Knowsley Park e continuarono a camminare
lungo i sentieri tortuosi, fra gli alberi neri e seminudi.
Aveva promesso di cantare per me.
Il prete annu. Con un'energica voce tenorile inton:
When you walk through a storm
Hold your head up high
And don't be afraid of the dark
At the end of the storm
Is a golden sky
And the sweet silver song of a lark
Walk on through the wind
Walk on through the rain
Tho' your dreams be tossed and blown
Walk on, walk on
With hope in your heart
And you'll never walk alone
You'll never walk alone.
Alcuni passanti sorrisero, e il prete ripet gli ultimi versi:
Walk on, walk on
With hope in your heart
And you'll never walk alone
You'll never walk alone
Konrad Simonsen si un al canto. Non teneva il ritmo e
aveva una pessima intonazione, ma pazienza: due voci erano meglio di una. Adesso erano un coro.
...
.
...
FINE.